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Il coprifuoco serve davvero? Cosa dice la scienza

La misura sembra non bastare a ridurre la diffusione del virus

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Ormai è certo: ci terremo il coprifuoco dalle 22 alle 5 del mattino anche durante l’estate, almeno fino al 31 luglio. La decisione che ha preso dal governo Draghi non sembra essere piaciuta né ai ristoratori, né ai cittadini. Entrambe le categorie si auguravano, con l’arrivo della bella stagione, di poter dire addio almeno a questa restrizione, che in inverno si poteva accettare storcendo un po’ il naso, ma in estate proprio no. Complice il cambio dell’ora e le giornate che si allungano, l’idea di rinchiudersi a casa entro le dieci di sera, magari dopo aver trangugiato velocemente una pizza, non è certo allettante, soprattutto se ci si trova al mare. Ma almeno per i mesi di giugno e luglio sarà così. Non sono state infatti ascoltate le richieste arrivate da più parti di posticipare almeno di un’ora, e quindi alle 23, l’inizio del coprifuoco. Niente da fare. Anche perché sarà possibile cenare solo all’aperto, dove si sa che i contagi mantenendo il distanziamento, sono difficili.

Serve il coprifuoco?

Come riportato dal Corriere, il Comitato tecnico scientifico ha spiegato in una nota che “alla luce della situazione epidemiologica attuale, il Cts in una strategia di mitigazione del rischio di ripresa della curva epidemica, ritiene opportuno che venga privilegiata una gradualità e progressività di allentamento delle misure di contenimento, ivi compreso l’orario d’inizio delle restrizioni di movimento”. Inoltre, l’immunologo Sergio Abrignani, membro del Cts, ha tenuto ad aggiungere che “a livello nazionale dare un’ora in più a milioni di persone per interagire vuol dire dare milioni di chance in più al virus di circolare”. Quindi interazioni sociali messe al bando anche in estate. Soprattutto per salvaguardare i più giovani che amano uscire di sera a divertirsi, che strani, e verranno vaccinati per ultimi. E così a rimetterci saranno tutti, anche quelli che giovanissimi non sono più, magari sopra i trenta.

Il parere dell’immunologa

L’immunologa Antonella Viola, professoressa ordinaria di Patologia generale all’Università di Padova, sarebbe invece favorevole a spostare di un’ora l’inizio del coprifuoco, mantenendo però i controlli, e non solo per la salute mentale dei cittadini. “La chiusura alle 22, a fronte di un beneficio del tutto discutibile per i contagi, crea un danno enorme ai ristoratori. Chi sta pensando o si è organizzato con strutture all’aperto ha bisogno di fare due turni. Inoltre i ragazzi per eludere il problema dormiranno tutti insieme, con feste illegali notturne e questo è molto peggio”. L’esperta ha anche spiegato su Facebook che spostare alle 23 l’entrata in vigore del coprifuoco “permetterebbe ai ristoratori di affrontare con maggiore fiducia la ripartenza. Così come aiuterebbe il mondo dello spettacolo, duramente colpito dalle restrizioni. E non cambierebbe invece nulla dal punto di vista dei contagi, a patto che continuino i controlli. Sono piccoli passi che vanno incontro alle esigenze di tante persone e che farebbero la differenza”. Con orari più lunghi si avrebbe anche la possibilità di spalmare i clienti.

Cosa dice la scienza

Che le chiusure notturne riducano la mobilità sociale e quindi di conseguenza anche la diffusione del virus ci può stare. A patto che i vacanzieri non si ritrovino tutti in una casa a bere e mangiare, luogo certo meno sicuro rispetto a un ristorante dove qualche controllo c’è. La misura del coprifuoco era stata adottata in guerra, durante alcuni disastri naturali, ma mai per una epidemia. Fino a oggi almeno. Secondo diversi scienziati però non è proprio facilissimo riuscire a capire se il coprifuoco serva davvero, visto che viene utilizzato insieme ad altre misure, come il distanziamento, l’uso delle mascherine e la continua igienizzazione delle mani. Helen Boucher, specialista di malattie infettive, ha detto al New York Times: “Se vediamo benefici dopo un mese sarà per merito del coprifuoco o di tutte queste misure insieme?”. Della stessa idea anche il professor Ira Longini, esperto di biostatistica ed epidemiologia delle malattie infettive presso l’Emerging Pathogens Institute dell’Università della Florida, che ha spiegato come le prove sull’efficacia del coprifuoco siano tutto tranne che evidenti. E ancora, Maria Polyakova, economista dell’Università di Stanford, che sempre al New York Times ha detto che se i locali sono chiusi non si può impedire a una famiglia di fare una passeggiata.

Con il coprifuoco aumentano i contagi in famiglia

Secondo quanto emerso da una ricerca pubblicata a gennaio sulla rivista scientifica Science, che ha preso in esame i dati della provincia di Wuhan a inizio epidemia, il coprifuoco farebbe bene da un lato e male dall’altro. Gli studiosi sono arrivati a dire che il coprifuoco e il lockdown hanno ridotto la trasmissione all’interno della comunità ma hanno però aumentato il rischio di contagio nelle famiglie. Uno studio recente condotto in Francia, pubblicato sulla rivista Eurosurveillance, ha sottolineato che il coprifuoco, insieme alle altre restrizioni, ha ridotto l’indice di riproduzione dei ceppi normali di Covid, ma non è riuscito a fermare la circolazione della variante inglese, che si è invece diffusa in modo clamoroso. In poche parole, il coprifuoco da solo non basta a evitare una nuova ondata, ma solo a ridurre ricoveri e nuovi positivi.

A favore del coprifuoco

Alcuni studi sembrano appoggiare la restrizione, come per esempio uno studio inglese che ha analizzato i dati di diverse zone di sette Paesi europei. Da quanto emerso, il coprifuoco avrebbe un effetto “moderato ma statisticamente significativo” visto che porta a una riduzione dell’indice di riproduzione Rt del 13%. Praticamente come l’utilizzo delle mascherine nei luoghi pubblici.

Cosa è successo a Tolosa

Una ricerca francese ha preso in esame cosa è avvenuto tra il primo e il 15 gennaio a Tolosa, quando era in vigore il coprifuoco dalle 20, e cosa tra il 20 e il 24 gennaio, quando era invece in vigore la restrizione dalle 18, due ore prima quindi. Sebbene, nel primo caso vi sarebbe stata una riduzione della circolazione del virus del 38% , mentre nel secondo ci sarebbe invece stata una accelerazione della circolazione del Covid. Questo perché, secondo quanto asserito dai ricercatori, anticipare le chiusure potrebbe portare ad assembramenti, peggiorando la situazione. Un altro studio sempre francese, non ancora sottoposto a revisione paritaria, avrebbe evidenziato che il coprifuoco in autunno ha contribuito a rallentare l’epidemia, soprattutto tra i soggetti di età superiore ai 60 anni. Mentre non avrebbe avuto nessun effetto nella fascia di età tra 0 e 19 anni, dove invece avrebbe funzionato il lockdown.

L’impatto delle varie restrizioni

Gli studiosi dell’Università di Deft, nei Paesi Bassi, hanno elaborato una serie di simulazioni per riuscire a capire l’efficienza delle varie restrizioni. Uno dei ricercatori, Amineh Ghorbani, ha spiegato che “il coprifuoco notturno aiuta a evitare che il numero di infezioni salga alle stelle e può quindi contribuire a limitare il sovraccarico degli ospedali ma a differenza di un lockdown completo ha bisogno di un periodo più lungo per essere efficace e da solo non basta, andrebbe adottato insieme ad altre misure restrittive. Dopo tre settimane, ad esempio, il blocco potrebbe essere allentato, ma il coprifuoco dovrebbe rimanere in vigore per poter mantenere più a lungo l’effetto positivo delle severe restrizioni”.

Le limitazioni notturne in Canada

In Canada sono stati adottati due modi diversi di affrontare il problema. In Quebec sono state imposte le limitazioni notturne, mentre nell’Ontario no. Le due regioni confinano. In Quebec la riduzione della mobilità è calata del 31% rispetto all’Ontario (a Montreal addirittura del 39%). Jay Kaufman, un epidemiologo presso la McGill University di Montreal ha affermato:“Per il coronavirus il Quebec ha avuto un carico di lavoro stabile o in diminuzione nella maggior parte degli ultimi mesi, mentre altre province canadesi stava aumentando”. Ma non sarebbe tutto dovuto al coprifuoco. Dipende anche dai test effettuati, dalle vaccinazioni fatte, dall’apertura o meno delle strutture scolastiche. Quando a metà marzo l’inizio del coprifuoco era stato ritardato alle 21,30 invece delle 20, il numero dei casi era aumentato ancora.

Notizia e foto tratte da Il Giornale
© Riproduzione riservata
22/04/2021 19:53:47


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