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Intervista a Ezio Ciotti presidente del Judo Club Sansepolcro

Una disciplina che è anche scuola di vita

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Judoka da quando era molto piccolo e tuttora praticante con anche il ruolo di massimo dirigente. Una disciplina che è anche scuola di vita. Ezio Ciotti, 35 anni, commercialista nella vita di tutti i giorni, è dal 2010 il presidente del Judo Club Sansepolcro, sodalizio con diversi praticanti di ogni età e con tanti prestigiosi risultati conseguiti dai suoi atleti. Un sodalizio che però al momento rimane fermo, con i problemi specifici che lo judo comporta se rapportato con le ferree disposizioni da rispettare al momento.

Presidente Ciotti, era da prevedere una pandemia di simili dimensioni?

“Purtroppo sì e la mia risposta non è “figlia” del senno di poi. Mi attengo soltanto a quanto dichiarato a suo tempo da chi è competente in materia, il quale aveva previsto che prima o poi una pandemia si sarebbe verificata. Era da capire soltanto il momento nel quale sarebbe arrivata. Gli scienziati ci avevano avvisato, ma poi i governi fanno poco; d’altronde, se avessero fatto e la pandemia non fosse venuta, la prevenzione sarebbe stata scambiata per spreco. Dico allora che questa eventualità era prevedibile, poi è chiaro che nessuno se la aspettava e soprattutto se la augurava. Anche noi, come associazione sportiva, non ce l’aspettavamo, però nel momento in cui sono arrivate le indicazioni sanitarie abbiamo preso i provvedimenti del caso, tendenti a salvaguardare la salute senza diffondere panico ingiustificato. In qualche caso le indicazioni sono state generiche e da parte di qualche associazione c’è stato il tentativo di forzare la situazione, attribuendosi magari la capacità di saper fronteggiare la pandemia”.

Era giusto che lo sport si fermasse e quali implicazioni vi sono per una disciplina come lo judo, anche in vista di una ripresa dell’attività?

“Rispondendo dapprima a quest’ultima domanda, dico che lo vedremo confrontandosi con le autorità superiori. La nostra società conta al momento 69 tesserati in età compresa fra i 4 ei 70 anni, sotto la guida del maestro Elio Pernici, vera anima del nostro sodalizio. L’attività viene svolta al coperto in una struttura del palasport che ci è stata assegnata e l’aver bloccato ogni attività è stato più che opportuno, perché se l’obiettivo primario della salute pubblica non è garantito, così bisogna fare. Poi sono emersi i problemi classici di disorganizzazione del nostro Paese, con i gruppi di potere pronti ad approfittare della situazione per favorire la loro cerchia. L’attività nostra è sportiva ma anche pedagogica, nonché inscindibilmente legata a quella della scuola. Per la ripresa, dovremo capire come avverrà a livello normativo: le linee guida del premier Conte sono applicabili a due-tre sport, ma il nostro è uno di contatto e le disposizioni sono incompatibili sia per motivi fisici (non dobbiamo portare addosso nulla), sia per il carico metabolico degli atleti: una mascherina riduce fino al 5% dell’apporto di ossigeno ai polmoni. La situazione è pertanto complicata e in alto mare: peraltro, per i bambini è fondamentale adoperare i cinque sensi, ma così non è possibile”.

Anche per la professione che svolge, è in grado di dire a quale tipo di “botta” sta andando incontro la nostra economia?

“Era già pesante prima dell’emergenza, da quando era stato rinegoziato il prezzo al barile del petrolio. Un aspetto, questo, che aveva provocato una contrazione dei consumi pari al 30%. La nostra società è basata sui consumi  e allora dovremmo cambiare, ma vi sono purtroppo rendite acquisite e tutto diventa più difficile. Il contraccolpo sarà economico e anche psicologico, per cui ne deriverà un calo degli acquisti che interesserà il 30% delle persone, risultato a sua volta delle ripercussioni anche sui posti di lavoro e sui fallimenti. Lo stesso governo può fare ben poco con i suoi interventi: tutto dipende dalla buona volontà dei cittadini, bloccata da interessi superiori”.

A quando il ritorno alla normalità?

“Relativamente allo judo, non prima di settembre. Per il resto, dico che a suo tempo la fretta è stata una cattiva consigliera: mi riferisco al 20 febbraio, quando la situazione cominciava a prendere una determinata piega, ma non vi è stata la necessaria freddezza per poterla affrontare in quel momento. Ora dovremo avere più pazienza”.

Cosa ci ha insegnato questo periodo di ristrettezze e sacrifici?

“Ci ha insegnato che il mondo può e deve cambiare. Anzi, “dovrebbe” cambiare, perchè c’è chi è contrario al cambiamento”.   

Redazione
© Riproduzione riservata
08/05/2020 09:12:43


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