Notizie Nazionali Cronaca

È morto Roberto Maroni dopo aver lottato a lungo con la sua malattia

Co-fondatore della Lega, più volte ministro nei governi Berlusconi e presidente della Lombardia

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Insieme a Umberto Bossi ha fondato la Lega e ha dominato la scena politica per tutta la Seconda Repubblica. Roberto Maroni, più volte ministro nei governi Berlusconi, segretario del Carroccio e presidente della Lombardia, è morto oggi a 6X anni.

Maroni, classe 1966, nasce a Varese in una famiglia in cui il padre è un impiegato di banca e la madre una commerciante. Trascorre la sua infanzia e adolescenza in un paesino di provincia chiamato Lozza, ma frequenta il liceo classico Ernesto Cairoli di Varese dove scopre la passione per la politica grazie a un suo professore cattolico-marxista, Cesare Revelli, Nel 1971, appena sedicenne, Maroni milita in un gruppo marxista-leninista, ma 8 anni dopo arriva l'incontro con Umberto Bossi che cambia la sua vita: “Ero un giovane neolaureato che votava Democrazia proletaria. Un mio amico mi disse che c’era un tipo interessante da conoscere. Mi trovai una sera nella sua casa di Capolago, frazione di Varese. Lui parlava di autonomie, federalismo. Io pensavo: 'Questo è matto. Sto perdendo tempo'. Ma poi disse che voleva fondare una rivista. Mi proposi e nacque il sodalizio”. Il primo comizio di Bossi è datato 1980 e si tiene a Como alla presenza di soli cinque auditori: “due curiosi, due poliziotti e un fascista del Msi, che fece finta di avvicinarsi a Umberto per stringergli la mano e gli diede un cazzotto”. Maroni, invece, nel 1985 viene eletto consigliere comunale della Lega Lombarda a Varese, ma fa il suo esordio su un palco leghista solo nel 1990. Il suo discorso ha un risvolto, per lui, del tutto inaspettato: “Dopo 5 minuti che parlavo, la gente cominciò a guardarsi intorno. Dopo 10, erano visibilmente perplessi. Dopo un quarto d’ora si alza uno della mia sezione e fa: 'Scusa, Maroni… posso?'. 'Ma, veramente…'. E lui, urlando: 'Mandiamo a casa i terroni!'”.

L'ingresso in Parlamento e le prime esperienze di governo

Laureatosi in Giurisprudenza all'Università degli Studi di Milano, Maroni diventa avvocato e lavora per varie società, tra cui anche il Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. La passione politica, però, prende il sopravvento e nel 1989 partecipa alla nascita della Lega Nord. Nel 1992 entra in Parlamento come deputato e ricopre la carica di capogruppo della Lega a Montecitorio. Sono gli anni d'oro della Lega che elegge svariati sindaci al Nord, espugnando città come Milano e Varese, dove Maroni assume il ruolo di assessore al Territorio. Due anni dopo, l'alleanza col centrodestra vince le Politiche e 'Bobo' diventa vicepremier e il ministro dell'Interno che, per primo, non ha la tessera della Democrazia Cristiana. Il governo dura appena sei mesi per volontà di Bossi che toglie la fiducia a Berlusconi, nonostante proprio Maroni decisamente contrario e, per qualche mese si separa dalla Lega. Poco dopo le amministrative del '95 pubblica una lettera in cui ammette d'aver sbagliato e rientra ammettendo l'errore. Nel '96 abbraccia la causa 'secessionista' imposta da Bossi e, quando la polizia va a perquisire la sede della Lega in via Bellerio a Milano per indagare sulla Guardia nazionale padana, Maroni si rende protagonista di uno scontro con un agente. Il dirigente del Carroccio addenta il polpaccio del poliziotto, ma finisce con il naso rotto e una condanna a quattro mesi per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, ma poi tutto si ridurrà a una pena pecuniaria di circa 5mila euro.

Dopo la vittoria del centrodestra alle Politiche del 2001, Maroni diventa ministro del Welfare nel secondo governo Berlusconi. In quell'anno riceve una lettera da un suo collaboratore, Marco Biagi, che lo informava di aver ricevuto delle pesanti minacce alla sua persona. Maroni si attiva per fargli avere la scorta, ma purtroppo il giuslavorista bolognese viene assassinato dalle nuove Brigate Rosse. A lui sarà intestata la riforma con cui Maroni avvia una decisa liberalizzazione del mercato del lavoro. Un'altra importante iniziativa del numero 2 della Lega è il cosiddetto 'Scalone', ossia l'innalzamento dell'età pensionabile dai 57 ai 60 anni, riforma che però sarà abolita dal secondo governo Prodi. Nel 2008, invece, Maroni assume l'incarico di ministro dell'Interno e caratterizza il suo operato per una strenua lotta all'immigrazione clandestina e per i Decreti Sicurezza con cui, tra le varie novità, istituisce la figura del poliziotto di quartiere e la tessera del tifoso.

Maroni, da segretario della Lega a governatore della Lombardia

Nel 2010 il titolare del Viminale partecipa al programma Vieni via con me per ribattere alle accuse fatte da Roberto Saviano in quella stessa trasmissione in merito alla presenza di infiltrazioni mafiose all'interno della Lega. In questo periodo, poi, Maroni dà vita alla corrente dei 'Babari sognanti' che si contrappone al cerchio magico che ruotava attorno a un Bossi sempre più indebolito dopo la malattia che lo aveva colpito sei anni prima. Nel 2012 il 'senatur', travolto dallo scandalo Belsito, si dimette e gli subentra Maroni al grido: “ Pulizia, pulizia e pulizia, senza guardare in faccia a nessuno”. Salito sul palco, subito dopo l'elezione, dirà: “Umberto Bossi è mio fratello lo porterò sempre nel cuore. Ma oggi inizia una fase nuova”. Alle Politiche del 2013 la Lega ottiene il 4%, mentre Maroni vince le Regionali in Lombardia e, dopo un solo anno, lascia la segreteria del partito. Il timone passa a Matteo Salvini che Maroni, inizialmente appoggia con convinzione, ma poi prevale lo scetticismo verso il nuovo corso. “Sovranismo? Per me la sovranità appartiene al popolo, e in questo senso basta essere democratici per essere sovranisti. Se invece – dirà Maroni nel corso di un'intervista - 'sovranismo' significa nazionalismo e quindi centralismo, da buon leghista dico 'no, grazie'. Per il resto, credo che 'sovranismo' sia una definizione in cerca d’autore: si cerca un termine nuovo ora che la Le Pen ha dichiarato morto il lepenismo”.

Il ritiro dalla scena politica e il tumore al cervello

Nel 2018 Maroni annuncia di non volersi ripresentare alla guida della Regione Lombardia “per motivi personali”, ma viene duramente attaccato dal segretario Salvini che blocca sul nascere ogni aspirazione di 'Bobo' di fare il ministro qualora il centrodestra avesse vinto le Politiche di quell'anno. “Se lasci il tuo incarico in Regione Lombardia evidentemente in politica non puoi più fare altro”, dirà il leader del Carroccio. La replica di Maroni non si farà attendere:“Non posso sopportare di essere trattato con metodi stalinisti e di diventare un bersaglio mediatico solo perché a detta di qualcuno potrei essere un rischio. Consiglierei al mio segretario non solo di ricordare che fine ha fatto Stalin e che fine ha fatto Lenin, ma anche di rileggersi un vecchio testo di Lenin. Ricordate? L’estremismo è la malattia infantile del comunismo”.

Lasciata la politica attiva, Maroni avvia una collaborazione con Il Foglio e con l'HuffingtonPost per il quale cura un suo blog. Si dedica alla famiglia, a sua moglie Emilia Macchi e ai suoi tre figli, senza rinunciare alle sue più grandi passioni: il Milan e la musica. Per oltre trent'anni Maroni suona l’organo Hammond nel gruppo musicale Distretto 51. Nel 2020 entra nel Cda del Gruppo San Donato e annuncia la sua volontà di correre come sindaco di Varese alle amministrative dell'anno successivo. È, però, poi, costretto a ritirare la sua candidatura a causa di un tumore al cervello per il quale subisce un importante intervento solo pochi mesi dopo. Nell'ottobre 2021 entra nello staff del ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, per dedicarsi al contrasto del caporalato. Una sorta di affronto per Salvini, anche se Maroni assicura: “Non faccio più politica attiva ma come dissi già ai tempi della crisi del primo governo Berlusconi, quando ero critico verso Umberto Bossi, io sono leghista e resterò nella Lega finché campo”.

Notizia tratta da ilgiornale.it
© Riproduzione riservata
22/11/2022 08:45:09


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