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Tutela dei lavoratori: un plauso dalle Acli di Arezzo alla Regione Toscana

La manovra è finalizzata ad affermare le necessarie condizioni di equità, diritti e dignità

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Un plauso dalle Acli di Arezzo alla Regione Toscana per l’introduzione della nuova legge a tutela dei lavoratori nei contratti pubblici. L’associazione esprime soddisfazione e appoggio verso la scelta di introdurre un criterio premiale per le aziende che, nelle gare pubbliche regionali ad alta intensità di manodopera, assicurino un salario minimo non inferiore a 9 euro lordi all’ora, andando così a perseguire condizioni di equità, diritti e dignità.

Questa novità è stata riportata dalla Legge Regionale n. 30 che ha previsto, nelle gare pubbliche regionali, una misura per stimolare ad adottare una sorta di “salario minimo”. La manovra è stata pensata soprattutto per le imprese che lavorano con il pubblico in virtù di preventivi più bassi rispetto alla concorrenza per il risparmio sui salari corrisposti ai dipendenti, con la volontà di contrastare questo fenomeno e di premiare le realtà maggiormente attente ai diritti dei lavoratori. La legge è stata però osteggiata dal Governo che ha deciso di impugnare il provvedimento davanti alla Corte Costituzionale perché “talune disposizioni, ponendosi in contrasto con la normativa statale in materia di tutela della concorrenza, violano l’articolo 117 della Costituzione”: le Acli di Arezzo, dunque, ribadiscono la contrarietà rispetto alla decisione di colpire una misura finalizzata a garantire tutela e dignità dei lavoratori, rinnovando apprezzamento e sostegno al percorso intrapreso dalla Regione Toscana per volontà soprattutto dell’assessore Stefano Ciuoffo. «Ribadiamo, ancora una volta, l’importanza di introdurre strumenti normativi per garantire una retribuzione sufficiente ad assicurare al lavoratore e alla sua famiglia quell’esistenza libera e dignitosa di cui parla l’articolo 36 della Costituzione - ricorda Agostino Fabbri della presidenza provinciale delle Acli di Arezzo. - La Legge Regionale n. 30 rientra pienamente tra questi strumenti. Sacrificare diritti fondamentali dei lavoratori in nome di una supposta tutela della concorrenza significa piegarsi a logiche del mercato che finiscono sempre per penalizzare i lavoratori stessi. Per questo motivo, il Governo dovrebbe dare esempio di coerenza nell’applicare misure alternative al salario minimo tanto declamate da anni e ancora ben lontane dall’attuazione, così come è doverosa una mobilitazione da parte dei sindacati. Tra lavoro povero e lavoro non dignitoso, dunque, è il momento di accelerare sui rinnovi contrattuali adeguati che consentano di far uscire le famiglie dalla condizione di grave debolezza in cui gravano da anni».

Redazione
© Riproduzione riservata
12/08/2025 12:10:45


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