La biblioteca di Arezzo implementa le sue collezioni

Grazie all’Associazione nazionale veterani e reduci garibaldini di Arezzo
La sezione di Arezzo dell’Associazione nazionale veterani e reduci garibaldini, tramite il presidente Ernesto Ferrini, ha espresso la volontà di donare all’istituzione Biblioteca città di Arezzo 55 documenti scritti e redatti tra 1843 e il 1862, riferibili dunque al periodo del Risorgimento, in particolare aretino.
“Si tratta – ha sottolineato il presidente Alessandro Artini – di lettere, discorsi, programmi politici, circolari e avvisi manoscritti e a stampa. Il Risorgimento è uno dei momenti più belli della storia nazionale, gli eroi che lo hanno contraddistinto sono sicuramente celebrati, basti pensare a quante strade e piazze portano i loro nomi, studiati durante gli anni scolastici ma non approfonditi come meriterebbero e poco ricordati per ciò che hanno significato. Questi documenti originali vanno nella giusta direzione”.
Vanno ad arricchire il già ricco patrimonio della biblioteca e a completare il fondo Leonardo Romanelli, già presente e conservato a sua volta all’interno del fondo Alfredo Bennati.
Brunello Romanelli, discendente di Leonardo Romanelli, aretino e ministro di Grazia e Giustizia nel governo provvisorio toscano del 1848. Spinse i figli, studenti universitari a Pisa, Lorenzo e Orlando, ad arruolarsi durante la prima guerra d’indipendenza quando combatterono a Curtatone e Montanara insieme agli altri volontari toscani che riuscirono a contenere eroicamente gli austriaci: “il mio antenato ha tenuto corrispondenza con Garibaldi e altri importanti protagonisti del periodo di cui credo sia importante, anche per i giovani, scoprire la vera voce”.
L’associazione dedicata all’eroe dei due mondi deriva invece, mutuandone i principi ispiratori, da quella Società di mutuo soccorso fra garibaldini che venne fondata dallo stesso generale nel 1871. I suoi aderenti nel 1898 confluirono nella Società reduci dalle patrie battaglie, fino al 1924 quando la situazione politica italiana e il delitto Matteotti determinarono la rottura, all’interno dei garibaldini, fra oppositori e fautori del fascismo, questi ultimi capitanati da Ezio Garibaldi, figlio di Ricciotti e nipote di Giuseppe. Ezio ebbe allora la meglio costituendo la Federazione italiana volontari garibaldini trasformata nel 1936 in Legione garibaldina, collaterale al regime. Il 15 luglio 1944, con atto rogato da un notaio di Roma, prese forma l’Associazione nazionale reduci garibaldini “Giuseppe Garibaldi” che recuperò il retaggio garibaldino di tradizione democratica.

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