Il Gruppo “Uniti Per CdC”: "Serve un progetto nuovo per Città di Castello"

"Città di Castello ha smarrito la propria identità, sul piano economico come su quello culturale"
La rinuncia di Luca Secondi alla ricandidatura apre una fase politica inedita per Città di Castello. Al sindaco va il nostro augurio per le ragioni personali che hanno motivato questa scelta.
Ma un passo indietro non basta a rispondere ai problemi che questi anni di governo hanno lasciato irrisolti.
Città di Castello ha smarrito la propria identità, sul piano economico come su quello culturale. Un tessuto produttivo che si è progressivamente indebolito, senza che nascesse una nuova vocazione a sostituirlo; una vita culturale che si è spenta, privando la città di quei luoghi di incontro e di elaborazione che ne costruivano il carattere. Non è solo una crisi di numeri: è la perdita del senso stesso di ciò che questa città è e vuole essere.
Città di Castello, come l'intera Umbria, è dentro una crisi economica, demografica e sociale che la maggioranza uscente - PD in testa - non ha saputo affrontare: popolazione che invecchia, giovani senza lavoro, redditi in calo. La sanità, un tempo eccellenza del territorio, è al collasso, con un esodo di medici verso il privato che nessuno ha fermato. Le scuole, disperse sul territorio e senza un progetto unitario, mostrano l'assenza di una visione per il futuro. Sono le criticità che "Uniti per CdC" denuncia da tempo: non problemi nuovi, ma il risultato di anni senza strategia.
Non sorprende che alle ultime regionali quasi un elettore su due abbia scelto di non votare: un segnale di sfiducia che il centrosinistra non può più ignorare.
Serve quindi una discontinuità vera - non verso le persone, ma nei metodi, nelle priorità, nel modo di governare che finora non ha funzionato.
Il confronto che si apre dovrà essere serio e senza preclusioni, a partire dai problemi reali della città e dall'idea di futuro che si vuole costruire.
Candidato e programma non sono un problema di sequenza: dovranno nascere insieme, condivisi da tutte le forze in campo. Nessuna candidatura è acquisita in partenza, nessun programma può essere imposto: solo un confronto realmente paritario può produrre entrambi.
Il segretario del PD ha parlato, dopo l'annuncio di Secondi, di un "campo largo" con le forze progressiste, riformiste e civiche. Bene, ma allargare la coalizione non può voler dire estendere agli altri gli equilibri di sempre, né far sì che il peso elettorale di un partito decida da solo chi comanda. Se il progetto è comune, comuni devono essere anche le regole e le responsabilità.
C'è un punto che va detto con chiarezza. La questione morale era stata sollevata, tempo fa, dallo stesso PD locale, e noi l'avevamo condivisa come parte necessaria del percorso. Oggi, dopo l'annuncio del sindaco, sembra sparita dal dibattito. Non chiediamo di riproporla come pregiudiziale verso nessuno: chiediamo solo che un tema che lo stesso PD aveva definito rilevante non scompaia perché cambia lo scenario. Se era politica ieri, lo è anche oggi.
La nuova fase, dunque, non può ridursi alla scelta di un nome nuovo alla guida della coalizione. Deve avere il coraggio di affrontare anche ciò che ha pesato sulla fase precedente, e dare finalmente risposte concrete su sanità, scuola, lavoro ed economia.
Per questo restano per noi irrinunciabili: condivisione vera di programma e candidato, priorità decise insieme, regole trasparenti, pari dignità tra le forze in campo, chiarezza sulle questioni politiche e morali già emerse.
Un passo indietro non è, di per sé, discontinuità. La discontinuità si misura nei contenuti, nel metodo, nel coraggio di affrontare anche i nodi scomodi - non nel solo cambio di un nome.
È su questo terreno che "Uniti per CdC", forza centrista aperta al dialogo con tutte le componenti politiche e civiche, si mette in gioco. «Non chiediamo a nessuno di rinunciare alla propria identità; chiediamo che nessuno pretenda di imporre la propria agli altri.»
Il Coordinatore del Gruppo “Uniti Per CdC”
Marco Mearelli

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