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Il Papa ad Assisi: “La terra brucia e va in rovina, i giovani facciano chiasso”

L’appello per una nuova economia mondiale “che non uccida”

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È il tempo di un «nuovo coraggio nell’abbandono delle fonti fossili d’energia, di accelerare lo sviluppo di fonti a impatto zero o positivo». La terra «brucia», non basta «fare il maquillage, bisogna mettere in discussione il modello di sviluppo», che va cambiato subito, senza aspettare «il prossimo summit». Il Papa arriva ad Assisi per intervenire all’evento “Economy of Francesco” che coinvolge mille giovani imprenditori, da 100 paesi, con cui firma un «Patto» per cambiare l’«economia che uccide in economia di pace» e disegnare un nuovo sistema finanziario mondiale. Ai ragazzi quali lancia un incoraggiamento: «Voi siete chiamati a diventare artigiani e costruttori della casa comune che sta andando in rovina». Serve un lavoro «degno, per tutti e ben remunerato», altrimenti i giovanissimi «non diventano veramente adulti, le diseguaglianze aumentano». E ribadisce una denuncia: «La donna non può essere madre, incinta la buttano fuori».

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Al suo arrivo nel piazzale antistante il «Pala-Eventi» di Santa Maria degli Angeli, è un saluto prolungato quello di Francesco ai bambini di Assisi che lo hanno atteso fuori dal Teatro Lyrick. Il Pontefice, una volta sceso dall'elicottero, percorre in carrozzina un tratto del tragitto verso il Teatro. Durante il quale si fermato e si alza, appoggiato a un bastone, dirigendosi verso i bambini. Con i quali parlare, poggiando spesso la sua mano sulle loro teste per una carezza. Poi all'ingresso nel Teatro viene accolto da tre giovani, in rappresentanza dei partecipanti all’avvenimento; dal prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, il cardinale Michael Czerny; dall’arcivescovo-vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, e di Foligno, monsignor Domenico Sorrentino; dal presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei; dal prefetto di Perugia, Armando Gradone; dal sindaco di Assisi e presidente della Provincia di Perugia, Stefania Proietti; dai membri del comitato promotore, Luigino Bruni; Francesca di Maolo e suor Alessandra Smerilli; e da rappresentanti delle Famiglie Francescane di Assisi e della Pro Civitate Christiana.

Il Papa ascoltando i giovani economisti commentando le prime testimonianze dei ragazzi con una battuta, chiede loro di farsi sempre sentire: «Se non avete niente da dire almeno fate chiasso!», dice ridendo.

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Dopo vari momenti musicali e teatrali, le testimonianze di otto giovani, il Vescovo di Roma pronuncia il Suo discorso.

Afferma di avere «atteso da oltre tre anni questo momento, da quando, il primo maggio 2019, vi scrissi la lettera che vi ha chiamati e poi vi ha portati qui ad Assisi. Per tanti di voi l’incontro con l’Economia di Francesco ha risvegliato qualcosa che avevate già dentro. Eravate già impegnati nel creare una nuova economia; quella lettera vi ha messo insieme, vi ha dato un orizzonte più ampio, vi ha fatto sentire parte di una comunità mondiale di giovani che avevano la vostra stessa vocazione. E quando un giovane vede in un altro giovane la sua stessa chiamata, e poi questa esperienza si ripete con centinaia, migliaia di altri giovani, allora diventano possibili cose grandi, persino sperare di cambiare un sistema enorme e complesso come l’economia mondiale. Voi giovani, con l’aiuto di Dio, lo sapete fare, lo potete fare; i giovani l’hanno fatto altre volte nel corso della storia. State vivendo la vostra giovinezza in un’epoca non facile: la crisi ambientale, poi la pandemia e ora la guerra in Ucraina e le altre guerre che continuano da anni in diversi Paesi, stanno segnando la vostra vita. La nostra generazione vi ha lasciato in eredità molte ricchezze, ma non abbiamo saputo custodire il pianeta e non stiamo custodendo la pace. Voi siete chiamati a diventare artigiani e costruttori della casa comune, una casa comune che “sta andando in rovina”». Una nuova economia, «ispirata a Francesco d’Assisi, oggi può e deve essere un’economia amica della terra e un’economia di pace. Si tratta di trasformare un’economia che uccide in un’economia della vita, in tutte le sue dimensioni».

Papa Francesco ha «apprezzato la vostra scelta di modellare questo incontro di Assisi sulla profezia. La vita di Francesco d’Assisi, dopo la sua conversione, è stata una profezia, che continua anche nel nostro tempo. Nella Bibbia la profezia ha molto a che fare con i giovani. Samuele quando fu chiamato era un fanciullo, Geremia ed Ezechiele erano giovani; Daniele era un ragazzo quando profetizzò l’innocenza di Susanna e la salvò dalla morte; e il profeta Gioele annuncia al popolo che Dio effonderà il suo Spirito e “diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie”». Secondo le Scritture, i ragazzi sono «portatori di uno spirito di scienza e di intelligenza. Fu il giovane Davide a umiliare l’arroganza del gigante Golia. In effetti, quando alla comunità civile e alle imprese mancano le capacità dei giovani è tutta la società che appassisce, si spegne la vita di tutti. Manca creatività, manca ottimismo, manca entusiasmo. Una società e un’economia senza giovani sono tristi, pessimiste, ciniche. Ma grazie a Dio voi ci siete: non solo ci sarete domani, ma ci siete oggi; voi non siete soltanto il “non ancora”, siete anche il “già”, siete il presente. Un’economia che si lascia ispirare dalla dimensione profetica si esprime oggi in una visione nuova dell’ambiente e della terra. Sono tante le persone, le imprese e le istituzioni che stanno operando una conversione ecologica». Bisogna andare avanti «su questa strada, e fare di più. Questo “di più” voi lo state facendo e lo state chiedendo a tutti. Non basta fare il maquillage, bisogna mettere in discussione il modello di sviluppo». La situazione è tale che «non possiamo soltanto aspettare il prossimo summit internazionale: la terra brucia oggi, ed è oggi che dobbiamo cambiare, a tutti i livelli». In questo ultimo anno «voi avete lavorato sull’economia delle piante, un tema innovativo. Avete visto che il paradigma vegetale contiene un diverso approccio alla terra e all’ambiente. Le piante sanno cooperare con tutto l’ambiente circostante, e anche quando competono, in realtà stanno cooperando per il bene dell’ecosistema. Impariamo dalla mitezza delle piante: la loro umiltà e il loro silenzio possono offrirci uno stile diverso di cui abbiamo urgente bisogno. Perché, se parliamo di transizione ecologica ma restiamo dentro il paradigma economico del Novecento, che ha depredato le risorse naturali e la terra, le manovre che adotteremo saranno sempre insufficienti». La Bibbia è «piena di alberi e di piante, dall’albero della vita al granello di senape. E San Francesco ci aiuta con la sua fraternità cosmica con tutte le creature viventi. Noi uomini, in questi ultimi due secoli, siamo cresciuti a scapito della terra. L’abbiamo spesso saccheggiata per aumentare il nostro benessere, e neanche il benessere di tutti». È questo «il tempo di un nuovo coraggio nell’abbandono delle fonti fossili d’energia, di accelerare lo sviluppo di fonti a impatto zero o positivo».

E poi «dobbiamo accettare il principio etico universale – che però non piace – che i danni vanno riparati: se siamo cresciuti abusando del pianeta e dell’atmosfera, oggi dobbiamo imparare a fare anche sacrifici negli stili di vita ancora insostenibili». Altrimenti, saranno «i nostri figli e nipoti a pagare il conto, un conto che sarà troppo alto e troppo ingiusto». Occorre un cambiamento «rapido e deciso. Conto su di voi! Non lasciateci tranquilli, e dateci l’esempio!».

La sostenibilità, poi, è una realtà «a più dimensioni. Oltre a quella ambientale ci sono anche le dimensioni sociale, relazionale e spirituale. Quella sociale incomincia lentamente ad essere riconosciuta: ci stiamo rendendo conto che il grido dei poveri e il grido della terra sono lo stesso grido». Pertanto, quando «lavoriamo per la trasformazione ecologica, dobbiamo tenere presenti gli effetti che alcune scelte ambientali producono sulle povertà. Non tutte le soluzioni ambientali hanno gli stessi effetti sui più poveri, e quindi vanno preferite quelle che riducono la miseria e le diseguaglianze. Mentre cerchiamo di salvare il pianeta, non possiamo trascurare l’uomo e la donna che soffrono». L’inquinamento che «uccide non è solo quello dell’anidride carbonica, anche la diseguaglianza inquina mortalmente il nostro pianeta. Non possiamo permettere che le nuove calamità ambientali cancellino dall’opinione pubblica le antiche e sempre attuali calamità dell’ingiustizia sociale».

C’è poi una insostenibilità delle «nostre relazioni: in molti Paesi le relazioni delle persone si stanno impoverendo. Soprattutto in Occidente, le comunità diventano sempre più fragili e frammentate. La famiglia, in alcune regioni del mondo, soffre una grave crisi, e con essa l’accoglienza e la custodia della vita. Il consumismo attuale cerca di riempire il vuoto dei rapporti umani con merci sempre più sofisticate – le solitudini sono un grande affare nel nostro tempo! –, ma così genera una carestia di felicità».

Va considerata poi «una insostenibilità spirituale del nostro capitalismo». L’essere umano, «creato a immagine e somiglianza di Dio, prima di essere un cercatore di beni è un cercatore di senso». Ecco perché il «primo capitale di ogni società è quello spirituale, perché è quello che ci dà le ragioni per alzarci ogni giorno e andare al lavoro, e genera quella gioia di vivere necessaria anche all’economia». Il mondo sta consumando «velocemente questa forma essenziale di capitale accumulata nei secoli dalle religioni, dalle tradizioni sapienziali, dalla pietà popolare. E così soprattutto i giovani soffrono per questa mancanza di senso: spesso di fronte al dolore e alle incertezze della vita si ritrovano con un’anima impoverita di risorse spirituali per elaborare sofferenze, frustrazioni, delusioni e lutti. La fragilità di molti giovani deriva dalla carenza di questo prezioso capitale spirituale: un capitale invisibile ma più reale dei capitali finanziari o tecnologici. C’è un urgente bisogno di ricostituire questo patrimonio spirituale essenziale. La tecnica può fare molto: ci insegna il “cosa” e il “come” fare: ma non ci dice il “perché”; e così le nostre azioni diventano sterili e non riempiono la vita, neanche la vita economica. Trovandomi nella città di Francesco, non posso non soffermarmi sulla povertà. Fare economia ispirandosi a lui significa impegnarsi a mettere al centro i poveri». A partire da «essi guardare l’economia, a partire da essi guardare il mondo. Senza la stima, la cura, l’amore per i poveri, per ogni persona povera, per ogni persona fragile e vulnerabile, dal concepito nel grembo materno alla persona malata e con disabilità, all’anziano in difficoltà, non c’è “Economia di Francesco”». Il Pontefice aggiunge: «Un’economia di Francesco non può limitarsi a lavorare per o con i poveri». Fino a quando il «nostro sistema produrrà scarti e noi opereremo secondo questo sistema, saremo complici di un’economia che uccide. Chiediamoci allora: stiamo facendo abbastanza per cambiare questa economia, oppure ci accontentiamo di verniciare una parete cambiando colore, senza cambiare la struttura della casa? Forse la risposta non è in quanto noi possiamo fare, ma in come riusciamo ad aprire cammini nuovi perché gli stessi poveri possano diventare i protagonisti del cambiamento».

San Francesco «ha amato non solo i poveri, ha amato anche la povertà. Francesco andava dai lebbrosi non tanto per aiutarli, andava perché voleva diventare povero come loro. Seguendo Gesù Cristo, si spogliò di tutto per essere povero con i poveri. Ebbene, la prima economia di mercato è nata nel Duecento in Europa a contatto quotidiano con i frati francescani, che erano amici di quei primi mercanti. Quella economia creava ricchezza, certo, ma non disprezzava la povertà. Il nostro capitalismo, invece, vuole aiutare i poveri ma non li stima, non capisce la beatitudine paradossale: “beati i poveri”. Noi non dobbiamo amare la miseria, anzi dobbiamo combatterla, anzitutto creando lavoro, lavoro degno». Ma il Vangelo «ci dice che senza stimare i poveri non si combatte nessuna miseria. Ed è invece da qui che dobbiamo partire, anche voi imprenditori ed economisti: abitando questi paradossi evangelici di Francesco».

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
24/09/2022 14:45:07


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