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Fumata nera sulle nomine Ue: i leader si ritroveranno oggi

Si arena la candidatura di Timmermans. Conte: "Perplesso sul pacchetto di Osaka"

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Nulla di fatto al Consiglio Europeo. Dopo oltre 18 ore di trattative, Donald Tusk ha alzato bandiera bianca e ha sospeso i lavori. I 28 capi di Stato e di governo non sono stati capaci di trovare un’intesa sulle nomine per le cariche di vertice Ue. Ci riproveranno stamani: l’appuntamento è per le 11, praticamente in concomitanza con l’avvio della nuova legislatura al Parlamento europeo di Strasburgo. 

I nomi sul tavolo 
La candidatura di Frans Timmermans, proposta a margine del G20, si è più volte arenata già durante la serata e, più volte, nella lunga notte di trattative. A fare blocco i Paesi di Visegrad, ma soprattutto i Popolari, che di fanno hanno sconfessato la loro leader Angela Merkel, ispiratrice del pacchetto concordato con Emmanuel Macron nei colloqui a Osaka. Donald Tusk ha più volte interrotto i lavori a 28 per incontrare bilateralmente tutti i leader. Ma non è riuscito a trovare un’ampia maggioranza a sostegno dei vari “pacchetti” che sono stati proposti per accompagnare la candidatura di Timmermans. 

Quello iniziale prevedeva un liberale a capo del Consiglio europeo (il belga Charles Michel), Manfred Weber all’Europarlamento e una donna del Ppe come Alto Rappresentante per la politica estera (la bulgara Mariya Gabriel). Alla Francia sarebbe andata la Bce, probabilmente con Christine Lagarde. L’opposizione dei popolari, primo partito alle elezioni, ha però respinto il piano. E così nella notte sono state avanzate diverse proposte. L’ultima, arrivata sul tavolo verso metà mattina, prevedeva Timmermans alla Commissione, Weber al Parlamento, la bulgara Kristalina Georgieva a capo del Consiglio e un liberale (Charles Michel o Margrethe Vestager) come Alto Rappresentante. Ma non c’è stato verso. Secondo fonti italiane sarebbero stati 11 i Paesi contrari.

Ora i leader dovranno riprovarci domani. L’appuntamento è alle 11. Ancora non è chiaro se insisteranno su questo schema, oppure se verrà cambiato il candidato presidente della Commissione, la vera pedina da cui dipendono tutte le altre nomine. Parlando con i giornalisti in sala stampa poco prima delle 7 di questa mattina, Giuseppe Conte ha sottolineato che «quello dello spitzenkandidat non dovrebbe essere l’unico criterio», aprendo di fatto la strada a uno schema diverso. «Ora cerchiamo soluzioni alternative - ha detto il premier all’uscita del summit -, ma non potevamo accettare questo pacchetto perché nato fuori dal mandato che era stato dato a Donald Tusk. Per noi è una questione di metodo». A Conte non è piaciuto che l’accordo sia nato a margine del vertice di Osaka, senza il suo coinvolgimento.

Domani, nelle stesse ore si riunirà a Strasburgo il nuovo Parlamento, che però non eleggerà il suo Presidente. La conferenza dei capigruppo aveva già deciso di spostare il voto a mercoledì: dunque c’è ancora tempo per inserire il capo dell’Eurocamera nel pacchetto complessivo di nomine. Domani a Strasburgo era prevista anche la riunione del collegio dei commissari che avrebbe dovuto decidere se aprire o meno la procedura contro l’Italia. Ma vista la situazione, Jean-Claude Juncker ha optato per il rinvio.

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
02/07/2019 05:56:02


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