Opinionisti Claudio Cherubini

La crisi economica di un secolo fa

Cronache di altri tempi: la recessione del 1921-22 a Sansepolcro

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Alla fine della prima guerra mondiale la produzione agraria era in crescita «stimolata dalla domanda e dagli alti prezzi inflazionistici». Così nel 1921 le quantità di cereali prodotti in Italia tornarono ai livelli di prima della guerra. Ma l’intensificarsi delle produzioni agricole americane e la continua crescita di quelle europee generarono una crisi di sovrapproduzione e un crollo dei prezzi prima agricoli e poi industriali, con un conseguente contraccolpo per la situazione ancora difficile delle imprese impegnate nella riconversione degli impianti. Poiché in Valtiberina le aziende non avevano partecipato alla guerra, anche la recessione economica arrivò marginalmente, ma è in questo clima che nel 1922 il regio commissario di Sansepolcro chiese al pastificio Buitoni quale fosse il prezzo della pasta, facendo notare che, in seguito alle sue raccomandazioni, «i macellai, gli erbivendoli ed altri esercenti locali [avevano] diminuito, [...], i prezzi di vendita». Anche se non era esplicita la richiesta di riduzione dei prezzi, la Buitoni così rispose: «In risposta [...], possiamo assicurare cotesto On. Commissario che le nostre paste di prima qualità vendute a dettaglio a L. 2,45 al Kilo, sono buonissime ed anche di bella apparenza, ma nonostante la generalità degli operai e dei braccianti ecc. preferisce sempre di acquisire la pasta raffinata che viene venduta a dettaglio a L. 3,30 al Kilo, anzi qualcuno domanda se non c’è la L. 3,50 perché prenderebbe quella! Facciamo osservare che dal giorno 9 ottobre al 31 stesso mese i molini, in tre volte hanno aumentato i semolini di L. 7 a Q.le come possiamo dimostrare con documenti alla mano. In ogni modo volendo aderire alle raccomandazioni che ci vengono fatte, abbiamo deciso che oggi il prezzo della pasta raffinata sarà diminuito di dieci centesimi al Kilo, quello della pasta di 1° qualità di cinque centesimi al Kilo. Diminuiremo di dieci centesimi al Kilo anche il prezzo della pasta di seconda qualità, ma questo resta inutile perché nonostante la pasta sia mangiabilissima e molto meglio di quella che veniva venduta in tempo di guerra, nessuno la vuole. [...]».

Non era certo con qualche ritocco dei prezzi al consumo che si poteva risolvere la disoccupazione e la difficile crisi dei consumi dei primi anni Venti e d’altra parte anche la classe dirigente italiana stava ricorrendo ad altre misure, tra cui anche una diminuzione delle retribuzioni. Anche in Valtiberina «varie imprese e ditte» ridussero i salari e quando anche al pastificio Buitoni scesero le retribuzioni, con quel paternalismo tipico della classe imprenditoriale italiana dei primi del Novecento, i Buitoni, nel maggio 1923, riscrissero al sindaco di Sansepolcro: «[...], portiamo alla di Lei conoscenza come al seguito dell'avvenuta diminuzione dei salari ai nostri Operai, abbiamo già portato un ribasso di L. 10 a quintale sulle paste che vendiamo ai negozi del Paese. Tale atto, doveroso per chi come noi rifugge da ogni interesse, ci auguriamo venga, oltre ad agevolare sia pure di poco la massa operaia cittadina, a porci in grado di meglio contrastare con la concorrenza, più o meno onesta, che tenta con ogni mezzo combatterci e quindi potere gradatamente aumentare la produzione per giungere al desiderato da tutti momento di ripristinare il lavoro nella completa settimana. Quanto da noi già oprato nell'interesse della cittadinanza e che viene a portare un certo miglioramento nel costo della vita, voglia la di Lei cortesia farlo comprendere a tutti gli altri produttori ed esercenti del Paese (fornai, macellai, erbivendoli ecc.) affinché a loro volta sentano essi pure il dovere di proporzionatamente contribuire ad apportare quel benessere, che solo suol provenire da chi bandisca dall'animo suo il senso di quel non mai tanto riprovevole egoismo che purtroppo vediamo dilagare fra gli accaparratori, di cui anche il nostro Paese non è privo».

Anche senza i consigli dei Buitoni, che peraltro esercitavano dall’avvento del fascismo una forte influenza nell’amministrazione di Sansepolcro, il sindaco si era già adoperato per la riduzione dei prezzi dei generi di prima necessità: il pane di seconda qualità da mesi costava 10 centesimi meno rispetto a quello di qualità superiore, il cui prezzo era di 1,35 lire al Kilo che poi scese a 1,20 lire dal 1° agosto 1923 e a 1,10 lire dal mese successivo; i prezzi della verdura e della frutta erano pressappoco gli stessi delle altre località limitrofe.

Ancora però nel 1923 la situazione non si era stabilizzata: due esempi. L’approvvigionamento del latte a Sansepolcro era difficoltoso tanto che insieme al pane ed alla farina era l’unico altro bene ancora calmierato nel 1923; ma nella gestione del prezzo del latte il sindaco fu costretto anche a dei ritocchi verso l'alto al fine di non far cessare le vendite. Quando nel settembre 1923 il sindaco chiese di nuovo alla Buitoni una riduzione del prezzo della pasta in virtù della diminuzione del «costo dei cereali e dei prezzi di calmiere applicati ad Arezzo», si sentì rispondere giustamente che il grano tenero nostrale costava 92 lire, ma il grano duro che veniva comprato all’estero, «l’ultimo a Manitoba», aveva un costo di 122 lire perché non c’era «da meravigliarsene se l’estero si [dovesse] pagare in dollari!»; in considerazione anche dell’aumento dei semolini, la Buitoni non accettò alcuna riduzione di prezzo, ma scrisse: «Invece potremo, volendo, fabbricare una pasta con farina di grano tenero nostrale e darla a L. 165, da potersi vendere a L. 1,80 a dettaglio, ma senza nessuna garanzia per la resistenza alla cottura».

Per le fonti: Claudio Cherubini, Una storia in disparte. Il lavoro delle donne e la prima industrializzazione di Sansepolcro e della Valtiberina toscana, Sansepolcro - Selci Lama, Istituzione culturale Biblioteca Museo Archivi storici Città di Sansepolcro - Editrice Pliniana, 2016, pp. 222-225.

Claudio Cherubini
© Riproduzione riservata
25/02/2022 10:21:53

Claudio Cherubini

Imprenditore e storico locale dell’economia del XIX e XX secolo - Fin dal 1978 collabora con vari periodici locali. Ha tenuto diverse conferenze su temi di storia locale e lezioni all’Università dell’Età Libera di Sansepolcro. Ha pubblicato due libri: nel 2003 “Terra d’imprenditori. Appunti di storia economica della Valtiberina toscana preindustriale” e nel 2016 “Una storia in disparte. Il lavoro delle donne e la prima industrializzazione a Sansepolcro e in Valtiberina toscana (1861-1940)”. Nel 2017 ha curato la mostra e il catalogo “190 anni di Buitoni. 1827-2017” e ha organizzato un ciclo di conferenza con i più autorevoli studiosi universitari della Buitoni di cui ha curato gli atti che sono usciti nel 2021 con il titolo “Il pastificio Buitoni. Sviluppo e declino di un’industria italiana (1827-2017)”. Ha pubblicato oltre cinquanta saggi storici in opere collettive come “Arezzo e la Toscana nel Regno d’Italia (1861-1946)” nel 2011, “La Nostra Storia. Lezioni sulla Storia di Sansepolcro. Età Moderna e Contemporanea” nel 2012, “Ritratti di donne aretine” nel 2015, “190 anni di Buitoni. 1827-2017” nel 2017, “Appunti per la storia della Valcerfone. Vol. II” nel 2017 e in riviste scientifiche come «Pagine Altotiberine», quadrimestrale dell'Associazione storica dell'Alta Valle del Tevere, su «Notizie di Storia», periodico della Società Storica Aretina, su «Annali aretini», rivista della Fraternita del Laici di Arezzo, su «Rassegna Storica Toscana», organo della Società toscana per la storia del Risorgimento, su «Proposte e Ricerche. Economia e società nella storia dell’Italia centrale», rivista delle Università Politecnica delle Marche (Ancona), Università degli Studi di Camerino, Università degli Studi “G. d’Annunzio” (Chieti-Pescara), Università degli Studi di Macerata, Università degli Studi di Perugia, Università degli Studi della Repubblica di San Marino.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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