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Rivoluzione Juventus, si dimette l’intero Cda: Andrea Agnelli non è più presidente

Maurizio Scanavino direttore generale

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Una rivoluzione per cambiare la Juve. Dopo 12 anni Andrea Agnelli non è più il presidente bianconero e con lui decade tutto il Consiglio d’Amministrazione del club dopo un Cda straordinario che ha preferito fare un passo indietro, e concluderà così un’era, per evitare guai peggiori dopo tutto quel che è successo negli ultimi mesi. «Stiamo affrontando un momento delicato societariamente e la compattezza è venuta meno - ha scritto Agnelli in una lettera ai dipendenti -: meglio lasciare tutti insieme, dando la possibilità ad una nuova formazione di ribaltare quella partita». È un fulmine a ciel sereno quello che sconvolge il mondo juventino, quando poco prima delle dieci di sera viene pubblicato un lungo comunicato in cui si prende la decisione di rinnovare l’intero Consiglio di amministrazione, dopo le dimissioni di tutti e dieci i componenti, oltre a modificare il progetto di bilancio di esercizio e il bilancio consolidato al 30 giugno 2022, pubblicare il comunicato stampa contenente le informazioni richieste dalla Consob, conferire a Maurizio Scanavino il ruolo di direttore generale e convocare l’assemblea degli azionisti per il 18 gennaio 2023.

Il sipario cala dopo aver corretto un bilancio con 254 milioni di euro di perdite, in attesa dell’approvazione degli azionisti il 27 dicembre (due volte l’assemblea è stata rinviata, slittando dal 28 ottobre al 23 novembre), mentre l’inchiesta della Procura di Torino ha chiuso l’inchiesta sulle plusvalenze sospette degli ultimi anni e la contestata “manovra stipendi” con 16 indagati, tra cui lo stesso presidente bianconero e i principali dirigenti. La decisione è maturata dopo un lungo e teso CdA nella sede della Continassa, dove Daniela Marilungo (consigliere indipendente e membro del “Comitato Controllo e Rischi”) ha motivato le dimissioni sostenendo l’impossibilità di esercitare il proprio mandato con la dovuta serenità e indipendenza anche, ma non solo, per il fatto di ritenere di non essere stata messa nella posizione di poter pienamente “agire informata” a fronte di temi di sicura complessità. Il CdA non ha condiviso e «su proposta del Presidente Andrea Agnelli - recita il comunicato del club -, tutti i componenti del Consiglio di Amministrazione presenti alla riunione hanno dichiarato di rinunciare all’incarico. Per le stesse ragioni, ciascuno dei tre amministratori titolari di deleghe (il Presidente Andrea Agnelli, il Vice-presidente Pavel Nedved e l’Amministratore Delegato Maurizio Arrivabene) ha ritenuto opportuno rimettere al Consiglio le deleghe agli stessi conferite. Il Consiglio ha, tuttavia, richiesto a Maurizio Arrivabene di mantenere la carica di Amministratore Delegato. Juventus continuerà a collaborare e cooperare con le autorità di vigilanza e di settore, impregiudicata la tutela dei propri diritti in relazione alle contestazioni mosse contro i bilanci e i comunicati della Società dalla Consob e dalla Procura».

Il passaggio è significativo, anche perché la Juve dopo nuovi consulti legali sul caso delle “manovre stipendi” ha deciso di «rivedere al rialzo la stima di probabilità di avveramento delle condizioni di permanenza in rosa per quei calciatori che nel biennio 2019/20-2020/21 hanno rinunciato a parte dei compensi e con cui sono state successivamente concluse integrazioni salariali o “loyalty bonus”», con novità attese nella semestrale al 31 dicembre 2022. Ora, però, c’è da trovare un nuovo presidente nella stagione che porta al centenario ella famiglia Agnelli alla guida della Juventus.

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
29/11/2022 05:28:08


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