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Groenlandia nel mirino degli USA: altro che guerra ecco come Trump la vuole conquistare

Proposta di “comprare” l’isola: convincere i suoi 57.000 abitanti a scegliere gli Stati Uniti

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Gli Stati Uniti hanno messo gli occhi sulla Groenlandia, un gigante ghiacciato ricco di risorse strategiche e minerarie, e non si tratta solo di ipotesi: dietro le quinte, funzionari americani stanno studiando soluzioni di pressing politico, economico e persino militare per spingere l’isola a ridisegnare i propri legami con Copenaghen.

Dopo decenni di controllo coloniale danese e politiche di assimilazione, la Groenlandia è diventata terreno di scontro tra le grandi potenze, con Washington pronta a spingere il pedale sull’indipendenza come leva per ottenere vantaggi strategici nell’Artico. E se fino a ieri si parlava di trattati o accordi commerciali, oggi tra i piani più audaci c’è addirittura la proposta di “comprare” l’isola, tentando di convincere i suoi 57.000 abitanti a scegliere gli Stati Uniti al posto della Danimarca.

Un’opzione sul tavolo è l’applicazione del Compact of Free Association (Cofa), un tipo di trattato internazionale già stipulato con le Isole Marshall, gli Stati Federati di Micronesia e la Repubblica di Palau.

In questi casi, Washington garantisce accesso illimitato ai cittadini, che possono vivere, lavorare e studiare negli Stati Uniti senza visto, e persino arruolarsi nelle forze armate americane. In cambio, gli Stati Uniti ottengono un controllo militare esclusivo su territori strategici, con diritto di operare e negoziare basi senza interferenze di altri Paesi.

Il modello Cofa è stato recentemente rinnovato nel 2024 con uno stanziamento di 7,1 miliardi di dollari per sanità, infrastrutture e risposta alle catastrofi naturali, confermando quanto gli Usa siano disposti a investire per assicurarsi territori chiave.

Quanto potrebbe valere la Groenlandia?

Secondo i dati della Banca Mondiale, il Pil della Groenlandia si aggira intorno ai 3,3 miliardi di dollari. Questo non significa però che questo sarebbe il suo prezzo “immobiliare”. Lo scorso aprile, quando già Trump aveva ricominciato a parlarne, l'immobiliarista ed ex economista della Fed David Baker calcolava che la Groenlandia potrebbe valere tra i 12,5 miliardi e i 77 miliardi di dollari. Se alla stima si aggiunge il valore delle riserve di minerali - soprattutto rame e litio che sono utilizzati nella produzione di batterie e veicoli elettrici - la valutazione dell'isola potrebbe arrivare a 1,1 trilioni di dollari, secondo le stime del Financial Times. Per il think tank di centro-destra American Action Forum il prezzo di mercato delle riserve minerarie della Groenlandia porterebbe quello d'acquisto a 200 miliardi di dollari ma il suo valore strategico nel Nord Atlantico lo farebbe salire a 3 trilioni.

L’offerta in denaro di Trump: 10-100 mila dollari a cittadino

L’ipotesi più controversa, e forse più clamorosa, è stata avanzata dall’ex presidente Donald Trump, che secondo fonti Reuters avrebbe proposto di “acquistare” la Groenlandia, offrendo fino a 100 mila dollari a ciascun abitante. Il vicepresidente americano JD Vance ha definito l’isola “essenziale per la sicurezza nazionale” e ha assicurato che Trump è pronto a spingersi fino a dove serve per ottenere il controllo. Se il piano dovesse realizzarsi, la Groenlandia sarebbe la prima acquisizione territoriale diretta degli Stati Uniti dai tempi della Seconda guerra mondiale. Ma non tutti negli Usa condividono l’idea: il senatore repubblicano John Kennedy ha parlato di un’invasione come di “una stupidaggine di proporzioni colossali”, pur lasciando aperta la porta all’annessione solo se lo volessero i groenlandesi.

La Groenlandia tra autonomia e spinte indipendentiste

Nonostante lo status di territorio autonomo della corona danese, tutti i partiti groenlandesi sono favorevoli a una secessione formale, ma divergono sul come rapportarsi agli Stati Uniti. Un sondaggio Verian rivela che l’85% dei groenlandesi rifiuterebbe di diventare parte degli Usa. Tuttavia, l’opposizione locale, guidata da Pele Broberg, chiede negoziati diretti con Washington, ignorando Copenaghen, e punta a sfruttare la ricchezza mineraria e strategica dell’isola.

La ministra degli Esteri groenlandese, Vivian Motzfeldt, ha bollato queste iniziative come “illegali” dati i legami istituzionali con la Danimarca, ma la pressione americana e l’attrazione di sostanziose offerte economiche potrebbero cambiare il quadro politico interno.

L’Europa pronta a difendere la sovranità

L’Unione europea resta vigile: la Groenlandia, essendo territorio danese, fa parte dell’Ue e della Nato, e qualsiasi tentativo di influenza americana potrebbe aprire scenari geopolitici senza precedenti. L’Alta rappresentante dell’Ue, Kaja Kallas, ha dichiarato che Bruxelles sta valutando “se si tratti di una minaccia reale e, in tal caso, quale sarebbe la nostra risposta”. Il rischio di un contrasto diretto tra Washington e l’Europa sull’Artico non può essere escluso.

Scommesse e scenari futuri

Intanto, sulla Groenlandia sono già partite le scommesse finanziarie: la piattaforma Polymarket quota al 16% la probabilità di un’acquisizione americana, una cifra in crescita giorno dopo giorno. Che si tratti di un accordo tipo Cofa, di un negoziato bilaterale o di un’improbabile vendita, l’isola artica resta al centro di un braccio di ferro globale, con il futuro dei suoi abitanti, delle risorse naturali e della sicurezza artica in gioco.

Notizia e foto tratta da tiscali.it
© Riproduzione riservata
12/01/2026 07:22:26


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