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Quando la critica e’ distruttiva e non costruttiva: il male congenito di Sansepolcro

Se qualcuno ha voglia di fare qualcosa, c’è sempre chi è pronto a “smontarlo” sul nascere

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Sarà il blocco imposto dai due anni di Covid-19; sarà il cambiamento dei tempi; o sarà anche il fatto che lentamente sto invecchiando, ma ogni giorno che passa è sempre minore la voglia, dentro di me, di fare qualcosa per la mia città, nonostante siano grandi l’amore e l’affetto che a essa mi legano. Le continue polemiche e strumentalizzazioni alle quali puntualmente si assiste (non mi riferisco alla mia persona) demotivano sempre più i tanti “cittadini pensanti” nel fare qualcosa per una città con enormi potenzialità, che però negli ultimi 20 anni sono rimaste chiuse a chiave nel cassetto. Forse sarà anche vero che nei piccoli paesi tante cose si somigliano, ma - avendo avuto la fortuna di girare in lungo e in largo l’Italia e di conoscere tanti Comuni – posso dire che il nostro Borgo non si fa mancare proprio nulla. Guardiamo anche a livello politico-amministrativo ciò che è accaduto negli ultimi venti anni in Comune: arriva il sindaco Franco Polcri e dopo qualche mese si rimpiange Alessio Ugolini; subentra Daniela Frullani e si rimpiange Franco Polcri, poi è il turno di Mauro Cornioli e si rimpiange Daniela Frullani. Dulcis in fundo, dallo scorso ottobre il nuovo primo cittadino è Fabrizio Innocenti e dopo appena pochi mesi di mandato c’è già chi è nostalgico del passato, senza ancora avere in mano alcun elemento oggettivo per valutare l’operato di Innocenti, proprio perché il tempo trascorso è veramente esiguo. Quanto appena sottolineato, dimostra soltanto una cosa: che a Sansepolcro c’è proprio voglia di criticare e distruggere, invece che di costruire. Una voglia che è frutto di un atteggiamento di sufficienza, perché un conto è criticare qualcosa proponendo un’alternativa (bella o brutta che sia, ma comunque di proposta pur sempre si tratta), un alto conto è criticare per una questione di principio, oppure per il semplice gusto di rompere le scatole, oppure perché magari c’è chi ha ideato un qualcosa di interessante e allora chi questa idea non l’ha avuta deve subito “smontarlo”, andando a cercare il primo motivo valido per giustificare una valutazione negativa fin dalla partenza, vedi la ricerca “scientifica” di secondi fini quali il presunto tornaconto economico, perché nella logica dei più vige la ferrea regola secondo cui “per senza niente non muove la coda nemmeno il cane” e nella mente di qualcuno non può esistere per definizione il biturgense “grullo”, che cioè si adopera per il puro bene della città e per dare ad essa un qualcosa di qualificante. Ecco che allora dentro queste persone si insinua il solito tarlo: per quale motivo lo farà? Quanto ci tirerà fuori e quanto ci guadagnerà? E se non girassero i soldi, la spiegazione sarebbe un’altra: se si è impegnato tanto, vuol dire che allora qualcuno gli ha promesso qualcosa, oppure cerca solo visibilità personale…insomma si inizia a “rosicare”. La stessa classica situazione si applica proprio nei confronti di chi cerca di portare eventi in questa città, perché c’è sempre il solito “fantastico gruppetto” di persone in cerca del pelo nell’uovo o appunto della motivazione pretestuosa per creare le polemiche. Risultato? La città si ritrova da decenni senza eventi strutturati. Anche da altre parti – per carità! – vi saranno confronti dello stesso genere su eventi e altre questioni, ma poi si arriva a una sintesi; qui invece diventa l’occasione giusta per non fare niente e per affossare anche un’idea o un progetto che avrebbero potuto rivelarsi anche interessanti, se sviluppati nella giusta maniera. A Sansepolcro – non so se sia un fenomeno a parte, che colgo perché è una realtà che conosco meglio di altre – regna un’atmosfera di sostanziale apatia, che spesso è pure una contraddizione in candela: ci si lamenta del fatto che non vi sia niente di interessante, poi però se si organizza un qualcosa che cambia inevitabilmente anche una sola abitudine per appena tre giorni, allora si comincia a sbruffare, sperando che la parentesi finisca prima possibile. Togliendo Palio della Balestra e Fiere di Mezzaquaresima, che hanno alle spalle una radicata tradizione, le manifestazioni più giovani allestite in città sembrano destinate a morire presto, né è detto che per restare in vita e avere successo debbano per forza contenere una causale “mangereccia”, anche se in molti pensano che il segreto sia proprio questo; non si riesce insomma a dare continuità a quel poco che si crea, fermo restando che nel calendario di Sansepolcro un evento qualificante e di massa è sempre mancato, escludendo ancora Palio (per quel target di turisti che può portare) e Fiere, che hanno un’impronta senza dubbio più popolare, ma sicuramente non sono più l’evento di una volta. Eppure, notiamo a più riprese come nel vicinato le iniziative riescano ad attecchire meglio: cito gli esempi di Anghiari e di Città di Castello e non lo faccio a caso anche per un altro motivo. Sia chiaro: la mia è una possibile chiave di lettura, che non ha certo la pretesa di fungere da esatta spiegazione. Ciò premesso, Sansepolcro è storicamente differente da Anghiari e Città di Castello che, avendo una estrazione di origine più agricola, sono più portate verso un atteggiamento solidaristico e ad avere una propria identità. Sansepolcro è una città con la tradizione legata al commercio; una città di commercianti, che – come tali – erano più individualisti e quindi mossi da quello spirito più concorrenziale, trasferito poi sulla popolazione, che anche oggi non è sostanzialmente sopito e che è all’origine, spesso, di invidie e persino anche di dispetti. L’importante è quindi saper coltivare bene in primis il proprio orticello, poi viene tutto il resto. E la paura principale è che qualcun altro – specie chi ti sta antipatico – si ingrandisca più di te. Può allora sembrare persino un paradosso l’esistenza di un folto volontariato nei campi dell’assistenza e del soccorso, che pure c’è e che costituisce il volto buono dei biturgensi, ma di fronte a un quadro del genere capite bene quanto sia più difficile che altrove mettere in piedi qualcosa, perché c’è chi ti tarpa le ali a scopo preventivo, in modo tale che alla fine ti passi la voglia e allora non ti resta altro da fare, per la rabbia, che dare il classico calcio al barattolo, ripetendo dentro di te l’inevitabile ritornello: “Ma perché qui al Borgo tutto diventa impossibile?”. In compenso, abbiamo una marea di associazioni, spesso nate per gemmazione, ovvero come “costole” che si sono staccate da altre, che reclamano tutte i loro cinque minuti di celebrità, forse perché anche in questo caso la concorrenza è presente nel dna e non favorisce la coesione. Operazione numero uno della nuova associazione: andare in Comune per chiedere una sede fisica e contributi. Ma a fronte di cosa? Ovviamente non voglio certamente generalizzare, perché ci sono associazioni che “producono” eventi di qualità, ma mi chiedo è giusto che ci siano associazioni che si pagano affitti per la sede e utenze, con enormi sacrifici, mentre altre sono nel “libro paga” del Comune? Ma mi chiedo in questa città ci sono “Gli Unti dal Signore”?. Il mio ultimo impegno, realizzato con L’Accademia Enogastronomica della Valtiberina, un’associazione di cui faccio parte, per Sansepolcro è ancora fresco: la Mostra di Arte Presepiale nel periodo natalizio, il cui risultato è andato sopra ogni aspettativa. Lo testimoniano le oltre 10mila persone che l’hanno visitata e tutti i commenti rilasciati nel libro delle presenze. Un evento molto impegnativo per la cui riuscita ho coinvolto tante associazioni, mentre altre hanno cercato di boicottarlo, ma – sfortunatamente per loro – il tentativo è andato a vuoto e alla fine si sono prese pure il boomerang in testa, ma avrò la voglia di organizzare l’edizione 2022?...bo, non lo so. Nelle prossime settimane andrà in ultimazione anche il progetto della “Via Crucis dei Cammini di Francesco” che dal Borgo raggiungerà il convento di Montecasale, realizzato assieme alle “Citte e ai Citti” nati nel 1961, che per i loro 60 anni hanno voluto omaggiare la città con questa iniziativa. Il vero aspetto positivo - che in qualche modo mi rifarebbe prendere coraggio nel volermi impegnare per la città dove sono nato, risiedo e lavoro – è dato dalle tante persone e associazioni che mi hanno contattato per realizzare iniziative di qualità e in molti sarebbero ben contenti anche di riesumare un appuntamento come Artes, fatto quindici anni fa (prima edizione nel 2007) in collaborazione con l’amica Donatella Zanchi. Artes è ancora rimasto impresso nella mente delle persone. Della serie: quando le cose sono fatte bene, diventa poi difficile trovare i giusti appigli per alimentare le polemiche. Alla nuova amministrazione ho presentato un progetto a mio parere molto interessante per la città con ricadute importanti anche a livello economico, ma al momento è tutto fermo, si farà? Speriamo altrimenti pazienza, ma mio nonno diceva sempre che il “ferro va battuto quando è caldo”. Dentro di me vi sono allora due “omini”: quello che mi dice di fregarmene e di tirare dritto e quello che mi dice “Ma chi te lo fa fare?”. Non so francamente quello che farò in futuro, ma adesso debbo dire che sono più propenso a stare fermo che a impegnarmi, nonostante mi pianga il cuore nel vedere una città che potrebbe avere nel turismo e negli eventi di qualità un forte ritorno economico, in particolare per settori quali il commercio e l’artigianato artistico. E mi piange il cuore anche nel constatare come le giuste basi per fare qualcosa di importante a Sansepolcro vi siano tutte: alludo a persone competenti (non mi riferisco al sottoscritto) e a risorse economiche. Se tutti si rema dalla stessa parte (cosa avvenuta però poche volte), abbiamo dimostrato di saper fare cose di alto livello, ma purtroppo manca quella consapevolezza di gruppo, quella identità di popolo e quello spirito di appartenenza che solo raramente, appunto, sono emersi: senza queste prerogative – e con invidie e apatia all’ordine del giorno – c’è poco da sperare, a meno che qualcuno non decida di andare avanti deciso per la propria strada, fregandosene di tutto e di tutti. E se anche riuscisse nell’intento, rischierebbe semmai di essere malvisto. Perché al Borgo può benissimo succedere anche questo.      

La gente non è mai contenta: se fai bene ti invidia, se fai male ti critica, se fai quello che ti pare ti giudica     

Domenico Gambacci
© Riproduzione riservata
23/03/2022 08:45:42

Punti di Vista

Imprenditore molto conosciuto, persona schietta e decisa, da sempre poco incline ai compromessi. Opera nel campo dell’arredamento, dell’immobiliare e della comunicazione. Ha rivestito importanti e prestigiosi incarichi all’interno di numerosi enti, consorzi e associazioni sia a livello locale che nazionale. Profondo conoscitore delle dinamiche politiche ed economiche, è abituato a mettere la faccia in tutto quello che lo coinvolge. Ama scrivere ed esprimere le sue idee in maniera trasparente. d.gambacci@saturnocomunicazione.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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