Anche per le aziende aretine quello britannico è il mercato più ampio per l'oreficeria

L'indagine è stata presentata nella sede di Arezzo di Confindustria Toscana Sud
Il 26 marzo ha fatto tappa ad Arezzo presso la sede di Confindustria Toscana Sud la presentazione della ricerca commissionata da Agenzia ICE, in collaborazione con Confindustria Federorafi, riguardante i mercati dell’oreficeria e della gioielleria in Europa. L’indagine si è posta l’obiettivo di fornire un’analisi completa del settore e di dare indicazioni operative, utili per lo sviluppo del Made in Italy nei mercati esaminati.
La presentazione ad Arezzo ha visto gli interventi di Matteo Masini, Dirigente Beni di consumo di Agenzia ICE, di Giordana Giordini, Presidente Sezione Orafi Argentieri di Confindustria Toscana Sud e componente del vertice di Confindustria Federorafi, e di Sandra Bruno di Yoodata Srl.
“L’indagine nasce dall’esigenza di fornire alle aziende strumenti utili ad orientare le azioni e le risorse in modo più mirato- spiega Matteo Masini- anche tenendo conto delle diverse politiche commerciali attuate dai players dei diversi mercati. Francia, Germania, Regno Unito e Spagna complessivamente, in questo ordine decrescente, costituiscono il 10% del nostro export e pertanto meritano un’analisi attenta per individuare le potenzialità ancora inesplorate.”
La ricerca – sottolinea Giordana Giordini Presidente Sezione Orafi di Confindustria Toscana Sud e consigliere di Confindustria Federorafi - permette agli imprenditori di avere una visione chiara sui possibili scenari e quindi approcci in 5 rilevanti mercati di consumo di oreficeria ai quali spesso, forse per la relativa vicinanza, erroneamente, non dedichiamo la dovuta attenzione. Abbiamo invece ora, con questo strumento, la possibilità di documentarci e anche di comprendere come per ognuno di essi non siano univoche le modalità distributive e le esigenze dei consumatori. Molto interessante anche l’approfondimento fatto sul mercato domestico e sulla sostenibilità dove, su quest’ultimo tema, emerge chiaramente come, nonostante la consapevolezza della sua importanza, sia invece ancora lento il passaggio dalla presa di coscienza alla traduzione in effettivi comportamenti di acquisto. Un rinnovato ringraziamento a Agenzia ICE per aver realizzato e messo a disposizione del comparto orafo anche questa innovativa ed utile analisi quali-quantitativa rivolta ad un mercato di consumo di oreficeria di oltre 20 miliardi di euro.”
Per svolgere questa importante ricerca internazionale, per la prima volta realizzata per il settore del prezioso, sono stati svolti 21 colloqui in profondità con esperti del settore, più 3.542 interviste con questionario a distributori e consumatori.
I mercati esplorati sono i “Big Five dell’Europa”, ovvero Regno Unito, Germania, Francia, Spagna, Italia.
Quello britannico è il mercato più ampio, con un valore di oltre 5,2 miliardi di euro; seguono la Francia (4,9 miliardi), l’Italia (4,2 miliardi), la Germania (4 miliardi) e infine la Spagna (1,6 miliardi).
Come canale distributivo, in ogni paese le gioiellerie detengono la maggior quota di valore, e in Italia arrivano a pesare per il 78%. Le gioiellerie del nostro paese hanno aumentato le loro vendite negli ultimi anni, e anche per il futuro mostrano ottimismo.
Per quanto concerne le preferenze per articolo, i bracciali sono più acquistati in Italia, gli anelli e gli orecchini in Spagna e in Francia, le collane in Germania. Se si guarda alle categorie merceologiche in Italia, i bracciali sono più acquistati tra gli articoli in argento, diamanti sintetici, pietre preziose e bigiotteria, mentre nell’oreficeria in oro prevalgono gli orecchini, e quando si acquista un diamante naturale si propende per l’anello (nel 57% dei casi, se si considerano anche le fedi per matrimoni).
Circa metà degli acquisti di gioielli sono regali, la quota restante sono acquisti per sé; solo in Germania gli acquisti per sé sono decisamente preponderanti (67%).
Che cosa spinge all’acquisto? Ecco i principali “driver” che guidano i consumatori nelle loro decisioni: per tutti i Paesi, il principale fattore è la “bellezza del design”; in Italia e in Spagna è importante anche il fatto che “il design sia nuovo, di tendenza”; in Francia, conta molto il “Made in France”, in Germania il “design semplice e funzionale” e in Regno Unito l’“affidabilità” (reputazione) del brand. In generale, nei Paesi mediterranei vi è una maggiore attenzione al rapporto qualità/prezzo.
La sostenibilità della produzione è un valore importante, e destinato a crescere, ma pesa ancora poco sulle decisioni di acquisto rispetto ad altri fattori.
Verso i prodotti con oro riciclato, ossia oro raccolto (recuperato da scarti di produzione, oreficeria usata, smartphone, PC…) e reimmesso nella filiera produttiva, in tutti i paesi si osserva comunque una elevata propensione all’acquisto (superiore al 40% in UK, Italia e Francia, inferiore in Spagna e Germania), e un certificato di sostenibilità che corredi tali prodotti certamente aiuterebbe le vendite. Tuttavia oggi è ancora limitata, e non superiore al 20%, la quota di coloro che dichiarano di avere acquistato prodotti in oro riciclato.
Dopo la presentazione dedicata al distretto aretino, seguiranno quelle programmate a Vicenza (8.04) e a Marcianise/CE (12.04).
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