Alzheimer: aumento dei casi e solitudine delle famiglie in Casentino

Promosso un dibattito di particolare successo a Ponte a Poppi con decine di caregiver
Un aumento dei casi di Alzheimer in Casentino, una situazione di forte solitudine delle famiglie e una richiesta di maggiori aiuti assistenziali, economici e psicologici. Questa triplice emergenza è emersa dalla seconda tappa del convegno “Alzheimer, vietato abbandonare le famiglie” che, a Ponte a Poppi, ha riunito istituzioni, associazioni, professionisti e caregiver per fare il punto sulla diffusione della malattia nel territorio, sulle difficoltà quotidiane e sulla necessità di rafforzare una rete di servizi più vicina, integrata e strutturata. L’iniziativa è stata promossa da Antonio Rauti, consigliere con delega al sociale della Casa di Riposo “Fossombroni” di Arezzo, e ha riunito decine di cittadini di tutte le età che hanno contribuito attivamente al dibattito con esperienze dirette, domande e riflessioni su una patologia che investe l’intero nucleo familiare.
Il convegno è stato aperto da un’introduzione del sindaco di Poppi, Federico Lorenzoni, che ha condiviso un report sulla situazione a livello locale, evidenziando come nel territorio siano stati registrati 265 casi di Alzheimer e 530 casi di disturbo cognitivo minore nel solo 2024. Il tasso di prevalenza è in crescita e superiore alla media regionale, con i primi esordi della malattia dopo i sessantacinque anni di età, con picchi soprattutto dopo gli ottanta età e con una maggiore incidenza nella popolazione femminile. La dottoressa neurologa Valentina Nidiaci ha poi fornito una panoramica scientifica con alcune strategie per individuare i primi sintomi e per favorire una diagnosi precoce, sottolineando l’importanza di una presa in carico multidisciplinare per far fronte alla complessità sanitaria e sociale della patologia, infine gli interventi della dottoressa Martina Vignali del centro di riabilitazione di Certomondo gestito dall’Istituto di Agazzi e di Gabriele Conticini della Misericordia di Bibbiena hanno permesso di fornire un approfondimento sulla rete di servizi territoriali. Il convegno, moderato dalla giornalista e scrittrice Marina Martinelli, è terminato con l’ascolto dei familiari che hanno evidenziato prevalentemente le criticità nel ricevere un’assistenza qualificata in termini di posti letto, centri diurni, aiuti economici e sostegni psicologici con il rischio di poter incorrere anche in gravi episodi di burnout, a cui si aggiungono i problemi per l’aumento complessivo del costo medio annuo per paziente e l’arretratezza normativa dovuta a leggi ferme agli anni ‘90. La fotografia della situazione del Casentino emersa dalla serata verrà ora sintetizzata da Antonio Rauti in un documento che sarà integrato con le risultanze dai prossimi incontri in altre vallate e che sarà inviato al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani con l’obiettivo di far partire un virtuoso percorso dalla provincia di Arezzo per avviare concrete politiche socio-sanitarie per affrontare questa emergenza e per iniziare a trattare la malattia non solo con riferimento ai pazienti ma anche alle famiglie.

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