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Come riconoscere i sintomi della narcolessia

Una malattia neurologica sottostimata, caratterizzata da attacchi di sonno improvvisi

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La narcolessia è una patologia rara che riguarda il sistema neurologico. È caratterizzata da un’eccessiva sonnolenza durante le ore diurne ed è spesso accompagnata da allucinazioni, paralisi e disturbi del sonno durante la notte. In Italia, si stima che circa 2500 persone soffrano di questa malattia che influenza negativamente la qualità della vita del soggetto che ne è colpito. Infatti, chi è narcolettico fa fatica a mantenersi attivo e concentrato al lavoro o a scuola.

Di questa malattia ne soffrono indistintamente uomini e donne. I primi sintomi si presentano durante la pubertà ma possono comparire a qualsiasi età; per gli esperti la fascia d’età più a rischio è quella che va dai 30 ai 40 anni. Le cause di questa malattia neurologica non sono però ancora conosciute. Alcuni studi dimostrano che rilevante è il fattore genetico: ci sono, infatti, persone che sono geneticamente predisposte rispetto ad altre.

Come riconoscere la narcolessia

Un soggetto narcolettico tende ad avere continui attacchi di sonno durante la giornata. Essi compaiono in media ogni 90-120 minuti. Questi attacchi possono durare dai cinque ai quindici minuti o, addirittura, per ore. All’inizio, questa sonnolenza diurna può essere lieve tanto da non preoccupare chi ne soffre. Gradualmente, gli attacchi di sonno diventano più intensi e accompagnati da allucinazioni vivide che si verificano sia durante la fase di veglia che durante il sonno vero e proprio.

Altri sintomi di questa patologia sono le paralisi nel sonno che si verificano dopo il risveglio dagli attacchi di sonno improvviso. Al risveglio accade spesso che alcuni narcolettici siano incapaci di muoversi e parlare per qualche minuto. Un altro fenomeno che caratterizza la narcolessia è la cataplessia che consiste nella perdita del tono muscolare, soprattutto del viso. È provocata dalla manifestazione di emozioni positive, come ridere o piangere dalla gioia.

La diagnosi della narcolessia si basa su specifici esami del sonno, in primis la polisonnografia attraverso la quale si ricavano informazioni utili sulle fasi del riposo del soggetto. Un altro test utile è quello che indaga sulle latenze multiple del sonno e serve a valutarne la qualità in condizioni di veglia, a riposo.

Quali sono le cure per la narcolessia

Solitamente, questa patologia viene trattata farmacologicamente attraverso l’uso di farmaci dall’azione stimolante che servono per ridurre i sintomi. Quelli più diffusi sono il modafinil o la desamfetamina. Prescritto è anche l’ossibato di sodio che aiuta a dormire meglio la notte per poter poi sentirsi abbastanza riposati durante il giorno. A volte, questi farmaci sono anche combinati con alcuni antidepressivi che servono per ridurre le allucinazioni e le paralisi nel sonno.

Importante per un narcolettico è seguire una corretta igiene del sonno, costituita da una regolarità del ciclo veglia-sonno e da pisolini brevi durante la giornata. Anche la dieta gioca un ruolo importante al fine di ridurre gli attacchi di sonno di chi soffre di questa patologia. Gli esperti consigliano di seguire un regime alimentare povero di carboidrati, in modo da ridurre la sonnolenza diurna. Banditi sono poi gli alcolici e i cibi ricchi di grassi idrogenati e trans.

Notizia e foto tratte da Il Giornale
© Riproduzione riservata
04/05/2021 05:10:40


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