Opinionisti Claudio Cherubini

Inno al merletto: una stele tridimensionale

Si sta preparando il 2° Concorso internazionale Intr3cci

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“Inno al merletto: una stele tridimensionale” è il tema del 2° concorso internazionale che è in programma all’interno del festival INTR3CCI, organizzato a Sansepolcro dal 3 al 5 giugno 2022 dall’associazione “Il merletto nella città di Piero della Francesca”

L’associazione quest’anno, visto il successo della passata edizione nonostante le restrizioni del Covid, vuole omaggiare gli intrecci della trina a fuselli con una stele che a dire delle organizzatrici dovrà essere intesa “come elogio alla trina, ma anche con un personale racconto, che si snoda lungo la tridimensionalità dell’opera stessa”. Da tutto il mondo arriveranno a Sansepolcro composizioni artistiche che il 5 giugno si contenderanno il fusello d’oro (i fuselli sono, insieme al tombolo – il cuscino – gli attrezzi indispensabili per realizzare il merletto). Non a caso il nome “Intrecci” è stato scelto per significare non solo l’intreccio di filo, ma anche il collegamento fra le comunità, fra le diverse associazioni italiane ed estere del merletto, fra le persone e le loro espressioni artistiche guardando verso il futuro e intrecciando le radici con quelle della tradizione.

A Sansepolcro si può far iniziare la tradizione del merletto alla fine dell’Ottocento, quando le sorelle Adele e Ginna Marcelli iniziarono la loro attività. Il merletto era un’arte muliebre antica che aveva raggiunto la piena maturità nel Cinquecento e che si era affermata nell’abbigliamento maschile e femminile dei ceti sociali più elevati nel Seicento e nel Settecento, seguendo l’evoluzione della moda. Ancora ai primi del Novecento le trine adornavano i vestiti di ogni ceto sociale e le sorelle Marcelli inizialmente si inserirono in questa tradizione, ma poi contraddistinsero i loro merletti tanto da identificarli come un prodotto tipico della loro scuola e il merletto di Sansepolcro diventò uno dei migliori d’Italia. Nella “Premiata Scuola di Merletto a Fusello di A. e G. Marcelli” i disegni venivano quasi tutti creati da Ginna Marcelli e successivamente anche dal marito Domenico Petri, sarto con la passione per il disegno, sposato nel 1919. L’intuito imprenditoriale di Ginna Marcelli, che accostò subito il ricamo al merletto e che riuscì sempre a rispondere alle nuove esigenze del mercato con le più svariate applicazioni delle sue trine, permise lo sviluppo e la diffusione di questa lavorazione: la produzione veniva venduta in Italia e all’estero (Europa e America) già prima della Grande Guerra. Gli anni più fiorenti dell'attività di Ginna Marcelli furono quelli dal 1918 al 1929, anno della crisi di Wall Street, che bloccò l’esportazione dei merletti verso gli Stati Uniti. In questo periodo il numero delle operaie occupate (fra interne ed esterne) era arrivato a superare le 800 unità. Gli anni Trenta furono anni di grosse difficoltà economiche per la Marcelli, ma nel secondo dopo guerra l’attività torno prolifica anche in seguito alla collaborazione con la ditta Luisa Spagnoli, per la quale Ginna Marcelli forniva inserti di trine per golf di lana d’angora e abiti di seta. Poi, le influenze della cultura americana nella vita degli italiani avviarono la creazione di nuovi prodotti come ‘i serviti all’americana’ o ‘i serviti da tè’ (tovagliette sottopiatto). Così l’attività del merletto a fuselli tornò fiorente e nel 1951 si rilevò come gran parte della produzione venisse esportata nell’America del Nord.

La produzione del merletto a fuselli decadde negli anni Settanta, ma la tradizione a Sansepolcro rimase viva anche negli anni successivi e oggi si esprime con successo nell’attività dell’associazione “Il Merletto nella Città di Piero”. Oggi ‘fare il tombolo’ non è più un lavoro ma è una passione, non è più arrotondare le entrate familiari ma lavorare il merletto per il piacere. Così l’arte d’intrecciare i fili da un lavoro per integrare il magro bilancio familiare di tante casalinghe e anche da strumento di emancipazione femminile per alcune di loro, oggi si è trasformata, abbandonando in diversi casi le tradizionali composizioni decorative per l’arredamento della casa o delle chiese, più compiutamente in strumento di espressione della creatività artistica dove sono ancora le donne, per la stragrande maggioranza, a realizzare immagini eleganti e raffinate di quella che la storica dell’arte Doretta Davanzo Poli definì la ‘Cenerentola’ delle arti minori e cioè l’arte tessile che il merletto può meritatamente contribuire a emancipare.

Quest’anno oltre alla seconda edizione del concorso, all’interno del Festival degli Intr3cci nei giorni dal 3 al 5 giugno si terrà nella Sala delle esposizioni di Palazzo Pretorio, in piazza Garibaldi, a Sansepolcro un evento nuovo per la città: un’estemporanea di merletto. Le merlettaie e i merlettai che non appartengono all’associazione di Sansepolcro potranno esibirsi a realizzare un’opera entro 16 ore, basandosi su disegni preparati dalla presidente Lelia Riguccini su due tematiche: “l’architettura cittadina” e “le erbe medicinali”. E’ un’occasione per tutti per osservare l’abilità degli artisti del filo e veder nascere un’opera d’arte.

Nella foto: l’opera intitolata “Fonte di vita”, vincitrice del concorso 2021 realizzata da Alessandra Polleggioni di Orvieto.

Claudio Cherubini
© Riproduzione riservata
28/04/2022 12:38:40

Claudio Cherubini

Imprenditore e storico locale dell’economia del XIX e XX secolo - Fin dal 1978 collabora con vari periodici locali. Ha tenuto diverse conferenze su temi di storia locale e lezioni all’Università dell’Età Libera di Sansepolcro. Ha pubblicato due libri: nel 2003 “Terra d’imprenditori. Appunti di storia economica della Valtiberina toscana preindustriale” e nel 2016 “Una storia in disparte. Il lavoro delle donne e la prima industrializzazione a Sansepolcro e in Valtiberina toscana (1861-1940)”. Nel 2017 ha curato la mostra e il catalogo “190 anni di Buitoni. 1827-2017” e ha organizzato un ciclo di conferenza con i più autorevoli studiosi universitari della Buitoni di cui ha curato gli atti che sono usciti nel 2021 con il titolo “Il pastificio Buitoni. Sviluppo e declino di un’industria italiana (1827-2017)”. Ha pubblicato oltre cinquanta saggi storici in opere collettive come “Arezzo e la Toscana nel Regno d’Italia (1861-1946)” nel 2011, “La Nostra Storia. Lezioni sulla Storia di Sansepolcro. Età Moderna e Contemporanea” nel 2012, “Ritratti di donne aretine” nel 2015, “190 anni di Buitoni. 1827-2017” nel 2017, “Appunti per la storia della Valcerfone. Vol. II” nel 2017 e in riviste scientifiche come «Pagine Altotiberine», quadrimestrale dell'Associazione storica dell'Alta Valle del Tevere, su «Notizie di Storia», periodico della Società Storica Aretina, su «Annali aretini», rivista della Fraternita del Laici di Arezzo, su «Rassegna Storica Toscana», organo della Società toscana per la storia del Risorgimento, su «Proposte e Ricerche. Economia e società nella storia dell’Italia centrale», rivista delle Università Politecnica delle Marche (Ancona), Università degli Studi di Camerino, Università degli Studi “G. d’Annunzio” (Chieti-Pescara), Università degli Studi di Macerata, Università degli Studi di Perugia, Università degli Studi della Repubblica di San Marino.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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