Alta Valle del Tevere e Montefeltro: tutela del paesaggio e dei beni culturali

"Scelte energetiche responsabili", dicono i comitati e le associazioni
Negli ultimi anni la dorsale appenninica è interessata da una crescente proliferazione di progetti di impianti eolici industriali. Un fenomeno che impone una riflessione seria, equilibrata e lungimirante. La transizione energetica è senza dubbio necessaria, ma non può e non deve avvenire a scapito di ciò che rende unico e irripetibile il nostro territorio.
L’Alto Tevere e il Montefeltro, al confine tra Romagna, Toscana e Marche, rappresentano uno dei contesti più ricchi e stratificati dal punto di vista storico, artistico e paesaggistico dell’intero Appennino. Qui, in un equilibrio costruito nei secoli tra uomo e natura, si trovano emergenze culturali di straordinario valore: dai centri storici di Sansepolcro, Casteldelci, Pennabilli, Sant’Agata Feltria fino ai percorsi legati a Piero della Francesca, senza dimenticare la vicinanza a sistemi ambientali di rilievo nazionale come la riserva dell’Alpe della Luna e il Parco del Sasso Simone e Simoncello.
Questi territori non sono semplicemente luoghi da attraversare: sono depositari di memoria, identità e relazioni profonde tra paesaggio naturale e presenza umana. Chiese, borghi, pievi, emergenze archeologiche e paesaggi storici costituiscono un patrimonio diffuso che non può essere considerato marginale nelle scelte di pianificazione energetica.
La presenza capillare di beni culturali e aree protette rende evidente l’incompatibilità tra impianti eolici industriali di grande scala e la tutela del contesto paesaggistico e identitario. L’inserimento di tali infrastrutture comporterebbe una trasformazione radicale e irreversibile di questi luoghi.
Il danno che verrebbe imposto sarebbe enorme: un territorio massacrato e ridotto a periferia industriale, con conseguenze pesantissime per la biodiversità e per l’economia locale, a partire proprio da quelle attività turistiche e culturali che oggi rappresentano una delle principali risorse di sviluppo sostenibile.
Non possiamo non rilevare come il concetto stesso di sostenibilità e di transizione energetica, spesso richiamati per giustificare tali interventi, rischino di svuotarsi del loro significato, riducendosi a slogan utili a legittimare forme di speculazione e di pressione sui territori che nulla hanno a che vedere con una visione equilibrata e lungimirante.
Siamo purtroppo di fronte a una condizione di inganno concettuale in cui diviene possibile una contrapposizione elettiva tra il Bene e la Bellezza, una distinzione astratta e strumentale tra l'ambiente e il paesaggio, tra idealismo delle istanze estetiche/paesaggistiche e realismo delle necessità economiche. La narrazione corrente parla infatti di "sacrificio necessario". Il sacrificio della Bellezza.
Ma questo sacrificio non è necessario.
Esistono alternative concrete. Studi e analisi, tra cui quelli dell’ISPRA, indicano chiaramente come gli obiettivi imposti dall’Unione Europea possano essere raggiunti attraverso l’utilizzo delle coperture degli edifici, delle aree già urbanizzate, evitando così di intervenire in contesti integri e di alto valore storico e ambientale.
A questo si aggiunge un elemento che merita maggiore trasparenza: la sostenibilità economica di questi impianti. L’eolico industriale, soprattutto in aree interne e complesse come quelle appenniniche, si sostiene grazie a incentivi pubblici. Negli ultimi quindici anni in Italia sono stati destinati oltre 140 miliardi di euro di incentivi alle fonti rinnovabili, con un costo che si aggira intorno ai 10 miliardi di euro all’anno. Costi scaricati direttamente sulla bolletta dell’energia elettrica. Un impegno economico enorme, che impone una riflessione attenta sull’efficacia di queste scelte, soprattutto quando esistono soluzioni meno impattanti e più coerenti con le caratteristiche dei territori.
In questo quadro è doveroso richiamare i principi fondamentali della nostra Costituzione. L’Articolo 9 afferma che la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Non è un principio negoziabile né subordinabile alle urgenze delle società energetiche.
Crediamo che l’inestimabile patrimonio comune del nostro Paese non debba vivere sotto una minaccia costante.
È necessario che chi ha responsabilità decisionali si fermi e rifletta. È indispensabile che la voce dei cittadini, delle comunità locali, di chi vive quotidianamente questi territori, venga finalmente ascoltata e rispettata, e non ignorata o, peggio, derisa.
La vera sfida non è sacrificare ciò che siamo stati per inseguire ciò che potrebbe essere, ma costruire un futuro che tenga insieme energia, ambiente, cultura e identità.
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Elenco dei progetti di impianti eolici industriali che insistono nell’Alto Tevere e Montefeltro (10 progetti con 60 pale eoliche altre dai 180 ai 200 m): Cactus Wind, Scirocco Energy, Poggio Tre Vescovi, Badia del Vento, Maestrale Energy, Sestino, Poggio delle Campane, La Fonte, Poggio dell’Aquila, Monte Petralta.

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