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L'Italia va verso una siccità cronica, le conseguenze sul piano economico saranno pesanti

Nel 1540, gli europei colpiti dalla siccità rischiavano fame e dissenteria

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Temperature sopra i 40 gradi dalla Polonia alla Francia. Reno, Elba e Senna da guadare anche camminando. A Parma, l'unica acqua disponibile portata da fuori. Certo, con carri trainati dagli asini, specificano i cronisti dell'epoca. Queste scene, infatti, raccontano l'Europa del 1540, ai tempi di Carlo V e Michelangelo e, da allora, non si erano più viste. Fino ad oggi: l'estate 2022 è la più calda e la più secca da 500 anni, con i grandi fiumi quasi asciutti e le ondate di calore a cascata, come neanche nelle profezie degli ecologisti più assatanati.

Sicità severa in metà Europa

Il quadro in cui inserire le immagini-choc che vediamo la sera in televisione - fra relitti che emergono dal passato e ponti sul vuoto – lo hanno fornito ieri gli esperti del Centro di ricerca congiunto della Ue: metà Europa attraversa una siccità “severa” e il 17 per cento addirittura “estrema”, da allarme rosso. Si tratta dell'Italia, in particolare dell'alto Tirreno (Toscana, Lazio, Sardegna) e di tutta la pianura padana; la Francia a sud ovest e a nord est, la Germania orientale, l''Europa dell'est in genere, il grosso dei Balcani. I temporali degli ultimi giorni hanno fornito qualche ristoro, ma momentaneo. Da qui a ottobre, le piogge dovrebbero tornare al livello degli anni scorsi, ma non basterà – dicono gli esperti – per ricostituire una situazione di normalità nell'umidità dei suoli e nel livello dei bacini idrici. In Spagna e Portogallo e in genere nel Mediterraneo occidentale, tuttavia, le condizioni resteranno drammatiche fino a novembre.

L'Italia va verso una siccità cronica

E poi? Nessuno sembra dubitare che sia l'opera a lungo termine dell'effetto serra e del conseguente cambiamento climatico. Ma è anche la prova che le medie ingannano. Dall'epoca preindustriale, la temperatura media del globo è salita di circa un grado. Ma, in Europa, del doppio, due gradi, e ancora di più intorno al Mediterraneo. La siccità di queste settimane, infatti, viene da lontano. In Italia, abbiamo avuto un inverno anormalmente caldo e asciutto. Niente pioggia per 100 giorni e due gradi in più, fra dicembre e gennaio, rispetto alla media abituale. A fine febbraio, racconta un articolo uscito sull'autorevole Nature, il livello dell'acqua nei fiumi italiani sembrava quello di agosto. Niente pioggia, niente neve, niente riserve idriche. Parlavamo di siccità già a primavera.

Sempre secondo Nature, del resto, l'Italia deve prepararsi ad un futuro di siccità cronica. Quella attuale è la peggiore degli ultimi 70 anni, dicono i tecnici. Ma chi segue ogni giorno il più grande fiume italiano sottolinea che, per il Po, questa è la sesta crisi nel giro di soli venti anni. Dal punto di vista ecologico è un disastro. Nei fiumi e nei laghi prosciugati i più colpiti sono gli esemplari di fauna e flora che hanno bisogno di più tempo per svilupparsi e, nelle acque stagnanti, proliferano i batteri: le autorità sanitarie registrano un aumento dei casi di salmonella e di zanzare letali.

Le conseguenze sul piano economico

Ma le conseguenze sono pesanti anche sul piano economico. Nel 1540, gli europei colpiti dalla siccità rischiavano fame e dissenteria. Non di veder barcollare, però, un intero modello di civiltà. La nostra ha un bisogno enorme, quasi disperato, di acqua. Per l'agricoltura intensiva, anzitutto. I rapporti della Ue segnalano che i raccolti di mais, girasole e soia sono del 12-16 per cento inferiori alla media degli ultimi cinque anni. Non morremo di fame, ma, con l'inflazione che già galoppa, non avevamo bisogno di altre spinte al rincaro dei prezzi.

L'anello più debole – e decisivo – è però un altro: l'elettricità. La nostra civiltà si basa sull'energia elettrica e l'elettricità ha bisogno di acqua. Per riempire i bacini delle dighe, le nostre e quelle degli altri paesi. La Norvegia ha appena detto che potrebbe essere costretta a ridurre le esportazioni di gas, per far fronte alla crisi del suo idroelettrico. Ma anche per far funzionare le centrali atomiche che, nonostante quanto dicono spesso i sostenitori del nucleare, non sono impervie ad ogni situazione: se l'acqua dei fiumi è troppo calda o non ce n'è abbastanza, le centrali si fermano perché non si possono raffreddare i reattori. I passaggi a vuoto dell'idroelettrico e del nucleare si incrociano con l'emergenza gas, quasi un assist a Putin e alla sua invasione dell'Ucraina. L'ultimo colpo di coda di questa estate maledetta.

Notizia tratta da Tiscali.it
© Riproduzione riservata
25/08/2022 15:28:08


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