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Anghiari: aggressione ai Mercoledì, condannati i due tifernati

Per futili motivi, si scagliarono contro Ivan Giovagnini, procurandogli lesioni

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Un anno e tre mesi per l’uno, undici mesi per l’altro: è questa la condanna inflitta ai due tifernati – rispettivamente di 41 e 43 anni – che nella notte fra il 18 e il 19 luglio 2018, al termine di una delle serate de “I Mercoledì d’Anghiari”, spinsero a terra e aggredirono con calci alla testa per futili motivi un uomo del posto, Ivan Giovagnini (nella foto), oggi 54enne. I fatti intorno all’una (quasi all’ora di chiusura) in un bar di via Mazzini: Giovagnini sta dialogando con una delle ragazze in compagnia dei due, una giovane di origine polacca che però risiede da molto tempo a Città di Castello e che lui ha incrociato qualche volta in piscina, essendo istruttore di nuoto. Non a caso, sentendola parlare, Giovagnini le dice che non sembra straniera e che il suo “slang” è chiaramente castellano. A quel punto, il 41enne gli si avvicina dicendo: “Che c…. vuoi da quelli di Città di Castello?”. Giovagnini ha solo il tempo di girarsi per chiedergli chi sia, perché l’altro gli risponde con uno spintone: l’anghiarese batte la testa per terra e sviene, il tifernate gli rifila allora un calcio e il suo amico, che assiste alla scena poco distante, accorre e sferra una seconda pedata alla testa quando ha già perso i sensi. Ma i calci sarebbero stati anche di più a indirizzo di una persona che ha perso coscienza. A quel punto interviene il gestore del bar, che fa scudo verso Giovagnini e intima ai due di allontanarsi e di non farsi più rivedere; entrambi, assieme alle loro amiche, se ne andranno dopo l’arrivo dell’ambulanza ma prima dell’intervento dei carabinieri, che li rintracciano attraverso i dati della targa dell’auto. Giovagnini, che tuttora si ritiene una sorta di miracolato (ben peggiori avrebbero potuto essere per lui le conseguenze), viene trasportato al pronto soccorso e rimane ricoverato per una notte: alla fine, fugato ogni timore sulle sue condizioni, se la cava con 18 giorni di prognosi per cefalea e trauma cranico, contusioni alle costole e tumefazioni al viso. Sporge quindi denuncia per quanto accaduto, rivolgendosi agli avvocati Mirco Meozzi, difensore in sede penale e Nicola Rondoni per la parte civile. Si tiene regolarmente il processo (con pm Laura Taddei), vengono sentiti i testimoni di accusa e difesa e alla fine il giudice Antonio Dami, che nel frattempo è succeduto a Giampaolo Mantellassi, emette le sentenze sopra riportate in giudizio di primo grado a carico dei due, con sospensione condizionale della pena, poiché non gravati da precedenti e pagamento delle spese processuali. Da capire ora se i legali dei tifernati faranno appello; di certo, la parte lesa avvierà adesso la causa civile per ottenere il risarcimento dei danni fisici, dal momento che nel corso del dibattimento è stata accertata la deprecabile condotta dei due, fatto forse più grave delle stesse lesioni.

 

La Nazione Arezzo
© Riproduzione riservata
15/03/2023 14:21:59


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