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Mondo politica: intervista a Mirco Meozzi ex consigliere comunale ad Anghiari

L'avvocato della Città di Baldaccio sembra pronto per una nuova avventura politica

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Avvocato con la passione per la politica. Fermo da qualche anno, dopo essere uscito a suo tempo da Rifondazione Comunista, Mirco Meozzi è tornato in corsa alle recenti regionali di settembre come candidato nella lista circoscrizionale aretina di Toscana a Sinistra, a sostegno del candidato presidente Tommaso Fattori ed è stato il secondo votato con 239 preferenze. Più volte eletto in consiglio comunale ad Anghiari, nonché in quello provinciale durante la presidenza di Vincenzo Ceccarelli, Meozzi ha anche ricoperto il ruolo di assessore all’ambiente, energie rinnovabili, politiche giovanili e settore informatico nel Comune di Anghiari e nell’allora Comunità Montana Valtiberina Toscana.

Meozzi, alla fine Eugenio Giani l’ha spuntata alle regionali e con un risultato più netto di quanto indicavano i sondaggi, nonostante qualche apprensione della vigilia. Perché?

“Ritengo che la vittoria di Giani non sia stata una sorpresa, anche se lui e la sua coalizione hanno lavorato bene nelle grandi città. Il campanello d’allarme è semmai quello che arriva dalle zone periferiche della Regione, provincia di Arezzo compresa, dove alla prova dei fatti il centrosinistra ha dimostrato scarsa attenzione in materie chiave quali sanità, viabilità e Montedoglio (parlo in particolare per la Valtiberina) e in servizi quali acqua e gas. Tutto questo spiega la debacle in primis del Pd”.

Per ciò che la riguarda direttamente, qualcuno ha visto nell’esito delle regionali la fine di una sinistra che già stava annaspando. È d’accordo?

“Credo che prima di guardare in casa degli altri, occorra guardare nella propria. La sinistra radicale è uscita in effetti sconfitta nei suoi simboli: i due partiti comunista, Toscana a Sinistra (nella quale ero candidato) e anche la lista di sinistra che appoggiava Giani. Ciò deve indurre a una riflessione non sulla consistenza in sé stessa della sinistra, quanto sulla frammentazione di essa. La sinistra radicale deve soprattutto capire che soltanto l’unità fra queste correnti può produrre qualcosa: sommando infatti i voti di tutte queste liste, si arriva a un totale dell’8% e quindi vuol dire che una sinistra unità oggi avrebbe avuto un consigliere in Regione. Un altro motivo della sconfitta della sinistra è la perdita della propria identità: i simboli non vengono riconosciuti dagli elettori, che spesso vanno in confusione vedendo più loghi con la falce e il martello”.

Preoccupazione per la crescente avanzata del centrodestra in Valtiberina?

“La preoccupazione in effetti c’è, però c’è da dire che i sintomi erano stati chiari già alle europee del 2019, quando l’avanzata era stata ancora più forte. Tuttavia, in vista delle comunali della prossima primavera, in Valtiberina come negli altri Comuni dell’Aretino, acquisiscono sempre più peso il valore e la credibilità del candidato sindaco; lo schieramento politico in questo caso conta di meno”.

Come valuta il risultato elettorale personale e il fatto che in zona si sarebbe originata una sorta di concorrenza con Barbara Croci del Pd?

“Del mio esito elettorale non sono francamente contento, né dico che io e la Croci ci siamo pestati i piedi. Speravo sul piano personale in un esito migliore, anche se 90 preferenze sulle 127 totali della lista non sono poche e parlo ovviamente del bilancio di Anghiari, dove ci siamo attestati attorno al 5%. Per Toscana a Sinistra, quello di Anghiari è stato il responso migliore di tutta la provincia di Arezzo e colgo l’occasione per replicare a quanto affermato dal sindaco Alessandro Polcri: è vero, la Croci a livello assoluto ha preso molti più voti del sottoscritto, ma se andiamo a vedere i rapporti di forza fra i due schieramenti non penso che si possa dire che ho fatto peggio”.

Legislatura prossima alla scadenza nel Comune di Anghiari. Quale opinione esprime sull’operato dell’amministrazione Polcri?

“Anche da parte di chi nutriva aspettative, il quinquennio è risultato negativo: è vero che i primi tre anni sono stati di immobilismo forzato perché c’erano da coprire i debiti lasciati dalle precedenti amministrazioni (tengo a ribadire che non ho votato l’ultimo bilancio del mandato di Riccardo La Ferla), ma è anche vero che c’è stata mancanza di attenzione per i veri problemi del Comune. Il fresco esempio che ho riportato in un mio post è stato quella della raccolta differenziata dei rifiuti, che è diminuita e il Covid-19 non c’entra. Perché Sansepolcro e Pieve Santo Stefano hanno aumentato la percentuale sopra 40? Il sindaco è stato poco a contatto con i cittadini se non in occasione di feste ed eventi; per il resto, è mancata la progettualità e Anghiari deve recuperare in vallata quel ruolo primario che aveva esercitato ai tempi di Maddalena Senesi e Danilo Bianchi”.

In vista anche delle comunali del 2021 ad Anghiari, Mirco Meozzi ha intenzione di rimettersi in gioco, viste anche le ultime prese di posizione dell’ex sindaco Danilo Bianchi?

“Intanto, ricordo che alle regionali ho potuto contare sull’appoggio sia di Giacomo Moretti (ricordiamo che “La Sinistra per Anghiari” esiste sempre) che di Danilo Bianchi. La mia è stata alla fine una bella campagna elettorale, che mi ha rimesso in moto dopo anni nei quali ero rimasto fuori. Non credo comunque che ad Anghiari ci riproverò, perché ho scelto di dedicare il mio tempo alla famiglia e al lavoro. Per ciò che riguarda Danilo Bianchi, sapremo probabilmente dopo dicembre se avrà intenzione di tornare in corsa; qualora dicesse di sì, sarò pronto a dargli una mano senza essere coinvolto in prima persona. Certa è una cosa: a livello politico, Anghiari è in fermento”.   

Redazione
© Riproduzione riservata
19/10/2020 09:40:54


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