Gubbio senza i suoi Ceri: il Covid-19 ha sconfitto (per ora) anche la storia!

Quello di oggi è divenuto un "normale" 15 maggio, orfano della festa e dei suoi rituali
Chissà cosa sarà passato in queste ore nella mente degli eugubini! Il 15 maggio, vigilia della ricorrenza del patrono Sant’Ubaldo, la città di Gubbio vive da sempre lo spettacolo unico della Festa dei Ceri. Così è dal lontano 1160, salvo rarissime eccezioni dovute a guerre e probabilmente altre epidemie. Quest’anno, il 15 maggio – cioè oggi – è invece una normalissima giornata, che di conseguenza nella stupenda città umbra alimenta un’atmosfera surreale: niente rituali scanditi, niente movimento e niente eroica corsa nel pomeriggio con i quintali sulle spalle fino alla basilica posizionata sul monte Ingino e dedicata a Sant’Ubaldo, il cui cero sta davanti a quelli di San Giorgio e Sant’Antonio Abate. Incredibile a dirsi, ma sarà così: il Covid-19, che impone mascherine e distanziamenti, è impietoso e quindi non poteva permettere nemmeno lo svolgimento di una fra le rievocazioni storiche e manifestazioni folkloristiche più famose d’Italia e del mondo. Non a caso, i tre Ceri sono anche il simbolo ufficiale della Regione dell’Umbria. Peraltro, nella stessa giornata o quasi è arrivata la cancellazione ufficiale anche del Palio di Siena, il che è tutto dire. A Gubbio, i Ceri sono una qualcosa di viscerale (un nuovo nato è automaticamente ceraiolo e acquisisce fin da piccolo questa consapevolezza) e lo stesso evento – che impropriamente siamo portati a chiamare “corsa”, perché vediamo con quanta passione i ceri vengono spinti fino in cima con l’obiettivo di quello di Sant’Ubaldo di arrivare a chiudere il portone agli altri – si chiama in realtà “festa”: non è infatti una competizione ma un atto di devozione, una promessa solenne, della comunità nei confronti di Ubaldo Baldassini (appunto Sant’Ubaldo), la cui intercessione miracolosa sarebbe stata decisiva nel 1151 per la vittoria di Gubbio su undici città alleate. Da quel momento, gli eugubini e le rispettive corporazioni avrebbero spinto i ceri (una sorta di carri-trofei di guerra) quale omaggio al suo patrono. Oggi non sarà così e per ritrovare il precedente più fresco bisogna andare a ritroso fino all’ultima guerra. A Gubbio si sta pensando a un rinvio, intravedendo nell’11 settembre la data più congruente, poiché coincidente con il giorno della traslazione. Vedremo. Di sicuro, i suoi abitanti non lasceranno nulla di intentato, perché a Gubbio si è soprattutto ceraioli!
Commenta per primo.