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Sansepolcro, niente prima per il classico al Città di Piero e unico corso per il linguistico

Il commento di Carmen Comanducci docente, ma anche rappresentante sindacale nell'istituto

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…“nessun cittadino avrebbe dovuto cancellare le sue opinioni per allinearsi servilmente a una linea politica del tutto arbitraria”.

Così scrive il 13 giugno 1954 al New York Times il fisico Vannevar Bush in difesa di  Robert Oppenheimer, oggi di nuovo famoso grazie al film di successo.

Dopo quasi 70 anni le parole di Bush mi sembrano sempre attualissime, declinabili in molti contesti, non solo quelli della politica nazionale o internazionale. Anche nel nostro piccolo territorio infatti, mi pare che sia necessario “uscire dal silenzio” ed esprimere un’opinione che non segue una linea politica che definirei “miope” se non arbitraria.

Vorrei quindi focalizzare l’attenzione sulle vicende che hanno interessato il liceo “Città di Piero” in questa calda estate 2023. Sono due i filoni di intervento: uno strutturale, che investe direttamente le amministrazioni locali , l’altro strettamente didattico, che investe quindi il personale della scuola e, ovviamente, le famiglie degli studenti residenti in Valtiberina.

Premessa: il liceo ha tre sedi, quella centrale (al Campaccio) dove si svolgono le lezioni del triennio del liceo scientifico, del linguistico e del classico; l’ex “Seminario” sede dell’Istituto Tecnico Economico (per i Biturgensi Ragioneria) e la sede di via Inghirami (zona industriale Afra) dove si svolgevano le lezioni del biennio del liceo, fin dai primi anni ’90 del secolo scorso (trasferito lì in modo “provvisorio”!). Le scuole superiori in Italia vedono coinvolte le Province nella gestione dei locali, che possono essere di loro proprietà, come per il liceo, o in affitto, come per l’Ite e il Liceo Artistico Giovagnoli.

Con i famigerati fondi del PNRR la Provincia decide a Gennaio 2023 di effettuare dei lavori di miglioramento strutturale nella sede del biennio: quindi vanno sgombrati i locali e le lezioni da settembre dovranno tenersi altrove. La nuova sede viene comunicata nella seduta del 19 agosto del Consiglio Comunale di Sansepolcro dalla signora Laura Chieli che, pur essendo in minoranza nel Comune, ha la delega alla scuola nel Consiglio Provinciale.
Chi scrive è docente e rappresentante sindacale, ma, come per la maggior parte del personale del liceo, apprende la notizia solo dai quotidiani locali: gli studenti del biennio faranno lezioni nella sede dell’ITE, in via Piero della Francesca. Bello! la scuola torna nel centro storico, i ragazzi staranno vicini, non si dovranno più spendere soldi per le “navette”…ma…andiamo a vedere da vicino! Niente più laboratori (sopravvive un minimo laboratorio di fisica-scienze totalmente da riallestire) spariscono le biblioteche che diventano necessariamente delle aule (si salveranno i preziosi volumi custoditi nella storica biblioteca di ragioneria? e quelli del biennio dove saranno conservati? E come si potrà realizzare la promozione della lettura necessaria oggi più che mai per la formazione di cittadini consapevoli?) le aule sono strette, per il numero di ragazzi che le occupano per almeno 5 ore al giorno, le finestre non chiudono, le scale sono scivolose, l’edificio è storico, sì, ma è sicuro? I servizi igienici, aumentando gli studenti e gli insegnanti, di sicuro non saranno aumentati! Alcune classi del biennio sono molto numerose; per il linguistico si potranno trovare gli spazi per dividere i gruppi che studiano lingue diverse?
La decisione che è stata presa è sicuramente “economica”  e sarà temporanea (per quanto?) ma decidere di inserire dieci classi del biennio in un edificio che non è nato per essere una scuola moderna ma un Seminario dei Gesuiti del milleseicento, non mi pare tenga conto delle molteplici necessità di una scuola che, come il “città di Piero”, offre da sempre qualità educativa di eccellenza.
Sarebbe stato possibile invece prevedere una sistemazione più idonea? I lavori al biennio risolveranno i problemi della scuola: in piena zona industriale periferica con locali piccoli e freddi, comunque non sufficienti per il numero di classi,  con le pareti in cartongesso che rendono poco agevole lo svolgimento delle lezioni? Non sarebbe forse necessario pensare a un polo scolastico nuovo che possa accogliere in ampi e funzionali spazi l’intera scuola superiore, progettando in modo lungimirante ed efficiente degli edifici nei quali creare non solo le aule ma anche tutti quegli spazi idonei ad una scuola all’avanguardia e di qualità? Inoltre il personale della scuola, le famiglie e gli studenti stessi non hanno potuto minimamente esprimersi in merito a questo spostamento, deciso in tutta fretta nel periodo estivo, nonostante che da gennaio si sapesse della necessità di effettuarlo, e nonostante che la Dirigenza avesse più volte sollecitato agli organi competenti una soluzione. Un altro esempio di come la Scuola sia in effetti, per la politica, più un problema che un’opportunità, e  che sia considerata non un investimento per il futuro ma solo un costo.

Vengo ora all’aspetto strettamente didattico: da qualche anno era presente una sezione di liceo classico, seppure esigua, che dal prossimo non vedrà più la classe prima. Anche le due storiche sezioni del liceo linguistico saranno accorpate in un unico corso, a volte articolato con il classico, e il corso Esabac (diploma internazionale in lingua francese) non avrà più una sezione autonoma.

Mi pare che nelle due vicende sia stato usato lo stesso metodo: questa riorganizzazione, imposta dall’Ufficio Scolastico Provinciale, non è stata presentata né ai docenti né alle famiglie, che ne hanno dovuto prendere atto senza poter minimamente contribuire a trovare soluzioni alternative. E’ mancata a mio avviso la possibilità di discutere democraticamente di quale sarà l’indirizzo futuro della nostra scuola. La scelta che è stata fatta risponde forse ad una esigenza di “razionalità e risparmio” ma siamo sicuri che questi siano sinonimi di qualità del servizio? Avere classi di 30 ragazzi in un edificio che stenta a contenerli tutti,  consente una didattica veramente efficace ed inclusiva? Un piccolo territorio di confine come il nostro, dove la concorrenza fra scuole si fa sempre più agguerrita anche dal calo demografico, si può permettere di impoverire l’offerta formativa? Questo repentino cambiamento di indirizzo dell’USP, che guarda alla semplificazione dei corsi, per un’esigenza economica, cosa porterà nel futuro? Quali conseguenze ci saranno per le famiglie, per gli studenti e per tutto il personale della scuola? Il calo demografico deve essere una opportunità per migliorare la qualità della scuola: meno studenti non deve necessariamente voler dire meno personale, ma può servire a promuovere una didattica più accogliente che soprattutto realizzi quel Merito di cui si fregia il nuovo corso ministeriale.

Carmen Comanducci
docente, RSU di Istituto

Redazione
© Riproduzione riservata
15/09/2023 10:03:54


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