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Quattro chiacchiere con Alessandro Adreani ottico di Sansepolcro

"Gli aiuti del governo in questo periodo sono stati nulli"

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Dal 1964, quando era foto ottica, a oggi, che è un elegante negozio di ottica. Alessandro Adreani porta avanti l’attività creata dal padre Adreano sempre sullo stesso posto, nel cuore di Sansepolcro: via XX Settembre, versante di Porta Romana, ma di fatto piazza Torre di Berta, perché in essa si affaccia. Come ha vissuto l’emergenza Covid-19 e come stanno andando ora le cose? Sentiamo le sue risposte.

Adreani, durante il lockdown avete tenuto chiuso oppure siete rimasti sempre aperti?

“Siamo rimasti sempre aperti, perché la nostra è considerata attività essenziale, anche se poi a Sansepolcro sono stato l’unico a continuare l’attività. Inutile stare a sottolinearlo: la perdita in questi due mesi è stata ingente e poco ha inciso il fatto che i colleghi fossero rimasti chiusi. La gente non si muoveva da casa e qui a negozio è venuto soltanto chi doveva cambiare le lenti a contatto. Con la riapertura di maggio, ci siamo ripresi una bella fetta di normalità”.

In quali termini è prevista l’applicazione del protocollo anti Covid-19 in un esercizio come il vostro?

“Vi è intanto l’obbligo della sanificazione quotidiana, con i dispositivi di protezione individuale e uno schermo in plexiglass quando misuro la vista a un cliente. Se poi qualcuno viene ad acquistare un paio di occhiali e naturalmente vuole provare la montatura, nessun problema; non appena ha fatto, noi sanifichiamo subito il modello provato per poterlo rendere fruibile a una persona successiva”.

Anche la sua famiglia ha fatto la storia del commercio a Sansepolcro fin dai tempi in cui si chiamava foto ottica. Ma cosa sta succedendo a questo comparto in città?

“Un po’ la crisi generalizzata, un po’ la forte incidenza della grande distribuzione stanno mettendo a dura prova le attività del centro storico. E parla uno come il sottoscritto, che non fa testo, nel senso che vendo articoli di prima necessità, anche se pure io avverto gli scricchiolii, vedi per esempio clienti che vengono per cambiare le lenti degli occhiali ma non la montatura. Certamente, settori quali abbigliamento, bar e ristoranti accusano di più il colpo”.

E allora, cosa si può fare per rendere più vitale e attraente il centro storico di Sansepolcro?

“Sembra paradossale a dirsi (non più di tanto, comunque, a pensarci bene!), ma a giudicare da quanto vedo in questo frangente mi pare di poter dire che il dopo coronavirus ci abbia restituito una città più vitale, con più spazi all’aperto riservati ai tavoli e quindi con maggiori possibilità di servire la gente. Sarà quindi per la voglia di uscire e di farlo in un luogo considerato più sicuro degli altri, come appunto la propria città; sarà per il tempo bello e per il clima estivo, sarà per la voglia di riscoprire la propria città, ma sta di fatto che adesso noto con piacere più gente lungo il corso, senza dubbio in numero superiore rispetto a quella che circolava prima del lockdown, quando la situazione era arrivata ai limiti del tragico, perché il centro storico sembrava morto”.

Teme un possibile ritorno del virus in autunno?

“Spero di no, ma evito di esternare il mio punto di vista per non passare da persona superficiale. Mi auguro che il problema non si ripresenti più: il risvolto sanitario sarebbe delicato, pur essendo più preparati, ma dal punto di vista economico sarebbe una mazzata letale, anche perché gli aiuti del governo sono stati uguali a zero. Tanto per fare un esempio: sono rimasto aperto, ma in due mesi ho perso qualcosa come 25mila euro”.       

Redazione
© Riproduzione riservata
01/07/2020 09:27:14


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