Prostata, svelata la rotta segreta delle infezioni: la scoperta rivoluzionaria

Si potrà curare senza antibiotici
Hanno coltivato una mini prostata in laboratorio e hanno “pedinato” passo passo l’Escherichia coli, una delle principali cause di prostatite batterica, per scoprire per la prima volta la rotta segreta seguita dall’infezione, la via che consente al batterio di intrufolarsi nelle cellule della prostata per sopravvivere ed eludere il sistema immunitario e gli antibiotici.
Il team di Würzburg e il ruolo del D-mannosio
È l’impresa messa a segno da un team di ricerca dell’università di Würzburg, in Germania, che oltre ad aver decodificato la via di attacco dell’E. coli e fornito prove dirette della strategia di sopravvivenza del patogeno, ha anche identificato un modo per bloccare l’infezione utilizzando una semplice molecola di zucchero chiamata D-mannosio, già impiegata contro le infezioni della vescica. La scoperta apre la strada a potenziali nuovi trattamenti per la prostatite batterica.
Cos’è la prostatite batterica e perché è difficile da curare
La prostatite batterica – o, per dirla con Checco Zalone, “prostata enflamada” – è un problema di salute comune negli uomini. Circa l’1% della popolazione mondiale ne è affetto nel corso della vita. L’infezione si sviluppa quando i batteri migrano dall’uretra o dalla vescica alla prostata. Il trattamento è complesso: spesso servono lunghi cicli di antibiotici ad alte dosi e, anche così, più della metà dei pazienti subisce una ricaduta entro un anno.
Il limite della ricerca finora: mancavano modelli realistici
Per molto tempo i ricercatori hanno sospettato che i batteri si insinuassero nelle cellule prostatiche per sopravvivere. Ma studiare queste infezioni era difficile perché non esistevano modelli di laboratorio capaci di riprodurre fedelmente il tessuto reale della prostata. Senza osservare l’infezione nel suo ambiente naturale, sviluppare terapie alternative agli antibiotici era quasi impossibile. Ora non più.
Il modello organoide che imita l’epitelio prostatico
Il team della Julius-Maximilians-Universität di Würzburg ha sviluppato un modello organoide di mini prostata utilizzando cellule staminali adulte. Il sistema riproduce l’epitelio prostatico per struttura e diversità cellulare, permettendo di osservare ogni fase dell’infezione in condizioni realistiche e controllate.
L’attacco dell’Escherichia coli non è casuale
“Abbiamo dimostrato che l’invasione di Escherichia coli nelle cellule prostatiche non è un processo casuale, ma un’operazione altamente orchestrata”, spiega Carmen Aguilar, dell’Istituto di biologia molecolare delle infezioni (Imib) dell’università di Würzburg. Lo studio, pubblicato su Nature Microbiology, mostra che il batterio prende di mira un tipo cellulare preciso: le cellule luminali, che rivestono i dotti ghiandolari della prostata e sono il primo punto di contatto con i patogeni.
Il meccanismo chiave-serratura e il recettore Ppap
L’invasione segue il principio chiave-serratura. La proteina batterica FimH funziona come una chiave che si inserisce in una serratura sulla superficie delle cellule luminali: il recettore Ppap (fosfatasi acida prostatica specifica). Solo dopo questo legame i batteri riescono a entrare nelle cellule, moltiplicarsi e instaurare l’infezione.
Come il D-mannosio blocca l’invasione
In questo meccanismo interviene il D-mannosio, che agisce come una serratura fittizia. La proteina FimH si lega alle molecole di zucchero invece che ai recettori delle cellule prostatiche, impedendo l’ingresso del batterio.
Nuove terapie contro la prostatite senza antibiotici
In laboratorio, il D-mannosio ha già prodotto una riduzione significativa dell’infezione. Il modello organoide consente ora di studiare in dettaglio anche la sopravvivenza dell’E. coli all’interno delle cellule e le strategie di altri patogeni come Klebsiella e Pseudomonas. “Di fronte alla crescente resistenza agli antibiotici – conclude Aguilar – puntiamo a sviluppare terapie efficaci senza antibiotici”. Un’alternativa promettente. E magari un sollievo anche per la “prostata enflamada” cantata da Zalone nei panni del flamenco Joaquin Cortison

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