Opinionisti Paolo Tagliaferri

Sansepolcro e il rilancio delle città storiche

Idee e stimoli che hanno già trovato applicazione in varie piccole città in Europa

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Il silenzio e la vita rallentata sono le caratteristiche che differenziano i piccoli centri rispetto alla frenesia e alla sintonia di rumori continui e molesti ovunque presenti nelle grandi città. Luoghi dove dovrebbe permanere quell’attenzione ai rapporti umani e alla serenità del quieto vivere che troppo spesso mal si coniugano con i grandi agglomerati urbani. A partire dal secondo dopo guerra, anche in Italia, si è assistito allo spopolamento delle aree periferiche con progressiva concentrazione della popolazione nei centri urbani di medie e grandi dimensioni. Negli ultimi decenni, probabilmente, si è arrestata questa tendenza che vede in alcuni casi i grandi centri urbani perdere addirittura popolazione, condizione non certo da interpretare come un ritorno alla vita rurale ma come trasformazione sociale a vantaggio dei centri di medie dimensioni. I piccoli e piccolissimi comuni restano in molti casi esclusi da simili processi, denunciando aimè in molti casi un vero spopolamento dei centri storici a vantaggio di nuove aree e conglomerati periferici, spesso anonimi ed insignificanti per quanto solitamente supportati da vari servizi per la collettività e dagli irrinunciabili parcheggi. La città di Sansepolcro non resta esente da simili dinamiche, probabilmente amplificate negli ultimi anni da difficoltà di natura economica in cui esercizi commerciali esistenti da decenni hanno definitamente alzato bandiera bianca impoverendo anche le vie principali del centro storico. Che Sansepolcro sia moribonda e che non riesca a trovare una giusta strada per il proprio rilancio, è un triste ritornello che capita sempre più spesso di sentire ripetere dai cittadini di questa splendida cittadina. Eppure non sembrerebbe mancare nulla per invertire questo ciclo inarrestabile e i vari tentativi di arginarne gli effetti negativi non sembrano aver apportato percepibile giovamento. Non entrando certamente in polemica su quanto una o l’altra amministrazione politica della città abbia o non abbia fatto in questo ultimo decennio per il rilancio di Sansepolcro, è innegabile che un ripensamento profondo si rende necessario se si desidera dare alla città un futuro fiorente e di rinascita. Chi ha viaggiato in giro per il mondo, visitando la “vecchia” Europa ma soprattutto quello che un tempo veniva definito “il nuovo mondo”, non può non aver notato quanto la particolarità e l’unicità della nostra Italia e dei nostri tesori naturali ed artistici risulti così sfacciatamente evidente, soprattutto nei piccoli centri storici. Forse apparirebbe addirittura superfluo rammentare statistiche o analisi di ricercatori storici, più o meno approfondite ed oggettive, che riconoscono all’Italia e alle sue città storiche un primato indiscutibile circa l’incredibile concentrazione di bellezze artistiche, culturali ed ambientali. E sarebbe ugualmente non necessario, tanto per fare un esempio, ricordare che a Sansepolcro è ammirabile la “Resurrezione” di Piero della Francesca, il dipinto ritenuto da alcuni critici il più bello del mondo. Perché dunque non tentare di elaborare e mettere in pratica soluzioni lungimiranti e pragmatiche, per non dire di buon senso, per contrastare lo spopolamento del centro storico rendendo al contempo la città non solo più vivibile ma soprattutto più viva. Un piano per il futuro che possa immaginare Sansepolcro da qui ai prossimi quindici o vent’anni e che, accanto alla certamente indispensabile buona amministrazione, realizzi una nuova idea di città. Non sarebbe neppure necessario dover troppo scervellarsi per trovare nuove soluzioni andando invece a far tesoro di quelle esperienze già messe in pratica e in maniera positiva da altre realtà di piccole città italiane ed europee. Una delle tante fonti di ispirazioni, tanto se si vuol fare un esempio, sono i progetti portati avanti dal programma “Urbact” cofinanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) e dagli stati membri. Interessante in particolare sono le cinque soluzioni elaborate da City Center Doctor e dagli altri network riguardanti le piccole città. Trattasi di soluzioni non necessariamente rivoluzionarie ma più semplicemente di buon senso che dovrebbero, soprattutto se attuate in maniera complessiva ed equilibrata, far ottenere risultati interessanti nel contrastare lo spopolamento dei centri storici. Si va dal ripensare al riutilizzo dei grandi spazi come le piazze o altri spazi vuoti magari prevedendone anche utilizzi originali (parco giochi, installazioni artistiche, per far yoga o musica per i più giovani) ritornando progressivamente al concetto stesso di piazza arricchendola di nuove modalità d’uso. Si evidenzia poi la necessità di far crescere il commercio di qualità sperimentando anche nuovi sistemi di regole per favorire l’imprenditoria creativa, ad esempio rendendo possibile l’apertura di negozi temporanei o incentivando i giovani ad aprire nuove attività commerciali con specifiche azioni di formazione e l’esenzione dal pagamento di tasse locali per i primi anni. Mantenimento dunque di negozi di prossimità e valorizzazione delle attività che puntano sulla qualità e sull’uso ragionato degli spazi pubblici. Altra proposta individuata dal programma europeo riguarda poi l’annoso problema della presenza delle auto nei centri storici. Se si vuole ancora vedere bambini girare in bicicletta, sottolinea il network, dobbiamo sbattere fuori le auto dai centri storici unico modo per renderli più attrattivi. In poche parole curare le persone dalla dipendenza dell’automobile. Quarto punto individuato, probabilmente il più interessante, ruota sulla esigenza di rendere i giovani e gli anziani protagonisti del cambiamento del centro storico. Due gruppi sociali legati più degli altri ai centri storici, con i ragazzi, privi dell’auto, per i quali il centro storico deve diventare parte della loro identità e ove una grande offerta di attività possa frenare il desiderio di scappare. Giovani lasciati liberi di fare le cose, che si tratti di riappropriarsi di spazi per organizzare spettacoli, musica, ballo o per il gioco. Dall’altra parte ci sono gli anziani che hanno smesso di guidare e ai quali deve essere facilitato l’accesso ai servizi, riportando gli stessi anche all’interno dei centri storici e delle aree pedonali. Soluzioni che rinsaldino sia i legami fra le diverse fasce di popolazione ma anche il senso di appartenenza al luogo in cui si vive. Da qui nasce la quinta proposta per ridare vita ai centri storici che mira a far diventare gli abitanti fieri del luogo in cui vivono anche attraverso il rilancio di processi partecipativi rendendo le persone protagoniste del cambiamento e della gestione dei centri storici.

Idee e stimoli che, come detto, hanno già trovato applicazione in varie piccole città in Europa e in cui la ritrovata qualità della vita e la riappropriazione collettiva degli spazi ha determinato il rifiorire di realtà che si andavano progressivamente ed inesorabilmente a spopolarsi. Chissà se anche a Sansepolcro qualcuno avrà voglia in futuro di prenderne spunto.

Redazione
© Riproduzione riservata
02/03/2020 09:22:02

Paolo Tagliaferri

Professionista – Chimico, già dipendente del Centro ricerca e sviluppo della Pirelli Spa con esperienza presso il complesso metallurgico BMZ nella ex Unione Sovietica, da oltre venticinque anni consulente direzionale in materia di salute e sicurezza sul lavoro e normativa ambientale. Docente formatore in corsi professionali. Auditor di sistemi di gestione della sicurezza sul lavoro per l’ente internazionale DNV GL. Attualmente direttore generale di una società di professionisti attiva nei servizi direzionali e di progettazione. Scrittore autodidatta e per diletto.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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