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Delitto Saman, lo zio della diciottenne pakistana accusa i cugini

“Volevano uccidere anche me”

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Danish Hasnain, lo zio della 18enne pachistana, sostiene di non essere stato lui a uccidere la ragazza: la notte tra il 30 aprile e il primo maggio 2021 si limitò ad accompagnare i due cugini a seppellirla. Il 32enne è a processo davanti alla Corte di assise reggiana insieme agli stessi cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq, al padre della giovane, Shabbar Abbas, attualmente agli arresti a Islamabad e alla madre Nazia Shaheen, l'unica ancora ancora ricercata. Nell'interrogatorio, assistito dal suo difensore, l'avvocato Liborio Cataliotti, ha specificato ulteriormente la versione dei fatti di quella notte, sostenendo che i parenti volevano assassinare anche lui. «"Penso mi abbiano chiamato perché volevano uccidermi per il mio buon rapporto con Saman, io ero d'accordo sulla sua relazione con Saqib. Poi non so perché non mi hanno ucciso», ha detto.

Saqib è il fidanzato della 18enne, che da quanto emerso finora dall'inchiesta sarebbe stato minacciato dal padre Shabbar e tutt'altro che gradito alla famiglia. Saman infatti era stata promessa sposa a un cugino in patria, ma lei non voleva e anche per questo motivo, secondo l'accusa, sarebbe stata punita con la morte. Uccisa, forse strangolata, e poi sepolta in un casolare a poche centinaia di metri dalla casa dove viveva la famiglia e dove è stata ritrovata solo un anno e mezzo dopo, grazie all'apporto di Danish.

«A pensarci bene la buca era troppo grande per una sola persona e gli altri mi hanno incastrato perché sapevano che parlavo», ha messo a verbale. Lo zio ha aggiunto alcuni particolari in più rispetto a quanto disse quando ci fu il sopralluogo, il 18 novembre. I due cugini lo svegliarono «e mi hanno detto che c'era stato un litigio e che ci era scappato il morto». Arrivati davanti a casa, «ho visto Saman morta, sdraiata con il collo strano, stretto. Io ho cominciato ad urlare forte, a maledire tutti, a piangere e ho perso i sensi. Quando mi sono risvegliato i due mi hanno sorretto e mi hanno dato dell'acqua».

Secondo Danish «i due l'hanno presa, uno dalle gambe e uno dalle braccia». Poi «hanno appoggiato il corpo davanti al casolare, dove vi avevo già fatto vedere e sono andati a prendere le pale vicino alle serre. Mi hanno chiesto una mano, ma non me la sentivo, ho spostato a mani nude solo la terra a lato della buca. Poi sono tornato da Saman e ho continuato a piangere e parlarle».

Danish ha ribadito anche che i cugini gli avevano detto che era stata la madre a uccidere la ragazza. E' ancora presto per capire se le nuove dichiarazioni saranno ritenute credibili e se ci sarà una modifica delle contestazioni per colui che fin qui è stato ritenuto l'esecutore del delitto. Emerge però con chiarezza una strategia difensiva che lo differenzia dai due cugini di Saman, che con lui condividevano il lavoro nei campi, con lui sono fuggiti insieme all'estero qualche giorno dopo la morte della ragazza e sempre insieme a lui avrebbero trascorso del tempo la notte dell'omicidio. 

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
23/03/2023 20:12:52


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