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Il teatrino della politica italiana

Cosa non farebbero per una poltrona...

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Grazie Rai per aver svolto il servizio pubblico nella serata del 19 ottobre. La diretta dal Senato per la fiducia al governo Conte passava davanti a qualsiasi soap o gioco a premi (non magari davanti a Roma-Spezia di Coppa Italia), ma è pur vero che Rai Uno e Rai Tre si sono concentrate su Palazzo Madama. Il problema è che lo “spettacolo” al quale abbiamo assistito non è stato dei più edificanti (tutt’altro!), perchè dimostra verso quale deriva si stia dirigendo la politica italiana, fermo restando che il metodo di votazione (con i casi di Ciampolillo e Nencini che hanno di fatto costretto la presidente Alberti Casellati a consultare il “var” della situazione) andrebbe modernizzato. Insomma, non ci hanno fatto bella figura. I destini del nostro Paese in tempi di pandemia – per dirla come sta - sono affidati non tanto alla bontà e alla capacità di Conte e dei suoi ministri, quanto a sottili alchimie mirate a salvaguardare poltrone, orticelli ed equilibri vari, ragion per cui il governo Conte ha vacillato, retto e ondeggiato in base ad altre logiche. Un tempo esistevano le linee politiche, mentre oggi l’unica linea di fondo è quella della salvaguardia personale, per cui in molti – se potessero – si spalmerebbero l’attack al sedere per rimanere incollati alla tanto ambita poltrona. Anche quella di Palazzo Madama, ma non solo quella. Se andiamo a scovare dietro le quinte, come ha fatto qualche illustre testata, di poltrone appetibili nelle società pubbliche ve ne sono infatti a iosa e di qui a primavera ben 550 diverranno libere, fra nomine scadute o giunte a fine mandato con l’approvazione del bilancio 2020. Si va dalla società informatica Sogei alla Cassa Depositi e Prestiti, dagli incarichi in controllate dirette dal Ministero dell’Economia, dai posti nei cda con gettoni sostanziosi. Roba da far venire l’acquolina in bocca, tanto più che – con la riduzione dei posti alla Camera e al Senato – la caccia ai posti in queste entità o nei “carrozzoni” sparsi per tutto lo “stivale” dovrebbe farsi ancor più serrata. A seguito dello scossone di Matteo Renzi con il suo strappo, un’oculata spartizione di questi posti potrebbe ridare nuovo slancio alla maggioranza giallorossa, specie se – per esempio – nei ruoli di amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e nei cda di Saipem (petrolio), Sogei (informatica) e Gse (gas ed elettricità) dovessero andare le persone giuste. Insomma, la permanenza di Giuseppe Conte alla testa del governo non dipenderebbe tanto dalla mancata maggioranza di 161 al Senato, quanto da una razionale distribuzione delle cariche nelle società sopra riportate, che garantirebbe rinnovata solidità all’alleanza Pd-5 Stelle. La coerenza delle poltrone e non delle idee, per dirla (con amarezza) in maniera più papale. Poi, se nei cda finiscono individui con capacità non eccelse, poco conta: ogni scelta è lecita se si rivela funzionale al raggiungimento dell’obiettivo. Italiani, mettiamocelo in testa: dietro alla facciata ufficiale, c’è dell’altro, ovvero una sommatoria di compromessi e di pesi e pesini che tengono in equilibrio la bilancia. Chiamatela - se volete - compravendita o anche "mercato delle vacche". Anche infervorarsi serve a poco: questa sarebbe la realtà della politica di oggi. E non soltanto di essa. In quanto a Matteo Renzi, abile imbonitore (leggi “parolaio”), ne ha combinata un’altra delle sue: dopo la “labbrata” del referendum costituzionale datata 2016 e la promessa (non mantenuta) di togliersi di mezzo, ha continuato a fare politica in prima persona, è uscito dal Pd e si è portato dietro il suo “esercito” di dissidenti con il quale ha costituito Italia Viva. Se però da una parte ha messo a nudo i problemi del momento, dall’altra è rimasto irretito nella ragnatela da lui tessuta: partito con l’idea di far saltare Conte puntando sul Mes, ha perso la battaglia alla Camera e al Senato non ha fatto cadere il governo, aiutando semmai Conte a raggiungere la maggioranza relativa con l’abbassamento del quorum. Lui si è astenuto ed è noto che l’astensione rappresenti pur sempre una piccola apertura di credito; già, perché 156 senatori non garantiscono Conte, specie nelle commissioni e allora lui spera in cuor suo di poter fungere da ago della bilancia e farsi riabilitare. Morale della favola: partito per sparare deciso, Renzi ha dovuto rimettere la pistola in tasca, sperando che ora il suo gesto venga considerato magnanimo. Un classico da politico navigato: e dire che proprio lui predicava la rottamazione di queste persone e di questi sistemi!                 

Redazione
© Riproduzione riservata
20/01/2021 19:26:28

Punti di Vista

Imprenditore molto conosciuto, persona schietta e decisa, da sempre poco incline ai compromessi. Opera nel campo dell’arredamento, dell’immobiliare e della comunicazione. Ha rivestito importanti e prestigiosi incarichi all’interno di numerosi enti, consorzi e associazioni sia a livello locale che nazionale. Profondo conoscitore delle dinamiche politiche ed economiche, è abituato a mettere la faccia in tutto quello che lo coinvolge. Ama scrivere ed esprimere le sue idee in maniera trasparente. d.gambacci@saturnocomunicazione.it


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