Opinionisti Claudio Cherubini

75 anni fa nasceva la Coop a Sansepolcro

La rinascita del secondo dopoguerra si concretizzò con il risorgere dei movimenti cooperativi

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La storia della Valtiberina ricominciò con la drammatica e difficilissima rinascita dopo il passaggio del fronte nell’estate del 1944: gli alleati erano arrivati a Sansepolcro, occupata da circa un mese dai partigiani, il 3 settembre 1944, mentre il 25 luglio avevano conquistato Le Ville di Monterchi e il 29 erano entrati in Anghiari, attraversando la valle del Sovara; anche Pieve S. Stefano e Caprese Michelangelo furono liberate, ma qui l’esercito anglo-americano arrivò solo negli ultimi giorni dell’agosto 1944. Gli abitanti della Valtiberina, come nel resto d’Italia, ormai erano anni che lottavano con la fame e le miserie della guerra, reagendo come potevano, alcuni rifugiandosi, più o meno armati, nelle montagne, altri aiutando i partigiani, i rifugiati e gli sfollati, altri ancora arricchendosi con la borsa nera.

La politica ebbe un ruolo centrale negli anni del dopoguerra, nella ricostruzione delle istituzioni e della società; c’era da ricomporre le basi della convivenza civile e di un tessuto sociale lacerati dal fascismo e distrutti dalla guerra. E’ in questo periodo che si posero le fondamenta di un nuovo ordinamento politico e sociale, che si scoprirono nuovi valori etici e morali.

La rinascita politica del secondo dopoguerra si concretizzò nell’economia della valle con il risorgere dei movimenti cooperativi. Il 20 febbraio 1945 nacque a Sansepolcro la Cooperativa di consumo «Unità proletaria» per “l’acquisto all’ingrosso e la vendita al dettaglio, a socio e non soci, di generi alimentari, abbigliamento, legna, carbone e il commercio di frutta e ortaggi” (cfr. A. Czortek, Mutualismo & Cooperazione, 1997). Zanetto Innocenti qualche anno fa ricordava: “Allora molti portavano i loro prodotti in «scambio merci»: vino, grano, legumi, uova, farina, prosciutti, frutta, verdura, ecc. Vigeva così un «conto corrente» tra la cooperativa e socio o cliente che era quasi sempre a debito; molti saldavano il proprio conto una volta all’anno; gli operai e gli impiegati pagavano una volta al mese, mentre difficile era la situazione debitoria dei più disagiati i quali consideravano la cooperativa un loro legittimo sostegno. Pur tra le tante difficoltà, aumentavano sempre i soci sia in città che nelle campagne, e l’area di vendita si allargava con nuovi spacci a Gricignano prima, poi nel vicino comune di Sangiustino, ed in seguito nella zona Trieste”. Se lo spaccio di Gricignano aprì subito, quello di San Giustino fu aperto dopo il 1956, mentre il quarto spaccio nella nuova zona industriale Trieste, “proprio di fronte alla fabbrica INGRAM” fu inaugurato nel giorno dell’Epifania del 1966.

Alcuni mesi dopo la nascita di quella di Sansepolcro, il 7 ottobre 1945, anche ad Anghiari venne fondata la “Cooperativa di consumo dei lavoratori” con le stesse finalità di quella di Sansepolcro. La differenza più rilevante era che nella prima potevano essere soci solo i proletari, mentre nell’altra tutti i cittadini di Anghiari.

Dal 1956, la cooperativa di Sansepolcro si chiamò “Rinascita” e aprì l’iscrizione a tutti i cittadini, ad esclusione dei potenziali fornitori e concorrenti. A metà degli anni Sessanta le due cooperative della Valtiberina saranno, per volume d’affari, fra le maggiori della provincia di Arezzo: la “Rinascita” dietro soltanto alla cooperativa dei minatori di Castelnuovo dei Sabbioni; la “Cooperativa di consumo dei lavoratori” di Anghiari al quarto posto dietro alla cooperativa “Popolare” di Montevarchi; invece assai più limitata l’attività della cooperativa di consumo di San Leo di Anghiari, la terza cooperativa della Valtiberina.

          Successivamente i programmi di ristrutturazione della principale cooperativa della valle, condurranno il 18 novembre 1968 all’inaugurazione del “Supercoop” in Via Marconi a Sansepolcro e il 23 giugno 1969 alla fusione della “Rinascita” nella cooperativa fiorentina “Etruria” di Bagno a Ripoli. Si arriverà così alla definitiva incorporazione, nell’aprile 1982, della “Rinascita” nel Molino Sociale Altotiberino che a sua volta era sorto a Sansepolcro sul finire del 1955, anch’esso come espressione del movimento cooperativo. Invece l’affermarsi della distribuzione tramite la “Supercoop”, farà sì che l’Unicoop Firenze potenzi la sua presenza in Valtiberina con l’apertura, il 14 ottobre 1987 a Sansepolcro, di un nuovo supermercato in sostituzione di quello di Via Marconi a Sansepolcro e di quello di piazza nella vicina San Giustino.

Anche i dipendenti della Buitoni fin dal 1947, “invece di usufruire della mensa” avevano deciso di acquistare “generi alimentari a prezzi ridotti”, aprendo uno spaccio aziendale in Via Aggiunti a Sansepolcro, che fu poi trasferito in locali più ampi davanti allo stabilimento lungo la via Tiberina: “Lo spaccio è stato a Sansepolcro il padre dei moderni supermercati. Con il grande apparato di scatole e scatolette in mostra, si ha l’idea di un benessere che, finalmente, mette a tacere lo stomaco” (cfr. G. Maggini – A. Borghesi, Una storia per immagini, 1988).

Redazione
© Riproduzione riservata
20/02/2020 21:26:04

Claudio Cherubini

Imprenditore e storico locale dell’economia del XIX e XX secolo. Collabora con vari periodici locali dal 1978. Ha pubblicato oltre trenta saggi storici su «Pagine Altotiberine», quadrimestrale dell'Associazione storica dell'Alta Valle del Tevere; altri articoli e saggi sono stati pubblicati in opere collettive e su altre riviste scientifiche. Ha tenuto diverse conferenze su temi di storia locale. Ha finora pubblicato due libri: nel 2003 "Terra d’imprenditori" e nel 2016 "Una storia in disparte. Il lavoro delle donne e la prima industrializzazione a Sansepolcro e in Valtiberina toscana (1861-1940)". Nel 2017 ha curato la mostra e il catalogo "190 anni di Buitoni. 1827-2017" e ha organizzato un ciclo di conferenze sulla storia del pastificio di Sansepolcro con i più autorevoli studiosi universitari della Buitoni.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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