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Città di Castello, il sindaco: “Tamponi di massa con il lascito Mariani ma decide la asl”

Ampia discussione nel corso dell’ultimo consiglio comunale

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Emergenza COVID. Screening in vista delle riaperture: se ne è parlato a Città di Castello nella commissione Servizi presieduta da Giovanni Procelli (La Sinistra) che venerdì 27 novembre 2020 ha discusso la proposta di Gaetano Zucchini, Gruppo Misto, per una campagna di “test rapidi antigenici acquistati dal Comune per implementare il tracciamento”.
Il sindaco Luciano Bacchetta ha lanciato “una campagna di tamponi di massa, usando il Lascito Mariani, se la ASL lo riterrà utile”.  D’accordo Cesare Sassolini, Forza Italia.
Valerio Malagigi, responsabile dei laboratori della ASL Umbria 1: “A Città di Castello 1000 tamponi molecolari al giorno, antigenici autorizzati da Regione Umbria solo in casi particolari e cluster individuati”.
Emanuela Arcaleni, Castello Cambia: “Allora screeniamo la popolazione scolastica”. Massimo Minciotti e Luciano Tavernelli, PD: “Sì ai test, sì al Lascito Mariani per comprarli. Sogepu metta a disposizione Centro servizi e parcheggio per logistica”.  
 
Dopo l’introduzione del presidente Giovanni Procelli (La Sinistra), la commissione Servizi del comune di Città di Castello che si è occupata della proposta di Gaetano Zucchini, Gruppo Misto, per una campagna di test rapidi antigenici in vista delle riaperture prospettate dal Governo nei prossimi giorni, il sindaco Luciano Bacchetta ha aperto i lavori: “Propongo tamponi di massa, una novità nazionale, saremo un comune all’avanguardia, tra i primi in Italia. Possiamo lavorare su piani più avanzati perché abbiamo la disponibilità economiche. Bene Sogepu e Farmacie ma anche Lascito Mariani, che potremmo utilizzare in questo senso. La discussione sul Lascito Mariani inizia adesso. Avevamo previsto 100mila euro per il reparto oncologico, già realizzato, una parte di questa somma potremmo investirla su tamponi di massa. Magari la ASL Umbria non la ritiene utile. Io formalizzo la proposta ma l’oggetto di stasera riguarda la proposta Zucchini, vediamo se le due cose sono contemperabili”.
Cesare Sassolini, capogruppo di Forza Italia, ha detto “Il sindaco ha dato una notizia in anteprima molto interessante, centomila euro del Lascito Mariani per i tamponi di massa. Se viene presentato un piano quanto prima che ci permette di uscire da questa situazione, potremmo essere comune capofila di una sperimentazione. Che tempi avremmo per realizzarlo? Davanti ad una proposta del genere, ognuno deve fare la sua parte, collaboreremo. La ritengo un’idea giusta che deve essere sviluppata”.
 
Gaetano Zucchini, capogruppo del Gruppo Misto, si è detto dispiaciuto “delle assenze di massa. Ringrazio il sindaco per la sensibilità su queste tematiche. Sintetizzo la mia proposta: la consigliera Arcaleni sollecitava una riflessione sulla non partecipazione di Farmacie tifernati al test sierologico rapido per la popolazione tra 0 e 19 anni. Il test sierologico doveva essere somministrato su una ambiente separato, previa prescrizione del medico di base. In questa bozza era già definito il costo di 9 euro. Aver tranciato questo possibilità, mi aveva fatto prospettare una controproposta di carattere medico: test antigenici rapidi che hanno il limite di rilevare l’esposizione al virus ma non di confermare l’infezione in atto, i test molecolari che sono il gold standard. I tamponi rapidi, circa 30 minuti, tracciano la concentrazione dei pettidi. Il vantaggio è che può essere delocalizzato, ha un’alta accettabilità, tempo di risposta breve, costo sostenibile, il referto è effettuato sul posto, o negativo o positivo. Il limite è la falsa negatività soprattutto nella fase finestra e sarebbe necessario o ripeterlo o passare al test molecolare. La sensibilità è all’80% con una specificità del 95%. Ha delle indicazioni: non sostituisce il molecolare ma l’identificazione è riconosciuta anche dall’IIS. Potrebbe essere utilizzato nel paucisintomatico, nel contatto stretto con asintomatico, per soggetti provenienti da zone a rischio, nello screening di comunità. Si potrebbe fare anche su base volontaria. Molto vantaggi dunque. L’Emilia Romagna, il 19 novembre, ha acquistato 45mila tamponi rapidi per i medici e i pediatri di base per fare il tracciamento. Andrebbe ad implementare il tracciamento ordinario. L’idea è prendere un impegno economico per comprare test rapidi antigenici e fornirli ai soggetti operativi diretti, alle Farmacie, qualora dimostrassero la loro sensibilità al problema o alla ASL. Sarebbe un segnale di forte partecipazione alla rete di protezione e sarebbe un altro tassello al sostegno che l’Amministrazione sta facendo come dimostra il sindaco con i suoi bollettini. Il costo è di circa 10 euro. 3000 tamponi sono 30mila euro. Abbiamo le municipalizzate, le associazioni del territorio, le donazioni. Lo Spallanzani di Roma sta mettendo a disposizione i test che verificano se uno ha l’influenza stagionale o il Covid. Nel periodo della sovrapposizione dei due virus, avere questo strumento eviterebbe un prevedibile sopraccarico sull’ospedale. Mi dispiace che non ci siano gli operatori del Dipartimento di prevenzione, le Farmacie comunali potrebbero avere un ruolo importante”.
 
Luigi Bartolini, consigliere del Gruppo Misto, si è detto d’accordo con il discorso di Zucchini: “Con la pandemia c’è bisogno di fare i tamponi, se ci sarà un allentamento delle misure restrittive, questo piano sarebbe importante. La partecipazione delle municipalizzate è prevista nella massima sicurezza per gli operatori”. Vittorio Massetti, consigliere del Gruppo Misto si è detto d’accordo “con la proposta del sindaco e con quella di Zucchini. Mi sento sollevato da queste ipotesi che vengono discusse”.
 
Emanuela Arcaleni, consigliere di Castello Cambia, si è detto molto interessata alla “proposta Zucchini. Tutto quanto aiuta il tracciamento ha il mio appoggio e del mio gruppo. Ma avevamo sollevato la problematica ormai tre, quattro settimane fa perché c’era un silenzio imbarazzante rispetto alla diffusione del virus e dei tracciamenti saltanti per ammissione del Commissario Onnis, le scuole stavano per chiudere e gli asintomatici non venivano più testati. Allora la situazione era molto preoccupante perché la diffusione era diventata esponenziale. Ci è sembrato poco comprensibile che una prima campagna di tracciamento non vedeva partecipare le Farmacie tifernati, che, come ha ricordato il sindaco, fanno quello che dice il Comune. Non confondo i test ma Città di Castello rimaneva fuori da questa campagna. Il test antigenico pone però delle problematiche: se i seriologici non potevano essere fatti nelle Farmacie, accetteranno di fare gli antigenici? Stasera non sono presenti. Davo per scontato che, con il sindaco che metteva sul piatto 100mila euro del Lascito Mariani, d’accordo con la ASL, ci fossero; la presidente ha escluso la partecipazione per tutelare gli operatori. Sono contenta dell’impegno economico prospettato, non mi interessano i primati ma un tracciamento efficace. In questo momento la popolazione scolastica è a casa ma una gran parte è a scuola, i test sierologici non vengono sponsorizzati ma ne avrebbe bisogno dato che sta in aula e prende i trasporti. Soprattutto se si prevede una riapertura, la prossima settimana per le prime medie e poi via, via…Lo screening sarebbe ottimale ma mi aspetto una chiarezza maggiore sui soggetti, sia finanziatori che esecutori”.
 
Massimo Minciotti, consigliere PD, ha detto: “Reputo una spesa sostenibile l’acquisto dei test rapidi, sono d’accordo con Zucchini di farli acquistare dalle municipalizzate anche se dovrebbero acquistarli le Farmacie, che è il cuore della loro mission. C’è anche il Lascito Mariani ma anche in seguito del nuovo regolamento interno meglio le Farmacie. La Sogepu non deve dare contributi ma aiutare su altri ambiti, specialmente nella logistica con Centro Servizi e parcheggio”.
Luciano Tavernelli, consigliere del Pd, ha detto: “La situazione è particolare, l’inverno 2020/21 verrà ricordato come quello della vaccinazione. Mentre si attendono le dosi del vaccini antiinfluenzale che ancora mancano e non vengono distributi in modo adeguato. Ci troviamo di fronte ad un sfida su cui siamo già in ritardo. La vaccinazione contro il Covid sarà mondiale. L’umanità non ha mai affrontato un problema simile prima di ora. Chi riuscirà ad organizzare per primo la vaccinazione, sarà il primo a riaprire le scuole e dare impulso alla nostra economia. Senza fare voli pindarici la nostra proposta è la stessa dell’inizio di Ottobre. Bene spostare il punto tamponi a Cerbara. I tamponi rapidi danno risposte immediate e i casi potrebbero essere indirizzati allo screening successivi. Questo sarà fatto in inverno e la struttura messa a disposizione non sarà sufficiente. A livello logistico è necessario uno sforzo enorme. Il comune di Città di Castello può dare un esempio a livello comprensoriale. In ultimo il tracciamento: non possiamo perdere di vista il tracciamento dei positivi, altrimenti lo sforzo sarà inutile. Avevamo pochissime infezioni, potevano restare bassi ma non ha funzionato il tracciamento. Parlano di una terza ondata, se saremo impreparati, probabilmente soprattutto a livello economico sarà difficile resistere. Bene il sindaco con Città di Castello come comune-pilota, lavoriamo insieme. Il costo dei tamponi: non può essere un problema di soldi, ci sono spese non proprio utili che fanno tremare i polsi. Chi ha le possibilità, lo può comprare, io anche se non sono ricco, posso provvedere. Elasticità per non tagliare fuori che ha bisogno e solidarietà di chi può”.
 
Tiziana Croci, consigliere del PSI, ha detto: “La Asl ci dirà a chi potrà fare i tamponi ma è troppo chiedere alle Farmacie”.
 
 
Zucchini ha specificato: “Non c’è la volontà di attribuire i tamponi ad un soggetto. La Farmacie sono il principali presidio sul territorio insieme alle strutture di grado più elevato. Se non hanno le condizioni non è un problema. Potrebbe avere il ruolo di acquisire i test e stare nell’organizzazione. C’è una redistribuzione verso i soggetti sanitari operativi che hanno responsabilità di tracciamento e i dispositivi individuali. Se poi pediatri, medici di basi e farmacie si vogliono accodare ampliano la possibilità di tracciamento. La presenza di Sogepu: abbiamo due municipalizzate. La concorrenza potrebbe essere economica o organizzativa. Il progetto è risorse economiche, sostegno nei limiti dell’applicazione di antigenico su molecolare al tracciamento. Così, si diminuisce la catena epidemiologica e si riduce il carico di ricovero”.
 
Il sindaco ha detto: “Dobbiamo avere un quadro della situazione tifernate e poi intervenire con screening id massa che sarebbe soluzione rivoluzionaria. Città di Castello ha la percentuale estremamente bassa in Umbria che ha però un tasso di mortalità alta. Non possiamo non confrontarci con ASL sulla fattibilità che solo ASL può conoscere. Quando si riunirà la commissione del Lascito Mariani la prima volta possiamo chiedere risorse per lo screening di massa. Io lo ritengo molto opportuno. Facciamo la proposta ad ASL, che tutti condividono, e capiamo se anche per loro è opportuna. Solo noi sul piano economico in Umbria possiamo farlo. Il ruolo delle Farmacie: va bene che facciano i test ma c’è una presa di posizione dell’organizzazione regionale delle Farmacie comunali che sostiene di non essere in grado di fare i test. Non ci impedirà di andare avanti su questa proposta. Il fatto che ci siano tantissimi guariti non ci deve far sottovalutare che i nuovi positivi sono molti. Il virus circola, è aggressivo e ci dobbiamo porre il problema della ricostruzione epidemiologica. Concordiamo con ASL se è opportuna. Le risorse del reperto oncologico potrebbero essere dirottate sullo screening. Le risorse di Farmacie e di Sogepu o del personale di Farmacie è un aspetto secondario. La media di ASL è di 200 tamponi al giorni. Gioco forza per alcuni aspetti il Comune già svolge anche una funzione sanitaria”.  
 
Alla tempistica, chiesta da Arcaleni, il sindaco ha detto: “Dobbiamo trasferire il Lascito ad Asl e quindi proporre l’idea, vedere come viene accolta”. Procelli ha detto: “Sono pochissime le Farmacie che hanno percorsi e spazi adatti per fare i tamponi. Fanno il test per la glicemia e danno tanti altri servizi, tra cui campagne con i giovani per i sani stili di vita, il problema si può risolvere con le associazioni socio-sanitarie che facciano i test per Farmacie tifernati”.  
 
Valerio Malagigi, in rappresentanza della ASL e responsabile dei laboratori dell’Azienda sanitaria e quindi del tracciamento: “Il laboratorio di Città di Castello lavora più di 1000 tamponi al giorno con un esito a 12 ore. Perugia ne fa 1400. I test multiplex per distinguere virus influenzale da Covid già li stiamo facendo. A marzo facevamo circa 40 test al giorno. Sulla proposta Zucchini: il test antigenico è meno sensibile di quello molecolare e ci sono indicazioni precise riportate anche dalla Regione per utilizzarlo in persone che escono dalla patologia, in cluster individuati, non c’è indicazione di utilizzo per lo screening. In soggetti asintomatici potrebbero dare falsi negativi. Verranno utilizzati per personale ospedaliero a distanza ravvicinata, ogni settimana”.
 
Zucchini: “Il test è previsto da IIS”. Arcaleni: oltre 100 farmacie hanno aderito, se a Città di Castello non ci sono le condizioni, possono essere creati ma il rappresentante della Asl ci ha detto che questi test non possono essere utilizzati per uno screening di massa se le direttive regionali non lo prevedono. Magari potremmo non parlare di screening di massa ma di popolazione specifica, per esempio quella che deve rientrare a scuola”.
 
L’assessore alle Finanze Vincenzo Tofanelli ha detto sulle Farmacie “non per difenderle ma l’amministratrice aveva spiegato quello che possono fare e sono disponibili a dare il loro contributo. Il discorso interessante è quello del Lascito Mariani: se una parte vengono messe a disposizione ben venga. Le Farmacie hanno la loro autonomia ma non imporre scelte obbligatorie. Tema interessante e d’attualità”.

Redazione
© Riproduzione riservata
28/11/2020 14:42:13


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