Alfiero Coleschi artista rinascimentale dei giorni d’oggi

Un laboratorio che somiglia a una bottega rinascimentale
A Sansepolcro esiste un laboratorio che somiglia a una bottega rinascimentale, un autentico microcosmo di creatività e produzione, caotico ma non troppo perché, in qualche modo, organizzato, dove si mescolano arte, artigianato, scienza, tecnica e si progettano anche architetture; è lo studio, al numero 59 di via Angelo Scarpetti, di Alfiero Coleschi creativo che non ha limiti. Si interessa a tutti i materiali (legno, pietra, marmo, alabastro, travertino), si dedica anche alla pittura; in questo senso è una delle più variegate e multiformi personalità del mondo dell'arte del nostro territorio. Ha dipinto il Palio della Balestra, ha realizzate le balestre nella sua parte in legno, tra le più belle che si possono vedere nelle competizioni a Sansepolcro e a Gubbio. Classe 1941, diplomato all’Istituto Statale d’Arte di Sansepolcro, è stato insegnante di Intaglio presso l’Istituto d’Arte di Anghiari dal 1961 al 1992. Dal 1968 al 1971, trasferito a Poggiardo in provincia di Lecce, si è avvicinato alla lavorazione della pietra e ha partecipato ad una Mostra collettiva a Maglie (Le) esponendo sculture che hanno ottenuto grandi consensi. Una sua scultura è nel “Bosco Didattico” a Ponte Felcino (Pg) e due nella Pinacoteca di Civitella in Val di Chiana (Ar). Sue opere sono state esposte in varie mostre collettive ed in particolare quelle della Compagnia Artisti, nella Sala espositiva comunale di Palazzo Pretorio e nella Galleria dell'Associazione Franco Alessandrini. In queste collettive, il pubblico ha potuto vedere anche la nuova frontiera a cui si è avvicinato negli ultimi anni ovvero la vetrofusione che ha sviluppato nel laboratorio di Antonella Farsetti.
Nel 2024 un bel saggio della sua creatività è stato messo sotto la miglior luce nella Sansepolcro Art Gallery nella mostra personale, a cura di Stefano Vannini, denominata "70 Anni di manipolArte". Esposte, in questa occasione, opere realizzate in un arco temporale molto ampio; quelli che lo conoscevano hanno avuto la conferma delle sue potenzialità, mentre quelli che non lo conoscevano hanno scoperto un artista dalle mille sfaccettature che, si potrebbe dire, non ha mai tralasciato di indagare tecniche, materie e sensazioni diverse, spesso facendo incontrare mondi nella realizzazione di progetti fantascientifici, di una modernità straordinaria, che starebbe a suo agio nelle gallerie di metropoli internazionali. “L’arte è sempre stato un gioco fin da bambino. Io giocavo con le cose, un rocchetto diventava un carrarmato, una corteccia diventava una barchetta e l’argilla che raccoglievo nel fiume prendeva forma; è stato sempre istintivo, non è che mi ci ha indirizzato nessuno - racconta Coleschi - solamente che io l’ho sempre visto come un lavoro mai come arte. Quando mi chiedono che ho fatto di lavoro rimango un po’ titubante. Lavorare facendo quello che ti piace non è più un lavoro ma diventa quasi un hobby”. Tanti i temi che ha trattati nella sua carriera ma se proprio dovessimo individuare le figure più frequenti, allora dovremmo citare una infinita sarabanda di volti, profili, occhi, autoritratti, estrema sintesi dello sguardo attento di chi si è sempre sentito allievo e ha, fortunatamente, potuto frequentare ambienti dove c’è sempre stato qualcosa di nuovo da imparare. La sua più giovane allieva è, oggi, la nipote Matilde che dimostra doti nel disegno e grande interesse al colorato mondo del nonno, lasciando intravedere un possibile futuro nel mondo della creatività

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