Ambiente Clima

Oceani, criosfera e il clima che cambia

Soluzioni per sopravvivere al riscaldamento globale

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I numeri, innanzitutto: 104 autori, 36 paesi di cui 19 in via di sviluppo o con economie in transizione, 6.981 pubblicazioni analizzate fra ricerche, articoli e paper, 31.176 commenti di esperti, revisori e governi di 80 paesi. Sono quelli del rapporto The Ocean and Cryosphere in a Changing Climate presentato il 25 settembre al Musée Océanographique di Monaco.

Promotore del rapporto l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) nato nel 1988 per iniziative di due organismi ONU, la World Metorological Organization (WMO) e lo United Nations Environment Programme (UNDEP). A corredo una sintesi per i decisori politici con i risultati chiave frutto della valutazione della letteratura scientifica, tecnica e socio-economica ad oggi disponibile sugli oceani e la criosfera - neve, ghiacciai, calotte polari, banchise di ghiacco, iceberg, ghiacco marino, lacustre e fluviale, permafrost e suolo che ghiaccia stagionalmente - in tempi di cambiamenti climatici.

Interdipendenze

Dagli oceani e dalla criosfera, ha calcolato il rapporto, dipendono 670 milioni di persone delle regioni montuose, 680 milioni delle regioni costiere, 4 milioni della regione artica e 65 milioni delle piccole isole di paesi in via di sviluppo. Realtà lontane dal resto del pianeta? Tutt’altro. “Il mare aperto, l’Artico, l’Antartide e le regioni d’alta montagna possono sembrare assai distanti per molte persone” ha spiegato Hoesung Lee, presidente IPCC “ma noi dipendiamo da loro, siamo influenzati da loro in molti modi, diretti e indiretti, che riguardano meteo e clima, cibo e acqua, energia, attività commerciali, trasporti, tempo libero e turismo, salute e benessere, cultura e identità”. E quindi? “Se noi riducessimo le emissioni nettamente, le conseguenze per le persone e la loro vita sarebbero ancora complesse, ma potenzialmente più gestibili per coloro che sono più vulnerabili. Noi miglioreremmo la nostra capacità di resilienza e ci sarebbero maggiori benefici per lo sviluppo sostenibile”.

Tutta colpa del riscaldamento globale

Il rapporto conferma l’impatto negativo del riscaldamento globale, causato dalle emissioni di gas serra presenti e passate, su mari, oceani e criosfera. Il risultato? Frane, valanghe, alluvioni, scarsità di risorse idriche - ai danni, ad esempio, dell’agricoltura e del settore idroelettrico -, inondazioni, erosioni costiere, oceani e mari più caldi, più acidi e meno prolifici e il cui livello continua a salire. Tutti fenomeni, spiega Kio Barrett, vice presidente IPCC, che stanno costringendo molte persone a cambiare il loro stile di vita.

Il futuro del pianeta, pertanto, ruoterà sempre più intorno a due concetti, mitigazione e adattamento, gli stessi del goal 13, quello sulla lotta al cambiamento climatico, dell’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile adottata dall’Assemblea generale dell’ONU il 25 settembre 2015. Tra i target del goal 13 ci sono, infatti, il rafforzamento della resilienza e della capacità di adattamento ai rischi legati al clima e ai disastri naturali, nonché il miglioramento dell’istruzione, della sensibilizzazione e della capacità umana e istituzionale sui cambiamenti climatici in materia di mitigazione, adattamento, allerta precoce e riduzione dell’impatto.

La CO2 sul banco degli imputati

Per meglio spiegare il concetto il finlandese Petteri Taalas, dal 2015 segretario generale della World Meteorological Organization, ha ricordato che “il vero elefante nella stanza è l’anidride carbonica, che rimane nell’atmosfera per migliaia di anni e negli oceani ancora più a lungo. Se non si affrontano le emissioni di CO2 non saremo in grado di affrontare i cambiamenti climatici e di mantenere l’aumento della temperatura al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto al livello dell’era pre-industriale” - che è poi l’assunto dell’Accordo di Parigi del 2015 sui cambiamenti climatici per la riduzione delle emissioni di gas serra.

L’innalzamento di mari e oceani

Oceani, mari e ghiacci dal riscaldamento globale alle possibili soluzioni, cosa ne pensano gli scienziati italiani o stranieri che lavorano in Italia del rapporto IPCC? Ha raccolto le loro analisi l’IPCC Focal Point per l’Italia ospitato dalla Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC).

Primo aspetto evidenziato è quello sull’innalzamento del livello di mari e oceani. “Il messaggio del report è molto chiaro: la Terra si sta scaldando e produce impatti indiscutibili sulla criosfera, che si sta gradualmente riducendo, e sull’oceano che si scalda molto più velocemente di quanto non sia accaduto in passato, con un conseguente innalzamento del livello del mare” ha commentato Dorotea Iovino, un dottorato in oceanografia fisica e ricercatrice della Fondazione CMCC dove coordina l’unità di ricerca sulla modellazione globale degli oceani e del ghiaccio marino della divisione di modellistica oceanica e assimilazione dei dati.

“Gli scenari mostrano un oceano sottoposto a riscaldamento e aumento del livello marino per tutto il XXI secolo, perdita di ossigeno, maggiore acidificazione, ondate di calore marine sempre più frequenti e più intense. Senza l’adozione di strategie e misure di adattamento, assisteremo ad un aumento dei rischi di inondazione ed eventi estremi per le comunità costiere, ad un aumento degli impatti negativi sulla biodiversità marina, ad una riduzione del potenziale di pesca e delle risorse marine in generale con conseguenze negative per la sicurezza alimentare, il turismo, l’economia e la salute” ha, invece, osservato Simona Masina, un dottorato in scienze atmosferiche e oceaniche, con interessi nel ruolo dell’oceano nel sistema climatico globale e direttrice della divisione di modellistica oceanica e assimilazione dei dati della Fondazione CMCC.

Gli oceani, i ghiacci e le società umane

Una riflessione sull’oceano, i ghiacci e le società umane è quella, invece, di Carlo Barbante, professore ordinario di Chimica Analitica alla Ca’ Foscari, già direttore dell’Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), dal 1° giugno confluito nell’Istituto di Scienze Polari, di cui è oggi ricercatore associato: “Il rapporto è un’opera fondamentale per capire l’entità del cambiamento climatico in atto e la sua evoluzione a seconda dei diversi scenari climatici. In particolare, quest’ultimo lavoro dell’IPCC permette di apprezzare la stretta relazione che sussiste tra comparti ambientali, quali oceani e criosfera, e le attività umane. Un legame che parte dalla fusione dei ghiacciai polari, si traduce in un aumento del livello dei mari e si conclude con possibili gravi conseguenze per più di 680 milioni di persone. 

Il rapporto evidenzia il preoccupante stato di salute dei ghiacciai, non solo polari, ma anche alle più basse latitudini, la cui massa complessiva potrà diminuire fino all’80% da qui al 2100. A questo si accompagna anche una riduzione della copertura nevosa che, nel ventennio 2081-2100, potrebbe ridursi fino al 90%. Le conseguenze spazierebbero da una maggiore difficoltà di approvvigionamento di acqua potabile fino alle attività ricreative invernali che potrebbero essere fortemente compromesse, in caso di un riscaldamento superiore ai 2°C”.

La sfida degli ecosistemi marini e costieri

Momme Butenschön, un dottorato in geofisica sulla modellistica del sistema marino, esperto di scienza degli oceani e responsabile dell’unità di ricerca sulla modellistica dei sistemi terrestri della divisione di modellistica oceanica e assimilazione dei dati della Fondazione CMCC ha, invece, parlato della sfida degli ecosistemi marini e costieri: “L’innalzamento delle temperature mette alcune specie a rischio di estinzione, soprattutto dove sono costrette da limiti topografici, e ne spinge altre a migrare verso ambienti più freddi e latitudini più alte, cambiando così radicalmente la distribuzione degli ecosistemi a livello globale. Inoltre, il riscaldamento globale e l’acidificazione del mare creano pressioni e stress sugli organismi che producono strutture o gusci di calcio, come coralli o conchiglie, ne modificano il metabolismo e ne bloccano la rigenerazione dei componenti di calcio”. Le conseguenze sono una riduzione della biodiversità con un aumento della vulnerabilità degli ecosistemi con impatto negativo sulla loro produttività e resilienza.

Conseguenze che coinvolgono anche le comunità costiere: “La perdita di zone costiere a causa dell’innalzamento del livello del mare, la distruzione degli ecosistemi che contribuiscono alla loro protezione, l’assottigliamento delle risorse alimentari che possiamo estrarre dal mare, il degrado e la distruzione di ecosistemi che riducono i nostri spazi per attività di turismo e ricreative: questi sono alcuni degli impatti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi marini e costieri e la loro influenza sulla vita delle persone” ha ancora spiegato Momme Butenschön. “Non dobbiamo” ha concluso “poi dimenticare di menzionare gli impatti indiretti che riguardano, ad esempio, il potenziale aumento dei conflitti, le migrazioni e un accresciuto divario tra ricchi e poveri, soprattutto dovuto al fatto che i paesi più sviluppati sono anche dotati di maggiori capacità di adattamento”.

Principali soluzioni contro la febbre del pianeta

Il problema, ciò che mette d’accordo tutti i ricercatori, va affrontato secondo un approccio integrato e innovativo, optando per soluzioni come la mitigazione del riscaldamento del pianeta e la capacità di adattamento: “Sono evidenti, nel report, i benefici che derivano dal limitare il riscaldamento globale a più bassi livelli possibili” ha, ad esempio, affermato Dorotea Iovino. “Il più importante messaggio che possiamo trarre da questo lavoro è che la conoscenza scientifica può essere, deve essere, insieme con la conoscenza locale, la guida per sviluppare progetti e investimenti in adeguate risposte nel campo dell’adattamento e della mitigazione, con l’obiettivo di gestire i rischi connessi ai cambiamenti climatici e favorire la resilienza”. 

Orso dei ghiacci © 1zoom.net

“Per affrontare questi e altri problemi legati al cambiamento climatico” così, invece, Carlo Barbante “devono essere superate la frammentarietà e la visione a breve termine delle iniziative politiche per creare sistemi integrati di monitoraggio e protezione degli ecosistemi con un ampio respiro temporale”.

“Gli impatti dei cambiamenti climatici sull’oceano e sulla criosfera producono cambiamenti che riguardano i prossimi decenni e che in alcuni casi sono ormai irreversibili e inevitabili” ha, invece, sottolineato Simona Masina. “L’intensità di questi eventi aumenterà in scenari ad elevate emissioni. È indispensabile prendere in considerazione soluzioni che affrontino una simile intensificazione, misure e iniziative capaci di facilitare la gestione di rischi connessi ad eventi quali alluvioni, inondazioni, siccità, incendi, impatti negativi sulla pesca, salute, e agri-/acquacoltura, turismo”. 

Tornado © 1zoom.net

Parlando di mitigazione con il taglio delle emissioni di gas serra e di adattamento ha, invece, osservato Momme Butenschön: “Queste ultime strategie includono soluzioni che si ispirano agli stessi ecosistemi, in modo da portare a benefici ecologici, economici e sociali. Alcuni esempi riguardano il ripristino di ecosistemi, come praterie marine o barriere coralline che possono proteggere la costa da erosione e inondazioni, ospitare la fauna con benefici anche per la pesca. Altri esempi si rivolgono alla conservazione degli ambienti per offrire rifugio a specie chiave dell’ecosistema e la gestione sostenibile delle risorse”.

Notizia e Foto tratte da Tiscali
© Riproduzione riservata
22/10/2019 06:15:29


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