Massimo Minciotti: Ripristinare le fontanelle pubbliche nel centro storico di Città di Castello

Un servizio per le persone e gli animali
Ripristinare le fontanelle pubbliche nel centro storico. E’ la richiesta avanzata dal consigliere comunale, Massimo Minciotti (Pd), in sede di comunicazioni, nel corso dell’ultima seduta del consiglio comunale. “Oggi via dei Casceri come sappiamo – ha dichiarato Minciotti - è interessata da lavori di rifacimento della pavimentazione e dei sottoservizi (acqua, fognatura, metano). I lavori attualmente stanno procedendo in maniera più spedita rispetto alle settimane precedenti. Questo lo si deve soprattutto sia per la continuità operativa del cantiere, sia per meno intoppi riscontrati nei sottoservizi, proprio, all’inizio dei lavori. Quindi, in considerazione del pronunciamento favorevole di questo consiglio, nella scorsa consiliatura, si richiede, di riallacciare la fontanella già esistente nella stessa via tra il civico 9 e il civico 11, a suo tempo chiusa senza motivo dal gestore. Se fosse possibile, posizionare in quella sede una delle fontane in ghisa (le sette sorelle), per ridare lustro e decoro al nostro centro storico, da utilizzare sia per le persone, che per gli animali. Perché se era vero sin dall’antichità che attorno alle fontane ruotasse la convinzione che esse rappresentassero il bene comune (Bonumcomune), oggi, rappresentano interventi utili per la comunità nel suo complesso, rimarcando nel tempo l’orgoglio di chi le ha pensate e volute.” Nel sostenere questa proposta Minciotti si sofferma sul ruolo delle “fontanelle “ nella storia della città come risulta da “Cronache d’epoca di Dino Marinelli - Altrapagina”.Dagli scritti di Giuseppe Amicizia dallo storico di Giovanni Magherini Graziani, sappiamo, che nel 1885 «Il consiglio comunale di Città di Castello delibera di condurre l’acqua potabile da Fontecchio alla città dando all’acquedotto il nome di Vittorio Emanuele II», come 2000 anni prima fece Vennio Sabino. «Ora per decreto del Municipio e con l’aiuto della Cassa di Risparmio, che concorre con 10.000 lire, ritorna a Città di Castello dopo 19 secoli pel novo acquedotto Vittorio Emanuele II la stessa acqua che Vennio donava al pubblico tifernate…». I lavori per il nuovo acquedotto durarono fino al 1896, come si legge nel numero unico de Nel contratto con la ditta appaltatrice dei lavori, costati oltre 100.000 lire, veniva prevista, tra l’altro, la collocazione nei vari punti della città di sette fontanelle in ghisa con tazza di pietra (A. Tacchini, Città di Castello 1860-1960). Successivamente, la città aumentava di abitanti e l’acqua di Fontecchio scarseggiava, così che vennero realizzati 4 pozzi lungo il Tevere, zona La Barca. Nel 1937 vi fu inaugurato il nuovo acquedotto cittadino che distrutto dai nazifascisti, fu ricostruito nell’immediato dopoguerra.Dalla fine dell’800, prima con la sola acqua di Fontecchio, poi con il rincalzo dei pozzi del Tevere, alimentati con la vecchia pompa, che ancora oggi fa bella mostra nei nel vecchio edificio filtri della Barca, l’acqua alimentava e rubinetti della città e faceva zampillare le 7 fontanelle. Furono accolte dai tifernati felici di bere l’acqua che sgorgava dalla bocca di queste sette sorelle dal cilindrico affusolato corpo, rivestito di grigia ghisa, con impresso, nei tondeggianti fianchi, il marchio «Acquedotto Vittorio Emanuele II». Oggi di quelle “sette sorelle” apparse nell’ormai lontano 1896 oggi ne rimane solo una, in ghisa, delle altre nessuna notizia.“Altre fontanelle – ha proseguito Minciotti - nel tempo hanno preso il loro posto, (Via dei Santi quattro, via dei Casceri, via sant’Andrea ecc.). Altre più recenti sono state installate con la benefica funzione di dissetare chi fosse nei suoi dintorni, bambini, turisti, ma anche cani, gatti e piccioni, ma anche immediatamente rese non funzionanti come quella a fianco del cippo di mons. Schivo. Se queste fontanelle erano importanti per la città di allora, lo sono ancora oggi, per la città in continua evoluzione.Fontanelle funzionali, certamente, ma anche belle e utili. Piccoli baluardi del ristoro self service che diventano punto di riferimento tra piazze, corsi e giardini, quartieri e aree verdi. “Questa proposta – ha concluso Minciotti - è contenuta nel diritto umano all’acqua nei trattati costitutivi dell’Unione. Tra i nuovi obblighi per gli stati membri infatti, spicca l’aumento delle fontanelle pubbliche, con un duplice obiettivo: aumentare l’accesso all’acqua per i soggetti svantaggiati e ridurre i rifiuti di plastica. E’ per questo, quindi che si chiede un impegno alla Giunta Comunale, per ripristinare sia nel centro storico, ma anche nei quartieri e frazioni, fontanelle di acqua pubblica. Invitiamo l’amministrazione comunale entro questa legislatura, a dotarsi di un piano di installazione di nuove fontanelle pubbliche, con diffusori automatici in grado di garantire erogazione di acqua senza perdite e sprechi, per persone e animali Da valutare inoltre, la loro realizzazione artistica, attraverso l’utilizzo di artigiani locali, che già in passato hanno dimostrato capacità eccellenti con le famose “sette sorelle”.

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