La polizia arresta in flagranza di un soggetto che aveva appena messo a segno una truffa

Vittima una persona anziana residente nel centro della città
La Polizia di Stato di Arezzo, nel corso della giornata di ieri, ha proceduto all’arresto di un soggetto proveniente dalla provincia di Napoli gravemente indiziato del reato di truffa aggravata commessa ai danni di una donna anziana.
In particolare, verso le ore 12.30 veniva notata da una pattuglia della Squadra Mobile, in servizio di prevenzione e repressione dei reati predatori, un’autovettura sospetta che stazionava all’interno del parcheggio di un supermercato.
Il personale in borghese decideva così di iniziare un servizio di osservazione e pedinamento, verificando che poco dopo, l’autovettura in questione, si dirigeva nella zona di via Romana. Qui l’autovettura monitorata stazionava per alcuni minuti fino a fermarsi poi all’altezza di uno stabile.
Dal mezzo usciva un uomo che, con fare circospetto, entrava all’interno dell’edificio, vi si tratteneva alcuni minuti ed usciva poco dopo, dallo stesso stabile, con un fagotto tra le mani.
Gli operatori di polizia, a questo punto, convinti che l’uomo avesse probabilmente effettuato una truffa a qualche residente del palazzo dove era stato visto entrare e che nel fagotto in stoffa vi fossero verosimilmente monili e beni provento di reato, si ponevano, quindi, all’inseguimento dell’autoveicolo, notiziando del tutto la Centrale Operativa che diramava la nota di ricerca alle Volanti presenti sul territorio.
Le pattuglie della Squadra Mobile e delle Volanti a questo punto fermavano il veicolo all’altezza del casello autostradale di Arezzo. Alla guida del mezzo figurava un 40enne napoletano con precedenti specifici per truffa. Gli operatori di polizia decidevano, così, di procedere ad un controllo più approfondito. La perquisizione personale e veicolare dava esito positivo, in quanto, occultato sotto il sedile lato passeggero, veniva individuato il fagotto visto poco prima dagli agenti, al cui interno erano presenti numerosi monili in oro (circa mezzo kilogrammo) per un valore di 50 mila euro e svariate buste in carta con all’interno denaro contante per un ammontare di circa 8 mila euro, sicuramente provento di reato.
L’uomo veniva quindi assicurato e accompagnato presso gli Uffici della Questura di Arezzo per gli accertamenti del caso.
Sentito il P.M. di turno presso la Procura della Repubblica di Arezzo venivano disposti i successivi approfondimenti investigativi. Gli uomini della Squadra Mobile, con personale in divisa del Reparto Volanti si recavano in via Romana, presso lo stabile dove era stato visto entrare nel pomeriggio il soggetto fermato. Qui l’attenzione veniva richiamata da una donna di 85 anni, che affermava di aver ricevuto poco prima la visita di un sedicente appuntato dei carabinieri al quale aveva consegnato monili in oro e denaro contante per sconfessare la carcerazione del figlio, trattenuto in caserma per accertamenti in ordine ad una presunta rapina consumata.
In particolare, con uno schema ormai consolidato, la signora, poche ore prima, aveva ricevuto una chiamata in cui un sedicente maresciallo dell’Arma dei Carabinieri chiedeva se il figlio fosse il proprietario di un’autovettura, la donna rispondeva affermativamente e a quel punto l’interlocutore rappresentava alla vittima che l’auto in questione era stata rintracciata nei pressi di un’abitazione dove poco prima era stata consumata una rapina ed il figlio era stato convocato in caserma in quanto ritenuto responsabile del reato. Era allora necessario per i sedicenti carabinieri verificare che i monili ed i contanti presenti in casa della signora non fossero provento della rapina e solo a quel punto il figlio sarebbe stato liberato e quindi non condotto in carcere. Alla signora, entrata in un forte stato di agitazione e preoccupazione, pertanto, veniva detto di preparare tutti i monili in oro ed i contanti presenti in casa e che di lì a breve sarebbe giunto presso la sua abitazione un appuntato dell’Arma a ritirare il tutto per le conseguenti verifiche del caso.
Effettivamente dopo poco tempo giungeva presso l’abitazione della signora l’uomo successivamente tratto in arresto, il quale, dopo essersi qualificato come sedicente appuntato dei carabinieri, prelevava i monili in oro (circa mezzo kilogrammo) ed i contanti (circa 8 mila euro), messi da parte dalla signora, assicurando che lo stesso avrebbe portato il tutto in caserma al fine di verificare che quanto detenuto dalla donna non fosse provento di rapina e poter così scagionare il figlio della signora dalle accuse mosse nei suoi confronti.
Sentito il P.M. di turno, veniva acquisita la denuncia dell’anziana persona offesa, che veniva anche sottoposta ad un’individuazione fotografica, nel corso della quale riconosceva nell’uomo tratto in arresto dalla Squadra Mobile quello che aveva materialmente prelevato i monili in oro per un valore di 50 mila euro e gli 8 mila euro in contanti dalla sua abitazione, spacciandosi per appuntato dei carabinieri. La signora riconosceva i gioielli sottratti, tra cui la fede del defunto marito ed il denaro contenuto in buste di carta e preparato per alcune spese future. Il tutto le veniva riconsegnato dagli operatori di polizia intervenuti.
Il soggetto autore del reato di truffa aggravata, in quanto commessa in danno di persona anziana, veniva tratto in arresto e su disposizione del Magistrato di turno veniva trattenuto presso le camere di sicurezza in attesa dell’udienza di convalida.

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