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Cene e borse firmate con i soldi della società di mutuo soccorso: sei ai domiciliari

Tra gli indagati anche il broker molisano Gianluigi Torzi, già coinvolto nello scandalo vaticano

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Usavano i soldi anche per fare acquisti alla Rinascente, comprare borse da Louis Vuitton, pagare cene in ristoranti stellati e night club. In tutto avrebbero sottratto 15 milioni di euro al patrimonio della “Cesare Pozzo”, la società di mutuo soccorso più importante d’Italia, attiva dal 1877 nel campo della mutualità sanitaria integrativa. Tra gli indagati nell’operazione condotta questa mattina con sei arresti ai domiciliari per associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata, false comunicazioni sociali e appropriazione indebita, c’è il broker molisano Gianluigi Torzi, già coinvolto nello scandalo vaticano.

La Santa Sede lo aveva arrestato (oggi è in libertà provvisoria) per una presunta estorsione da 15 milioni di euro: sarebbe stato lui l’intermediario nella compravendita del palazzo di lusso a Sloane Avenue, a Londra, nel 2014. Nella nuova indagine, del Nucleo di polizia economico finanziaria della gdf di Milano, sarebbero riconducibili proprio a Torzi le società lussemburghesi che hanno emesso le obbligazioni ad alto rischio e prive di rating acquistate con i fondi distratti dalla Cesare Pozzo.
Nella presunta associazione per delinquere, scoperta dopo una querela presentata nel 2019 da alcuni soci e membri del cda, e che oggi ha portato a sequestri per oltre 16 milioni di euro, c’è l’allora top management della società. Ai domiciliari infatti sono finiti l’allora direttore generale Ferdinando Matera (ora ai domiciliari con braccialetto elettronico) e il presidente del cda Armando Messineo. Entrambi calabresi di origine come il “nutrito numero di soggetti - scrive in una nota la procura di Milano - titolari di aziende formalmente operanti nel settore edile” che sono risultati “beneficiari” delle “ulteriori e sistematiche condotte distrattive realizzate mediante il pagamento di fatture relative a operazioni inesistenti” usate per drenare il denaro. Alcuni di questi soggetti, secondo le indagini condotte dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e dai pm Giordano Baggio e Carlo Scalas, sarebbero vicini ad ambienti della ‘ndrangheta.

Gli indagati sono anche accusati di aver distratto fondi dalla Fondo Salute Sce, la prima cooperativa europea per la salute e la tutela sociale nata nel 2009 da un’alleanza tra la Cesare Pozzo e il gruppo mutualistico francese Harmonie Mutuelle, attraverso il continuo utilizzo di carte di credito aziendali per comprare beni di lusso e pagare night club, ma anche attraverso la fittizia assunzione di personale legato agli indagati. Molte perquisizioni sono in corso tra Lombardia, Calabria, Lazio e Molise nelle abitazioni e nelle società riconducibili agli indagati.

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
02/03/2021 19:53:45


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