Opzione donna al palo, i soldi non si trovano: ecco cosa cambia per le pensioni

Confronto in salita con i sindacati. Per confermare la misura servono 180 milioni
L’obiettivo è quello di tornare al requisito dei 58 anni per accedere ad Opzione donna. Il problema sono come sempre le risorse e fino ad ora, nonostante il pressing continuo del ministero del Lavoro sul Mef, una soluzione non è stata ancora trovata. È stata la stessa ministra Calderone, in occasione del primo incontro con le parti sociali del 19 gennaio dedicato alla riforma della previdenza, ad annunciare che avrebbe posto la questione al Consiglio dei ministri. Da allora, però, non se ne è saputo più nulla.
Questa mattina è in programma il primo tavolo tecnico coi sindacati dedicato a donne e giovani - le due categorie penalizzate dal mercato del lavoro e quindi, in prospettiva, anche più a rischio sul fronte previdenziale – e salvo sorprese dell’ultimo minuto, il governo non sarà in grado di annunciare se e come allentare la stretta su Opzione donna introdotta con l’ultima legge di bilancio. Inutile dire che senza una risposta su tale questione, che per i sindacati rappresenta una priorità immediata, il confronto non partirà bene.
Rispetto al precedente requisito (58 anni di età le lavoratrici dipendenti e 59 le autonome e 25 anni di contributi), infatti, da quest’anno per lasciare in anticipo il lavoro non solo occorrerà aver compiuto 60 anni (59 con un figlio e 58 con due o più figli) ma si dovrà far parte di categorie ben precise di lavoratrici: caregiver, invalide oltre il 74%, licenziate o dipendenti di imprese per le quali è attivo un tavolo di crisi. Soluzione che però riduce notevolmente la platea delle potenziali beneficiarie ad appena 2.900 unità e per questo subito contestata dai sindacati. L’ipotesi attorno a cui si lavora è quella di ripristinare la possibilità di lasciare il lavoro a 58/59 anni togliendo la variabile figli ma mantenendo tutte le altre restrizioni ed il ricalcolo contributivo degli assegni. Però bisogna trovare le coperture: solo quest’anno si parla di almeno 180 milioni di euro. Un problema non da poco si questi tempi.
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