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"È la donna più potente di Russia": ecco chi tiene testa allo Zar

Scopriamo chi è Elvira Nabiullina, la governatrice della Banca centrale russa

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Elvira Nabiullina è la donna più potente di Russia e una figura chiave nel sistema di potere vicino al presidente russo Vladimir Putin. Di cui rappresenta, da governatrice della Banca centrale, un'architrave sostanziale. Dotata del potere di governare i cordoni della borsa del Paese e di una residua pulsione tecnocratica che rappresenta ciò che rimane del sistema di potere del premier Evgenij Primakov. Nabiullina è una delle poche figure che, anche nei giorni della guerra d'Ucraina, è depositaria di un potere fondamentale: poter contraddire lo Zar, alla cui resistenza al potere ha contribuito come pochi venendo acclamata come "salvatrice" dell'economia della Russia due volte, dopo la Grande Recessione e dopo l'annessione della Crimea nel 2014. E oggi Nabiullina cerca di riuscire nell'impresa per la terza volta, costruendo l'argine alle sanzioni occidentali che stanno colpendo l'economia russa dopo lo scoppio del conflitto con Kiev.

L'economista liberale nel cuore della Russia post-sovietica

La Nabiullina è nata da una famiglia di umili condizioni e di orgine tatara a Ufa, vicina al confine kazako, il 29 ottobre 1963. Si è formata negli Anni Ottanta tra la città natale e la capitale Mosca, alla cui Università di Stato completò gli studi in Economia nel 1986. Negli anni della fine dell'Unione Sovietica e della perestrojka si formò come economista permeata dalle tendenze liberali e mercantiliste che iniziavano, timidamente, a farsi piede nel senescente sistema sovietico.

Dopo un'iniziale attività di ricercatrice, dal 1991 Nabiullina ha lavorato per una delle prime associazioni imprenditoriali di categoria dell'Urss, l'Unione per la Scienza e l'Industria dell'Urss, un gruppo di pressione promuovente gli interessi delle imprese, e quindi presso il suo ente successore, l'Unione Russa degli Industriali e degli Imprenditori, tra le poche istituzioni che cercavano di mettere ordine nel Far West economico e commerciale creatosi dopo il crollo della superpotenza comunista. L'esperienza maturata nel settore.imprenditoriale attirò l'attenzione sulla Nabiullina da parte di molti esponenti della nuova élite post-comunista che cercavano di porre un argine all'anarchia nazionale dell'era di Boris Eltsin. Tra questi si segnalava Herman Gref, capo del think tank indipendente Center for Strategic Development (Csd) e il futuro primo ministro Evgenij Primakov.

In quest'ottica mautrò la chiamata istituzionale: nel 1994 Nabiullina entrò al Ministero dello Sviluppo Economico e del Commercio come funzionaria, nel 1997 fu nominata viceministro e ricoprì per un anno la carica fino alla chiamata, nel 1998 alla guida della banca pubblica Sberbank. Si costituì in quella fase il nocciolo duro dell'élite tecnocratica che avrebbe resistito a lungo nel ventennio putiniano: Nabiullina tra il 2000 e il 2007 è stata prima vice e poi direttrice (dal 2003) del Csd sostenendo la strategia di Gref, nominato Ministro dello Sviluppo Economico dal neo-presidente Putin, per valorizzare l'economia russa aprendo a un moderato ritorno dello Stato e a uno sfruttamento a fini mercantilistici degli asset pregiati riacquistati dagli oligarchi e sfruttati. Gas e petrolio innanzitutto, ovviamente. Questo portò la Russia a voler partecipare, fino alla Grande Recessione, al banchetto della globalizzazione neoliberista fornendo materie prime energetiche a costi sempre crescenti.

La "salvatrice" della Russia

Nel 2007 Nabiullina sostituì proprio il suo mentore, Gref, come Ministro dello Sviluppo Economico trovandosi presto a dover dialogare con Alexei Kudrin, Ministro delle Finanze, per rispondere allo tsunami della Grande Recessione. A cui Mosca rispose provando a difendere il cambio del rublo contro gli scossoni e la volatiltià. Una prova generale, durata cinque anni, del decollo nelle istituzioni prima come consigliera numero uno di Putin per l'Economia (2012-2013) e poi, dal 2013 ad oggi, come governatrice della Banca centrale.

Dopo l'invasione della Crimea e la partita politica del 2014 Nabiullina si è trovata ad affrontare con durezza la tempesta delle sanzioni: la Nabiullina ha scelto una strategia molto chiara in questi anni, paragonabile alla linea di Luigi Einaudi (governatore della Banca d’Italia) e Giuseppe Pella (Ministro del Tesoro) nei governi italiani dell’immediato secondo dopoguerra guidati da Alcide De Gasperi. L'obiettivo è stato chiaro fin dall'inizio: difendere il rublo per evitare il default della Russia, con il fine di stimolare l’accumulazione di riserve e spingere il governo a una linea prudente di bilancio. In otto anni questo ha consentito alla Russia di accumulare riserve in valuta e oro di circa 600 miliardi di dollari, propugnando una vera e propria strategia di "economia della resistenza". Nabiullina è stata nominata nel 2014 nella classifica Forbes delle donne più potenti del mondo, indicata dopo aver "avuto il difficile compito di gestire il tasso di cambio del rublo durante la crisi politica ucraina, e di favorire la crescita di un'economia che cerca di evitare una recessione".

Le prestigiose testate Eurobanker nel 2015 e The Banker nel 2017 la hanno nominata "governatrice dell'anno" mentre la Russia riusciva a stabilizzarsi sulle sanzioni e Putin più volte la salutava come "salvatrice della Russia". I risultati sono stati ottenuti in una fase di prezzi negativi per l'economia russa del petrolio e del gas naturale. Anche nelle fasi più dure Nabiullina si è attenuta alla sua politica monetaria ultraconservatrice. Nel giro di pochi anni il Paese è tornato a crescere e l'inflazione è crollata. Putin ha inoltre elogiato i suoi "sforzi energici [contro] il banditismo" nella repressione della corruzione bancaria.

Nella tempesta d'Ucraina

Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina il Moscow Times ha dichiarato che Nabiullina ha grandi responsabilità per aver preparato la Russia a un’economia di guerra. Indubbiamente la Russia non avrebbe mai potuto gestire l'offensiva senza le risorse accumulate negli anni in cui, parallelmente, si avviava il decoupling dall'Occidente. Ma la governatrice si è sempre dichiarata contraria all'invasione del Paese limitrofo, che del resto le hanno rotto le uova nel paniere nelle settimane in cui si preparava una strategia monetaria per l'era post-pandemica.

Come ha scritto il Financial Times, "poco prima che la Russia iniziasse ad ammassare truppe ed equipaggiamenti al confine ucraino, Nabiullina sembrava avere più successo che mai. Ha parlato di ottenere un'inflazione post-pandemia persino inferiore all'obiettivo del 4%. Ha trovato supporto per una delle posizioni più dure al mondo sulle criptovalute". Ma il suo lavoro, con la guerra in Ucraina, "è stato capovolto". La governatrice si ritrovò dopo la guerra a gestire un’economia in declino chiamata a riconvertirsi allo sforzo bellico, un mercato valutario interno nel caos, la morsa di nuove sanzioni sempre più devastanti. Il grande gelo andato in scena con Putin nei primi giorni è stato seguito da una serie di azioni volte a evitare gli effetti di una guerra economica indiscriminata con l'Occidente.

Chiedendo agli esportatori di gas di convertire l'80% degli euro e dei dollari incassati in rubli, ha contribuito a rivalutare la divisa russa; impennando i tassi al 20% ha evitato il boom di un'inflazione corsa comunque al 20%; parlando chiaramente dei rischi recessivi e del crollo del Pil nel 2022 (-10% nelle previsioni) si è dimostrata realista. Adulto nella stanza dell'economia russa, Nabiullina prova a salvare nuovamente la Russia nel cuore della guerra di Putin all'Ucraina. Sarà dura: ma le prime settimane di conflitto hanno dimostrato che la credibilità e il realismo non sono venute meno. E per una Banca centrale la credibilità dei suoi vertici è ancora fondamentale, anzi è tutto: la lezione di Guido Carli si applica anche al ruolo della meno allineata ma più decisiva figura negli apparati di potere russi.

Notizia e foto tratte da Il Giornale
© Riproduzione riservata
16/08/2022 16:55:03


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