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Iraq, il leader sciita al Sadr vola alle elezioni

Bassa affluenza e un parlamento «spezzatino» in vista

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E’ il giorno di Muqtada al Sadr a Baghdad e in tutto l’Iraq, dove si stanno ormai ultimando gli spogli delle elezioni parlamentari tenutesi due giorni fa. Sebbene le consultazioni abbiano mostrato chiaramente un aumento dell’astensionismo, ad avere avuto la meglio è stato il Movimento Sardista, fondato e guidato proprio dal leader sciita protagonista di un personale exploit alle urne. La fazione di al Sadr è parte della coalizione parlamentare Sairoon che, stando ai numeri ancora in divenire ma già sufficientemente eloquenti, si aggiudicherebbe la maggioranza nell’assemblea nazionale che resta, tuttavia, fortemente frammentata. Le prime stime danno Sairoon  a 73 seggi su 329, una ventina di seggi in più rispetto elezioni del 2018.

I dati e le polemiche sull’affluenza

La commissione irachena responsabile delle elezioni ha diffuso il dato secondo il quale il 41% per cento degli elettori ha preso parte alle consultazioni di domenica. Si tratterebbe di 9 milioni di persone sui 22 milioni di elettori registrati. Tuttavia molte forze politiche e alcuni elettori hanno accusato la commissione di aver gonfiato i numeri, sostenendo che la reale affluenza sarebbe del 34% su 27 milioni di aventi diritto, senza escludere i cinque milioni di iracheni che si sono rifiutati di registrarsi alla vigilia del voto. Alcuni addirittura contestano che nove milioni abbiano effettivamente votato, date le strade per lo più vuote in gran parte della nazione durante il giorno delle elezioni. La bassa affluenza alle urne rimanda a data da destinarsi uno dei quesiti principali che queste elezioni avrebbero dovuto redimere, e cioè quelle legato alla legittimità del regime iracheno. E’ bene ricordare che quelle di domenica erano elezioni anticipate, convocate dopo le dimissioni del precedente capo di governo Adel Abdul Mahdi, e alla successiva nomina dell’attuale, Mustafa al Kadhimi. In quell’occasione si levarono grandi proteste per tutto il Paese, a favore delle quali si schierò proprio il vincitore di oggi al Sadr. La partecipazione di domenica, dunque, non ha fornito una risposta solida alle necessità di «ricompattamento» con l’elettorato delle istituzioni irachene nel loro insieme, similmente a quanto avvenne nelle elezioni del 2003 dopo la caduta del regime di Saddam Hussein. «Le elezioni anticipate – scrive il Middle Est Eye –  tenute in base a una legge elettorale migliore e più accomodante che non favoriva i grandi partiti come la vecchia legge, erano la principale concessione che la classe politica era disposta a fare per portare negli iracheni disinnamorati dopo sei mesi di movimento di protesta di massa che ha conquistato la simpatia nazionale». Anche in questo caso, l’ultimo giudizio lo dà l’affluenza, la strategia delle «elezioni riparatrici» non sembra aver funzionato.

Un parlamento «spezzatino»

Mentre il verdetto delle urne è in fase di definizione, pare che il prossimo parlamento di Baghdad si riavvicinerà, anche a causa dell’assetto spezzettato, a dinamiche di spartizione del potere tipiche della politica che hanno contraddistinto gli ultimi anni della democrazia mediorientale. 

Le correnti partitiche che troveranno spazio in assemblea – ognuna delle quali desiderosa di dire la sua e di stringere relazioni con al Sadr – potrebbero voler significare un lungo iter di formazione di un governo nazionale. «Il principale scoglio è quello relativo alle nomine» scrivono gli osservatori del Medio Oriente, assegnando all’equilibrio nella ripartizione dei posti di gabinetto un ruolo chiave nelle tempistiche di formazione del governo. 

«In secondo luogo – continua il Middle East Eye – un parlamento frammentato si tradurrà in un processo decisionale inefficace e frustrante che deve tenere conto degli interessi ampiamente diversi, a volte inconciliabili, di molti attori politici». 

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
13/10/2021 05:16:51


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