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Il pittore Pietro Pecorari di San Giustino autore di una trilogia sul coronavirus

Due opere su tela e una a china e pastello in chiave surreale corrispondenti alle fasi del Covid-19

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L’eccezionale genialità creativa che lo rende unico ha messo in moto il suo pennello anche nel periodo dell’emergenza coronavirus. E a una persona sempre attenta alle vicende dei tempi non poteva sfuggire una parentesi così epocale, tradotta in quella chiave surreale che costituisce il perfezionamento di uno stile inizialmente tendente al naif. All’età di 85 anni ottimamente portati, dei quali oltre 60 dedicati alla pittura, Pietro Pecorari continua a inviare precisi messaggi dalla quiete del convento francescano di San Martino a Pitigliano di San Giustino, dove vive con la famiglia da più di trent’anni e dove ha anche allestito la sua mostra permanente. In linea perfetta con lo stile artistico e con il suo lucido tratto accompagnato dai colori e da una straordinaria ricchezza di sfumature, Pecorari ha trasformato le fasi del Covid-19 in una trilogia pittorica carica di significato. Tre sono infatti le opere nelle quali ha espresso la sua ispirazione: le prime due sono su tela, realizzate con la tecnica classica della tempera a olio e inquadrate in un contesto con lo sfondo di colore scuro, lo stesso che accompagna le precedenti opere aventi per tema piaghe sociali quali alcol, droga e aids. Ciò vale in particolare per il quadro relativo alla fase 1, nel quale vi è una sagoma dell’Italia trasformata, che si difende e che mantiene la propria bellezza, ma che apre la bocca per vomitare a terra il virus. C’è uno sfondo scuro già più attenuato a fungere da scenario alla tela della fase 2, quella forse più forte dal punto di vista simbolico: l’Italia, nella quale compaiono sfumate le sagome delle regioni, si trasforma in una ragazza che brilla al centro del mondo, portando la mascherina al volto (che coincide con la parte settentrionale del nostro Paese) e con in testa un cappello tricolore. Una soluzione molto accattivante anche dal punto di vista estetico, che precede la fase 3, quella della ripresa, nella quale subentrano china e pastello e dove una stella celeste protegge l’Italia cambiata; un’Italia che mantiene le sembianze femminili, con la sua tradizione e la sua cucina che regalano alla gente sapore e sorriso. “Non avrei mai pensato di vivere un simile momento”, ha commentato Pietro Pecorari, che pure da bambino ha conosciuto anche l’esperienza della guerra. Ma il suo finale è sempre pieno di speranza, perché comunque l’artista sangiustinese conserva fra le sue prerogative quella di essere anche il “pittore del bello” e, come tale, non può fare altro che trasmettere fiducia e ottimismo nel futuro.  

Nella foto: Pietro Pecorari assieme alla sua tela con la quale ha rappresentato la "fase 2"

Redazione
© Riproduzione riservata
08/06/2020 20:10:49


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