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Allevamento a Petrelle di Città di Castello: non si placano le polemiche

Le priorità sono salute e salvaguardia ambientale

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Sarà riconvocata alla presenza della proprietà, impossibilitata ad essere presente nella riunione di ieri lunedì 19 gennaio 2021, e della ASL Umbria 1, la commissione Assetto del Territorio di Città di Castello, sull’allevamento avicolo a Petrelle, a cui ha partecipato Regione, Arpa, Italia Nostra ed i rappresentanti del Comitato Capev, Comitato Petrelle e Valminima, che si oppone al progetto.

Il Presidente dell’organismo Luciano Tavernelli ha dato la parola all’assessore all’Ambiente Massimo Massetti, che ha ripercorso la storia del luogo, già ospite di un allevamento di suini molto contestato, ribadendo che “le priorità sono salute e salvaguardia ambientale ma dobbiamo considerare anche gli interessi dell’azienda”.

Mariagrazia Sangineto, che ha spiegato la relazione tecnica prodotta dal Comitato, soffermandosi sulle dimensioni, “circa sei ettari”, in base ai loro computi, per il razzolamento razzolamento dei 29mila esemplari, divisi in due capannoni all’interno dei quali trascorrerebbero i due terzo del ciclo vitale. Bosco e sottobosco, falde sarebbero alterati. “Il progetto non esclude l’impatto e da ultimo c’è anche l’incognita dell’Aviaria”. Luigi Castori, medico e membro del comitato di 150 aderenti, ha specificato che “Le sostanze anche secondarie prodotte sono pericolose per la salute umane.  C’è poi il virus dell’Aviaria H5, che dal pollo è passata all’uomo, giovani e bambini sono i più colpiti. Ci sono stati circa 700 focolai, 140 negli allevamenti avicoli. L’Umbria è considerata ad alto rischio,. In questa situazione l’allevamento di Petrelle diventa ancora più rischioso”.

Alessandro Tetragoni, residente a Petrelle e membro del Comitato: “Noi ci ricordiamo di come si viveva con la porcilaia, puzza, sporcizia, malattie e altri disagi. I residenti hanno bonificato tutto ed ora il torrente è incontaminato. I polli andranno a razzolare nella zona vicino al cimitero e alla chiesa a San Zeno a Poggio, producendo anche inquinamento acustico e impedendo le iniziative culturali”. Marta Cerù, segreteria del Capeb, “Ho un’azienda biologica, un investimento esistenziale e economico. Ce ne sono almeno altre dieci. Chiedo ad Energala: i capannoni sono già presenti, possiamo farne un polo scientifico sull’agricoltura, una fattoria didattica, un centro per la biodiversità, potremmo farne un parco…”. Christina Bareon, inglese trasferita a Petrelle: “Come molti altri stranieri, abbiamo investito i risparmi di una vita nella ristrutturazione della dimore dove sono cresciuti i nostri figli, siamo parte della comunità. L’imprenditore ha il diritto di essere ascoltato ma le mie ragioni non sono state ascoltate né le conseguenze a lungo termine di questo allevamento sulla mia proprietà e sulla mia famiglia”. Luigi Fressoia, rappresentante di Italia Nostra: “Non abbiamo niente contro gli allevamenti, anzi il riuso del territorio è necessario. Ma se una zona è compromessa, proprio per questo bisogno alleggerirla. Facciamo una fotografia ambientale ex antea, per vedere la trasformazione e predisponiamo un iter per le segnalazioni evitando che cadano nel vuoto”. Lucia Bonucci, tecnico del comune di Città di Castello: “L’autorizzazione unica ambientale non era mai stata rilasciata. Il comune ha stoppato il progetto a suo tempo e chiesto la revisione delle soglie per il Testo unico sull’Ambiente ed ora è dentro i parametri di legge. Capisco la paura del Comitato ma sono presunzioni di possibili impatti. Il comune ha fatto tutto quello che poteva fare. Il timore è che pur avendo messo in campo tutte le possibili verifiche, certificate da tecnici abilitati, non si possa fare molto di più”. Francesco Grohmann, tecnico settore Territorio boschivo, Forestazione della Regione Umbria, ha detto: “’AFOR rilascia le autorizzazioni, conformi ai parametri internazionali della forestazione sostenibile tra cui conservazione del suolo e della biodiversità ad esempio. Il numero dei capi è fondamentale perché le norme proteggono la capacità del bosco di rigenerarsi. Qualora si riscontrino problemi al suolo o all’ambiente è possibile sospendere l’attività”. Paolo Fabbricciani, rappresentante dell’Arpa di Città di Castello: “L’Arpa non ha dato pareri perché allevamento ha dei numeri più bassi rispetto al limite per il nostro intervento, però sono molte prescrizioni e come organo di controllo siamo obbligati a verificarne il rispetto. L’azienda ha presentato sull’acustica osservazioni che rispondono a timori espressi. Per altri tipi di monitoraggio, si può verificare acque, anche sotterranee e aria”.

Marco Gasperi, capogruppo del Gruppo Misto, autore della proposta dell’incontro in Commissione ha detto: “Non sono per nulla soddisfatto della piega che sta prendendo questa commissione. Anche se l’allevamento è sotto la soglia di 30mila esemplari, non limita l'azione del comune a richiedere gli approfondimenti. Ci sono sentenze europee che invitano ad una valutazione più generale del contesto, compreso il cumulo di altre attività simili, i rischi delle sostanze prodotte, l’Aviaria. Soprattutto va considerato l’impatto potenziale che potrebbe avere sulle comunità locale e sulle attività locali, incompatibili con il pollaio. Non possiamo dire aspettiamo e vediamo”.

Marcello Rigucci, consigliere del Gruppo Misto, ha ribadito “gli enormi rischi prodotti a livello igienico e sanitario da un allevamento di questo tipo. Dobbiamo vigilare sulla salvaguardia del corso d’acqua, della vegetazione connessa e controllare che anche le opere esterne dell’allevamento come la recinzione sia posizionate a norma di legge”

Mirko Pescari, capogruppo PD, ha chiesto “un passo avanti rispetto al consiglio comunale. Quali strade possiamo percorrere sapendo che abbiamo dei limiti e non siamo un tribunale. Quello che potevamo fare dentro il quadro normativo l’abbiamo fatto, stoppando il progetto e chiedendo una revisione. Stasera manca la proprietà alla quale va chiesto quanto sia effettivamente concreto l'interesse da parte del proprietario anche a fronte delle tante prescrizioni che sono state fatte. Dobbiamo costruire un percorso che metta in tranquillità i cittadini rispetto a quello che si va facendo e alla sua compatibilità con le attività già in essere ed i progetti di sviluppo della zona”.

Vittorio Morani, capogruppo del PSI, si è detto d’accordo con Pescari: “Anche se noi non riteniamo del tutto soddisfacente questo insediamento per l'impatto ambientale igienico-sanitario, dobbiamo seguire le normative e allo stesso tempo fare una vigilanza continua. La commissione potrebbe fare una verifica in loco. Ricordo molti anni fa le polemiche per l’allevamento di maiali e condivido pienamente le preoccupazioni dei cittadini, l’Amministrazione li sosterrà nelle loro preoccupazioni per l’impatto che può avere in una zona incontaminata”.

Valeria Passeri, legale del Comitato, ha citato una molteplice e recente giurisprudenza a sostegno della praticabilità di uno stop o di una revisione, fino alla delibera della Regione Umbria contro il rischio dell’Aviaria. “Questa delibera, insieme alle altre problematiche, ci permette di rivedere questo progetto e la commissione deve avere un ruolo consultivo ma anche propositivo nei confronti della regione che poi sarà tenuta ad emettere le autorizzazioni specifiche. Se la zona è compromessa non per questo possiamo autorizzare un ulteriore degrado. Inoltre sarebbe opportuno verificare se sia definibile, anche alla luce del contesto, azienda insalubre secondo l’elenco del decreto ministeriale del 1994 proprio in forza delle aziende agricole e ricettive presenti, oltre che per valutazioni di carattere più igienico sanitario. Prima di andare a rilasciare l'autorizzazione unica ambientale occorre calarsi su quel territorio capire quali sono le caratteristiche perché poi allevare circa 30mila polli a Petrelle potrebbe dimostrarsi molto arduo anche in termini di fattibilità e sostenibilità ambientale”. 

Vittorio Vincenti, consigliere di Tiferno Insieme, ha chiesto di non “ingenerare false illusioni. Il permesso di costruire c’è. Gli strumenti per bloccare questo allevamento sono contenuti nel piano regolatore e nelle normative di settore molto stringenti: se devo tagliare un albero devo presentare come tecnico 6 documenti. Ci sarebbe voluta una variante ai tempi del prg per evitare che un allevamento potesse essere riproposto anche se allora l’ipotesi non era all’ordine del giorno”.

Emanuela Arcaleni, consigliere di castello Cambia: “La politica dovrà prendere una decisione politica rispetto a questa a questa situazione. Se nel frattempo ci sono nuovi pronunciamenti della giurisprudenza, nuove norme europee o sentenze costituzionali facciamole valere. In questo caso è ancora possibile mettersi intorno a un tavolo e verificare effettivamente il potenziale sviluppo di questo progetto sulla vocazione di quei territori prima di concedere l’autorizzazione”.

L’assessore all’Urbanistica Rossella Cestini ha ricordato come “Nel 2016 le stalle esistevano, non potevamo negarle ma abbiamo chiesto tutti i possibili approfondimenti. Ora facciamo una valutazione della situazione attuale così da monitorare le modifiche al contesto e intervenire. Secondo me c'è un passaggio da fare con la proprietà in maniera chiara e serena e costituire un gruppo di lavoro in cui sia presente il comune, ASL e Arpa, Regione, rappresentanti del comitato e per una valutazione più approfondita e partire anche dallo stato attuale”.

Cesare Sassolini, capogruppo di Forza Italia, ha detto: “Questa amministrazione ha sbagliato a priori nel concedere in quella zona la possibilità di costruire, la politica ha derogato.  Il tecnico di turno che non aveva motivazioni perché non fa politica quindi non deve rispondere ai cittadini ha permesso che l’allevamento potesse essere fatto nel prg. Attualmente l’imprenditore sta facendo quello che la legge gli permette e l’unica strada rimane chiedere di fare un passo indietro e di rivalutare il progetto anche alla luce delle posizioni assunte da residenti e operatori e delle conseguenze di impegnarsi in un contesioso legale”.

In chiusura il sindaco Luciano Bacchetta ha in primo luogo chiesto “una nuova valutazione alla presenza della ASL. La politica non è che non vuole intervenire. La politica non può intervenire e condivido l’importanza dello sviluppo turistico per la crescita economica ed occupazionale del nostro territorio. Ho letteralmente torturato architetto Bonucci perché cercasse strumenti giuridici per dire no al progetto ma è dentro tutti i parametri. Io sono abbastanza ottimista, credo che siano ancora margini importanti. Mi dispiace che non ci sia l'ASL perché dobbiamo affrontare la questione dal punto di vista prettamente tecnico: se è vero che ci sono normative regionali che mettono in discussione le autorizzazioni, approfondiamo con attenzione. Nessuno ha convenienza ad instaurare un braccio di ferro particolarmente sgradevole, capiamo cosa possiamo fare senza perseguitare nessuno e salvaguardando il lavoro di valorizzazione compiuto su quel territorio”.

Redazione
© Riproduzione riservata
19/01/2021 14:48:59


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