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Morta a 79 anni Nathalie Delon, l’attrice ex moglie di Alain

E' stata stroncata da un tumore. Aveva conosciuto l'attore in discoteca

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Nathalie Delon se ne è andata alle 11 di stamani, a Parigi, «stretta nelle braccia dei suoi cari», ha scritto il figlio Anthony su Instagram. Attrice e pure regista, è l’unica donna che sia riuscita a sposare il mitico Alain (anche se il matrimonio durò appena quattro anni e mezzo). Di una bellezza moderna, moderna in tutto, fu una sorta di simbolo per le donne francesi degli anni Settanta e Ottanta. Alain Delon, che ha un caratteraccio e molti limiti, ha comunque il pregio di non dimenticare mai grandi amori e amicizie. Non si era mai dimenticato neppure di Nathalie. Durante le ultime vacanze natalizie, sempre Anthony aveva postato su Instagram una foto splendida, che ritraeva un incontro fra Alain e Nathalie, ormai due vecchi, ma che vecchi, magnifici come sempre. «Amore incrollabile» aveva scritto sotto Anthony, pure lui attore, oggi soprattutto in tv e teatro, da giovane anche pilota nelle corse automobilistiche (come Paul Belmondo, figlio di Jean-Paul, e sono tutti molto amici: Paul e Anthony e i loro padri). 

Nathalie è morta di un tumore, che l’ha fulminata in pochissimo tempo. Era nata il primo agosto del 1941 in Marocco, allora protettorato francese. Il suo vero nome era Francine Canovas. I genitori erano di origini spagnole (la madre dell’enclave di Melilla), ma il padre abbandonò moglie e figlia, quando quest’ultima aveva appena otto mesi. Era ancora una ragazzina quando sposò Guy Barthélémy, che era andato a fare il militare in Marocco ed era poi diventato assicuratore. Ebbero una figlia, Nathalie (che sarà il nome di battaglia della madre). Ma i due si separarono e lei lasciò marito e figlia in Marocco, per prendere la direzione di Parigi. 

Lì Nathalie voleva fare la fotografa. Capelli biondi e occhi verdi, a 21 anni incontrò Alain in una discoteca. Lei non sapeva neppure chi fosse, ma Delon in realtà era in piena ascesa e in coppia con Romy Schneider. Inziò una relazione clandestina con l’attore, finché lui lasciò Romy e nella primavera del 1964 sposò nella più stretta intimità Nathalie. Subito dopo s’imbarcarono a Le Havre sul transatlantico «France», diretti a New York, per poi raggiungere Hollywood. Delon aveva firmato un contratto per la Mgm. Pochi mesi dopo il loro arrivo, Nathalie partorirà: nacque Anthony. 

Il fantasma di Romy planerà sempre sulla storia d’amore tra Alain e Nathalie. Che un po’ di anni più tardi raccontò: «Alain non mi parlava mai di lei. Ma io vedevo talvolta un’ombra di tristezza nel suo sguardo». Non solo: l’atmosfera diventò presto elettrica nella loro villa a Hollywood. «Io ero molto ingenua – ha raccontato Nathalie -. Lui mi era infedele ma io no». La Mgm romperà il contratto con l’attore e la famigliola ritornerà in Francia. Nel 1967 Nathalie diventò attrice, intepretando Jane in «Le samourai» (titolo italiano «Frank Costello faccia d’angelo»): la storia di un killer solitario, protagonista ovviamente Alain Delon. Che durante le riprese era innervosito dalla presenza dei fotografi: volevano testimoniare il debutto cinematografico dei due. A un certo momento Nathalie, stufa del marito, le assestò due ceffoni e scomparve per tre mesi. Per poi ritornare e finire il film. 

Altro motivo di tensione nella coppia, l’entourage che circondava allora Delon, compresi diversi personaggi che flirtavano con la malavita. Il primo ottobre 1968 il corpo di Stefan Markovic, assassinato, venne ritrovato in una discarica, non lontano da Parigi. Era stato bodyguard e uomo tuttofare della coppia Delon. Lei fu interrogata per 14 ore dalla polizia. Ormai aveva già lasciato Alain, se ne era andata via con Anthony tra le braccia. Divorzieranno nel febbraio 1969. Delon, intanto, si stava rifacendo una vita con Mireille Darc, altro grande amore della sua vita 

Piena di idee e di vitalità, comunque, anche Nathalie si rifarà una vita sua. Recitò in una trentina di film fino all’inizio degli anni Ottanta, con registi come Jean-Pierre Melville (lo stesso del «Samurai») e Roger Vadim. Andò a vivere negli Stati Uniti, dove, tra le altre cose, scrisse e diresse il film «Ils appellent ça un accident» (1982), che ebbe un discreto successo, prodotto da Chris Blackwell, che allora era il suo uomo. E che fu il produttore di Bob Marley e di altri cantanti rasta, un mondo che Nathalie frequentò a lungo. Ed era raro che a una donna bianca e bionda come lei venisse concesso. 

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
21/01/2021 15:28:44


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