Opinionisti Mariantonietta Nania

L'Essenziale

“Non si vede bene che col cuore, l'essenziale è invisibile agli occhi”

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Tutti hanno sentito o letto almeno una volta nella vita che “Non si vede bene che col cuore, l'essenziale è invisibile agli occhi”, le celebri parole tratte da uno dei libri più letti dell'ultimo secolo. Per quanto siano rivelatrici, nella loro semplicità, non sono che una tra le perle che “Il Piccolo Principe” di Antoine De Saint Exupery contiene.

Più lo si legge e più se ne scoprono. Sbalordisce l'attualità degli argomenti e degli spunti di riflessione, per cui mi sento di dire a chi non lo avesse ancora fatto, di leggerlo.

Qual è, per ognuno di noi, l'Essenziale?

Nel libro si parla di un misterioso bambino che impara a riconoscere ciò che dà senso alla vita entrando in relazione con gli altri, creando dei legami. L'incontro con gli altri gli permette di capire i suoi sentimenti, di scegliere di seguirli, di decidere di fidarsi, benché sia rischioso (“Si corre il rischio di piangere un po' quando ci si è lasciati addomesticare”). Imparando, cresce. Entrando in relazione, dà e riceve.

A noi, lettori adulti, mostra come si cresce male se si dimentica di tenere vivo il bambino che è in noi, se si abbandonano sogni e aspirazioni. Nel suo peregrinare tra stelle e pianeti il Piccolo Principe incontra tipologie di adulti che, benché esasperati, rappresentano esemplari di uomini cresciuti dimenticando ciò che è Essenziale.

L'Ubriacone beve per dimenticare di essere ubriaco, precipitando così in un circolo vizioso come quello in cui cade chi, invece di accettare e affrontare le proprie fragilità, cerca di mascherarle, rendendole più grandi e condannandosi all'infelicità.

L'Uomo d'affari è colui che accumula, possiede, e più accumula e più pensa di valere, ma dal momento che trascura i rapporti veri con le persone, non è ricco, è povero e solo.

Il Re rappresenta il desiderio di potere, altra piaga. E' grottesco, illuso, ciò che ordina non serve a cambiare le sorti del mondo, tantomeno le sue.

Il Vanitoso cerca disperatamente di riempire il proprio vuoto interiore con le lodi e le approvazioni degli altri, ma senza entrare in relazione, senza mettersi in gioco (solo in mostra), restando quindi vuoto e insicuro.

Poi c'è il Geografo: farebbe pensare a qualcuno curioso di sapere e scoprire, in realtà non si muove dalla sua sedia, studia senza andare con la mente più in là del suo naso, accontentandosi di numeri e dati. Non guarda, non esplora, non entra in contatto, non conosce.

Il Lampionaio non è migliore degli altri, anche se in qualche modo si rende utile, accendendo e spegnendo il lampione. In verità è stanco e insoddisfatto del suo lavoro, dei suoi ritmi, della sua vita. Si lamenta, ma non fa niente per cambiare la situazione. Come molte persone, va avanti tenendosi il sassolino nella scarpa senza ambire alla felicità.

Il Controllore, stando continuamente a contatto con treni in arrivo e in partenza, descrive gli uomini come esseri che si affaccendano insoddisfatti per andare da una parte all'altra senza trovare mai il posto giusto, incapaci di godersi il viaggio. Il Mercante, poi... vende pillole contro la sete perché si possa risparmiare il tempo speso per bere. Ma poi del tempo risparmiato non sa che farsene perché rinunciare a un bel bicchier d'acqua nel momento della sete è indice del non sapersi godere i piccoli piaceri della vita, le pause, la tranquillità.

Anche se i personaggi in questione non sono tutti “terrestri”, l'umanità adulta descritta dall'autore non appare proprio ben messa. Lo stesso Aviatore-narratore, se non avesse incontrato il Piccolo Principe, sarebbe tra quelli che, presi dalla vita sterile e dai suoi ritmi febbrili, hanno abbandonato i sogni e lo sguardo di quando erano bambini.

Ma è la Volpe a mettere in luce un altro punto nevralgico per  molte persone. Mostra infatti al Piccolo Principe l'importanza dei legami. I legami sono fatti di cura, di affetto, di tempo e di riti. Una relazione si crea conoscendo i punti di forza e le debolezze dell'altro, mostrandogli i propri. Questo è ciò che arricchisce veramente la vita. Questo è ciò che spaventa. Sarà che la parola “legame” fa pensare a una corda che costringe, sarà che ci si riempie la bocca di “libertà” confondendola spesso con l'egoismo, ma a più di cento anni da quando questo libro è stato scritto, oggi più che mai, la gente ha paura dei legami, dei riti basati sulla fiducia nell'altro: “Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro comincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti.” I riti rendono un giorno diverso da tutti gli altri. Abbiamo bisogno di sicurezza, l'abbandono e la solitudine ci fanno paura. Non sono i legami a toglierci la libertà, anzi, siamo veramente liberi se possiamo vivere le emozioni e i sentimenti che abbiamo nel cuore. Siamo responsabili di ciò che “addomestichiamo”, cioè di chi si fida di noi, di chi riceve le nostre attenzioni, di chi condivide i nostri riti. La cura ci rende speciali, importanti, sia quella che diamo che quella che riceviamo. Ecco qual è l'Essenziale. Ed ecco perché non si può vedere con gli occhi, ma solo con il cuore. A volte serve il distacco per rendersi conto di quanto qualcuno sia importante e per guardarsi dentro.

Così anche il Serpente, che fa venire brividi di paura, è, in realtà, un personaggio positivo. E' colui che ci mostra che a volte ciò che sembra un male, serve a portare del bene nella nostra vita, che crescere è un viaggio e un evento doloroso può segnarne l'inizio.

Anche per essere felici ci vogliono impegno, immaginazione e coraggio. Ce la possiamo fare.

Mariantonietta Nania
© Riproduzione riservata
28/06/2021 05:43:31

Mariantonietta Nania

MARIANATONIETTA NANIA: Nata a Napoli nel 1970, vive da sempre tra Umbria e Toscana. Dopo la laurea in Pedagogia, una borsa di studio in Psicologia Sociale l’ha portata come ricercatrice in Egitto alla scoperta delle fiabe arabe. Al Cairo ha trascorso quasi tre importantissimi anni, anche insegnando al Liceo Scientifico internazionale italiano Leonardo da Vinci. Ha vissuto e lavorato a Roma e Palermo per stabilirsi poi a Sansepolcro (AR) e tornare all’insegnamento, ma nella Scuola Primaria. Ama viaggiare, leggere, scrivere, far foto, dipingere e cantare.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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