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Milano, Sala vince al primo turno: “Risultato quasi storico”

"La destra è forte solo se la guardi da lontano”

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«Se questi numeri sono confermati vuol dire che ho preso 40-50 mila voti in più. E quinndi, vuol dire che non si è astenuto chi crede in idea di città europea». Giuseppe Sala commenta così le elezioni comunali della sua città che lo vedono al momento in testa di diversi punti – oltre venti – su Luca Bernardo, il candidato scelto dal centrodestra. A poco più di 200 sezioni scrutinate su 1248, Sala ha il 56,4 per cento dei voti contro i il 33,1 di Bernardo, che è stato il candidato scelto direttamente da Matteo Salvini. Per Sala un segnale chiaro: «Il centrosinistra non era mai arrivato a vincere, dal 1993, al primo turno. La lezione che ci consegna la partita di Milano è che la destra è forte forte finché non la guardi da vicino». E su Salvini ha aggiunto che il leader della Lega «ha gestito il processo di scelta in modo martellante, diceva che avrebbero stravinto. L’impressione e che non conosce molto bene la sua città». E ancora, in merito al futuro del Carroccio che potrebbe avere un cambio ai vertici: «Non è più accettabile avere politici che ricorrono concretamente all’insulto». Ma il risultato ottenuto da Sala è per lo stesso sindaco frutto del lavoro fatto in queste settimane per raccogliere consenso tra l’elettorato moderato: «Io – ha detto Sala – sono senz’altro riuscito a parlare ai moderati, anche perché l’elettorato conservatore di Centrodestra a Milano vale il 50 per cento. Però non basta la strizzata d’occhio, loro vogliono capire la tua volontà. Io ho cercato di interpretarla senza mai strizzare l’occhio». A preoccupare, tuttavia, è l’affluenza, mai così bassa anche a Milano: 47,7 per cento, quando mancano solo 4 seggi che devono far pervenire i dati. Un trend che, però, per alcuni esponenti del Partito Democratico – il capolista Pierfrancesco Maran e l’europarlamentare nonché ex assessore della giunta Sala e Pisapia, Pierfrancesco Majorino – interesserebbe tutta Italia: «Non trovo che sia un dato con un significato politico, perché è un dato che caratterizza tutti», anche altre città, ha detto Maran. «Mi sembra un dato nazionale simile anche alle altre città. Il segnale è che un voto a settembre con una campagna elettorale breve ha portato a questa affluenza nelle città. Probabilmente c’è anche qualche paura magari sull'andare a votare per via del Covid, è un dato che caratterizza tutti e non gli darei un significato politico». Al terzo posto c’è la candidata dei Cinque Stelle, Layla Pavone, che al momento ha un 2,89 per cento di voti: in cinque anni il partito che oggi è guidato da Giuseppe Sala – che ha scelto Pavone, a detrimento di Elena Sironi, che aveva avuto l’appoggio della base – ha praticamente eroso il suo bacino elettorale. Nel 2016, infatti, i Cinque Stelle avevano preso il 10,4 per cento. Mentre al quarto posto del podio c’è Gianluigi Paragone di ItalExit, con 1,45. Una débacle quella dell’ex pentastellato, che nelle scorse settimane aveva goduto di sondaggi molto favorevoli, tanto che nel centrodestra temevano che potesse portargli via voti. Intanto nel centrosinistra si lancia la volata per le Regionali del 2023. A caldo, il capogruppo del Pd Maran, attuale assessore all’Urbanistica della giunta Sala, commenta: «La Regione Lombardia non è mai stata contendibile fino ad oggi ma pensiamo che per la prima volta si possa battere la Lega in tutta la Lombardia, è il momento di farla svoltare tutta - Su Milano è la terza volta di fila che vinciamo, la prossima partita è quella della Regione Lombardia e stiamo cercando di dare una spallata alla Lega dove è nata. Se il centrosinistra si dimostra compatto possiamo vincere in Lombardia e anche alle elezioni politiche». Dello stesso avviso anche l’eurodeputato Majorino, che annuncia che per le Regionali del 2023 il Pd correrà con un «campo il più largo possibile», quindi includendo anche i Cinque Stelle.

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
05/10/2021 05:26:31


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