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I berlinesi vogliono espropriare le case ai colossi

Contro la bolla del caro-affitti il 56,4 per cento vota “sì” al referendum

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II referendum di Berlino sugli espropri immobiliari ha superato la prova delle urne, raccogliendo il 56,4 percento delle preferenze. Un dato più contenuto rispetto alle speranze della vigilia, con il comitato promotore che puntava a sfondare quota 60, ma che lancia comunque un messaggio molto chiaro alla prossima amministrazione della capitale tedesca: oltre un milione di berlinesi si aspetta un cambiamento radicale nel mercato immobiliare della città. L'iniziativa Deutsche Wohnen & Co. enteignen (Espropriare Deutsche Wohnen & Co), proponeva di espropriare i grandi gruppi immobiliari che possiedono più di 3.000 appartamenti. Grazie al successo del referendum, che non è vincolante dal punto di vista formale, il Senato di Berlino sarà  adesso chiamato ad “avviare tutte le misure” per redigere una legge in linea con il voto popolare e che superi le verifiche della Corte Costituzionale tedesca: già lo scorso aprile la Bundesverfassungsgericht aveva annullato, con sentenza retroattiva, il tetto agli affitti di Berlino che era stato fissato dalla giunta guidata dall'ex sindaco Michael Mueller, SPD.

«I berlinesi hanno deciso: nessuno è autorizzato a speculare sui nostri appartamenti. Tutti insieme abbiamo scosso la città e la politica e dobbiamo esserne felici. Ci siamo attivati a migliaia, abbiamo combattuto contro avversari potentisissimi e abbiamo vinto. Non si libereranno di noi tanto facilmente», ha dichiarato Joanna Kusiak, portavoce del comitato promotore del referendum. «Ignorare il risultato della consulazione - aggiunge Kalle Kunkel, punto di riferimento del gruppo che si batte per l'esproprio - sarebbe uno scandalo politico. Non ci arrenderemo finché non sarà attuata la socializzazione degli alloggi».

La misura interesserebbe 240.000 appartamenti, il 15% del patrimonio immobiliare in affitto a Berlino e, secondo le previsioni del Senato, i costi complessivi dell'operazione ammonterebbero a circa 45 miliardi di euro. L'intenzione sarebbe quella di risarcire le proprietà con obbligazioni, che verrebbero rimborsate in 40 anni dai redditi di locazione calmierati. Franziska Giffey, neoeletta a sindaco della capitale, si è mostrata molto cauta rispetto al risultato delle urne, soprattutto in merito al rischio che il provvedimento venga rigettato ai sensi del diritto costituzionale.  

SPD, CDU, AfD e FDP si sono sempre dichiarate contro gli espropri, mentre i Verdi considerano questa possibilità un'ultima spiaggia, spingendo per una soluzione condivisa fra amministrazione e proprietà per contenere gli affitti. «Ci sono ancora molte questioni legali e pratiche da chiarire prima di poter votare una legge di questo tipo - ha spiegato Bettina Jarasch, leader dei Gruenen berlinesi e fermatasi a un soffio dalla vittoria nella corsa contro Giffey per la guida politica di Berlino - trovare un'accordo sarebbe molto più sensato, ma il gioco adesso è nella mani dei gruppi immobiliari: dipende tutto dalla loro volontà reale di arrivare ad una soluzione concertata».

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
28/09/2021 05:18:13


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