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L’esodo dei laureati: 182 mila emigrati negli ultimi 10 anni

L’Istat: la meta preferita è la Gran Bretagna. Migranti: -17% sul 2018

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Vanno e vengono, ma soprattutto vanno. I dati Istat lo confermano. Nell’ultimo anno sono calati in modo sensibile i migranti che arrivano nel nostro Paese, il 17% in meno rispetto all’anno scorso. In compenso continua la crescita degli expat che lasciano l’Italia alla ricerca di un posto di lavoro. Solo l’anno scorso sono stati 117 mila, con una crescita dell’1,9% rispetto al 2018. Negli ultimi dieci anni gli espatriati sono stati 816 mila, quanto gli abitanti di una grande città. Il rilevamento è stato compiuto dall’Istat analizzando le iscrizioni e soprattutto le cancellazioni dall’anagrafe dei comuni.

La radiografia di chi lascia il nostro paese conferma che si tratta di una vera e propria fuga di cervelli. Quasi 3 su 4 hanno un titolo di studio medio superiore se non addirittura la laurea. Nell’ultimo decennio i giovani laureati che hanno abbandonato il nostro Paese sono 182 mila. Significativa anche l’età che tende sempre di più ad abbassarsi. L’età media di chi decide di andare a vivere e lavorare all’estero è attorno ai 30 anni. Ma 2 su 3 hanno tra i 20 e i 49 anni. I giovani italiani che vanno all’estero approdano soprattutto in Gran Bretagna. L’anno scorso, quando già si parlava di Brexit, gli espatriati nel Regno Unito sono stati 21 mila. Segno che nemmeno l’inasprimento della burocrazia per i detentori di un passaporto non inglese è stato un deterrente sufficiente.

Ma è tutta l’Europa soprattutto centrale ad accogliere i giovani italiani con un alto titolo di studio. In Germania l’anno scorso sono finiti 18 mila nostri connazionali, 14 mila sono andati in Francia, poco meno di 10 mila in Svizzera e 7 mila in Spagna.

Oltreoceano 
Considerevole il numero anche di chi ha attraversato l’oceano per andare in Paesi extra Ue. Mete preferite dei 18 mila italiani espatriati l’anno scorso sono Brasile, Stati Uniti, Australia e Canada. A convincere i giovani italiani ad emigrare non sono solo le condizioni economiche. In epoca di globalizzazione la ricerca di migliori condizioni di vita prescinde dall’area geografica di approdo. Spesso, molto spesso, si tratta di viaggi di sola andata.

Se la Regione da dove si parte di più è la Lombardia, assai significativa anche la migrazione interna da Sud e dalle Isole verso Nord. Nel 2017 sono stati 117 mila le cancellazioni anagrafiche dai comuni meridionali verso quelli settentrionali. Rispetto a 2 anni fa la crescita continua ad essere considerevole, pari al 7%. A soffrire di più la fuga dei cervelli sono Sicilia e Campania. Solo l’anno scorso sono stati 8500 i laureati che si sono trasferiti verso le regioni del Nord, considerate più ricche e con maggiori opportunità di lavoro soprattutto qualificato. Spesso l’idea di abbandonare il Meridione è presa subito dopo la laurea. Visto che l’età anagrafica di chi lascia il Sud per il Nord si è notevolmente abbassata, con partenze anche di venticinquenni.

Il quadro è noto da tempo. Non tende a cambiare, anzi anno dopo anno gli espatri sono in considerevole aumento. Dalla politica non sembrano arrivare grandi soluzioni a portata di mano. Per il segretario del Pd Nicola Zingaretti «la risposta a questa emergenza deve essere una priorità». Il deputato della Lega Paolo Grimoldi calca pure la mano: «Negli ultimi 10 anni abbiamo assistito a una sostituzione etnica. Via i nostri giovani, dentro gli immigrati». 

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
17/12/2019 14:22:28


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