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Usa, nominata la giudice anti aborto: Trump blinda la Corte Suprema

E' la magistrata Amy Coney Barrett della destra religiosa e madre di sette figli

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È Amy Coney Barrett il 115 esimo giudice della Corte suprema, il terzo nominato da Donald Trump e il sesto di orientamento conservatore dei nove togati che compongono il più alto organo giudiziario degli Stati Uniti. Le indiscrezioni trapelate prima dell’annuncio del presidente lasciavano pochi dubbi sulla sua decisione. Del resto, la giudice di corte di Appello di Chicago era apparsa da subito come la prescelta dal presidente che anzi l’avrebbe voluta nominare già nel 2018 per occupare il posto all'Alta Corte poi dato a Brett Kavanaugh. L’inquilino della Casa Bianca, invece, ha giocato d’attesa (o d’azzardo) decidendo di calare la carta Barrett solo in caso di morte di Ruth Bader Ginsburg, sostituendo così una donna ad un’altra donna, seppur di orientamento totalmente opposto rispetto alla scomparsa icona liberal.

Barrett presenta tutti i tratti di maggior attrattiva per il presidente americano: mamma nel senso più ampio del termine, ha sette figli di cui due adottati da Haiti e uno affetto dalla sindrome di Down), attivista cattolica, donna di legge con una straordinaria carriera al suo attivo e per di più giovane, la più giovane tra i saggi dell’Alta Corte.

Amy Vivian Coney è nata il 28 gennaio 1972 a New Orleans, in Louisiana, maggiore di sette figli. Si laurea in giurisprudenza alla scuola di legge dell’università cattolica di Notre Dame, in Indiana. Si dedica prima all'insegnamento e poi, 22 anni fa, alla professione di magistrato, formandosi nella scuola giuridica del conservatore e predecessore Antonin Scalia, morto nel 2016. Dove matura l’orientamento “originalista”, secondo cui i contenuti della Costituzione devono essere interpretati in base alla comprensione originale degli autori o delle persone al momento della ratifica. Posizioni troppo dogmatiche le sue, secondo i detrattori, ma che ne fanno un’icona per gli ambienti della destra religiosa. L’iperattivismo è certificato dall’affiliazione ad una controversa “setta delle ancelle cristiane” chiamata “People of Praise”, ma soprattutto per le sue posizioni antiabortiste. Nel 2013 definì tuttavia «molto improbabile» un ribaltamento da parte della Corte Suprema della storica sentenza del 1973 Roe vs Wade, con cui venne legalizzata l’interruzione di gravidanza. «L'elemento fondamentale del diritto della donna a scegliere resterà. La controversia è sui finanziamenti, ovvero se gli aborti devono essere finanziati dal pubblico o dal privato», spiegò allora. Secondo gli esperti con la sua nomina tra gli altri argomenti su cui la nuova corte potrebbe esprimersi c’è l’Obamacare in direzione di un ulteriore smantellamento della riforma sanitaria voluta dall’ex presidente democratico.

La nomina è un risultato importante per Trump anche e soprattutto, nel breve periodo, poiché il massimo organo giudiziario potrebbe trovarsi a dirimere le possibili controversie legali dopo il voto del 3 novembre. E con la conferma del Senato (le audizioni iniziano il 10 ottobre) quasi certa, visto il probabile via libera di 53 dei 55 senatori repubblicani, la strada è tutta in discesa per spostare a destra l'orientamento della Corte suprema. E con la possibilità di incidere per decenni sulla giurisprudenza statunitense data l’anagrafe dei togati. «I repubblicani sono molto uniti, anche un paio di persone che solitamente non votano in linea con il partito», commenta Trump che, oltre ad aver blindato la consulta punta a ricompattare l’elettorato cattolico dopo le sfilacciature registrate in seguito alle tensioni razziali nel Paese.

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
27/09/2020 13:19:07


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