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Migranti, nuovo salvataggio della Sea Watch 3 nel Mediterraneo centrale

Ma ci sono 15 dispersi in mare

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Nelle ultime ore, ci sono stati altri salvataggi di migranti, nel Mediterraneo centrale, ma anche un naufragio con una quindicina di persone morte. I salvataggi, 3 fra la notte scorsa e questo pomeriggio, sono stati effettuati dalla nave Sea Watch 3: prima 73 persone che nella notte erano su un gommone alla deriva; poi stamattina altre 97 che erano su un barcone in legno in difficoltà; infine 45 questo pomeriggio dopo l’avvistamento dall’alto di una barca in legno, «sul punto di ribaltarsi» fa sapere Sea Watch, da parte del loro aereo da ricognizione Moonbird. Cinque interventi in appena tre giorni, tre solo oggi, effettuati dalla nave umanitaria della Ong tedesca tornata in mare solo pochi giorni fa dopo un fermo durato sette mesi.

Ora a bordo ci sono 363 migranti, molte sono donne e minori non accompagnati; e la necessità di avere un «Pos», un porto sicuro in cui sbarcarli, comincia a farsi pressante perchè la Sea Watch 3 è un’imbarcazione relativamente piccola e, anche a causa della pandemia, non è molto sicuro tenere così tanta gente a bordo per molti giorni. La Ong in tarda mattinata ha pure reso noto che «altri quattro natanti in difficoltà sono stati segnalati da Moonbird nell’area». Gli interventi sono avvenuti nella zona Sar libica; la nave si trova attualmente al largo della Libia occidentale, in un tratto di mare quasi al confine con la Tunisia. Dopo il salvataggio della notte scorsa, in un tweet Sea Watch aveva spiegato che «un tubolare si stava sgonfiando» e che dunque non si poteva attendere oltre un intervento di soccorso. Tra i i 73 recuperati in piena notte, ci sono anche 16 donne e alcuni bambini. Il team medico di bordo si sta occupando di «molti di casi di ustione da benzina». Ieri mattina, la Sea Watch 3 aveva trovato un altro gommone nero «con un tubolare semi sgonfio» con 102 persone a bordo mentre il giorno prima erano stati salvati 45 migranti, sempre nella zona Sar libica, 33 miglia a nord ovest di Zawiya, su un gommone di colore giallo che era già stato segnalato da Alarm Phone.

Lo stesso «centralino dei migranti» ancora stamattina ha chiesto aiuto per un’altra imbarcazione ad appena 8 miglia dalla costa africana: «Sono 125 persone su un gommone che si sta sgonfiando», ha twittato la Ong che ha aggiunto: «Abbiamo avvertito tutte le autorità ma la cosiddetta Guardia costiera libica ha risposto che si rifiuta di intervenire». Alarm Phone ha anche denunciato che «le persone ci stanno chiamando chiedendo aiuto piangendo. Cinque persone sono in acqua. Vedono una nave grande ma non li sta assistendo. Cinque ore dopo la nostra prima comunicazione, ancora nessun soccorso in vista». La Guardia costiera libica sarebbe poi intervenuta ma all’arrivo della motovedetta a Tripoli co i migranti, gli operatori dell’Oim a terra hanno contato 95 persone: «Secondo i sopravvissuti - ha twittato nel pomeriggio Oim Libia - almeno 15 vite sono andate perdute oggi in mare», a causa dei ritadi nei soccorsi.

Quanto sta accadendo in mare in questi ultimi giorni conferma il tragico braccio di ferro tra Ong e Guardia costiera libica che, in realtà, non si è mai fermato. Ieri la stessa Sea Watch 3, al termine del secondo salvataggio di migranti, aveva fatto sapere che «una motovedetta della cosiddetta Guardia costiera libica è arrivata sul luogo del soccorso poco dopo di noi. Se fossimo arrivati pochi minuti dopo avremmo assistito all’ennesimo respingimento». Poco dopo, in effetti, sia l’aereo da ricognizione Moonbird sia la stessa nave, hanno potuto assistere ad un altro intervento dei libici che hanno riportato indietro circa 142 persone, forse le stesse per cui Alarm Phone aveva chiesto assistenza sin dal giorno prima, quando aveva parlato di circa 150 persone in pericolo su un gommone.

In questi giorni il Mediterraneo centrale è un mare calmo dal punto di vista meteo, e questo ha fatto aumentare le partenze di migranti sia dalla Libia sia dalla Tunisia, Paese quest’ultimo che solo stamattina ha bloccato 6 partenze

per l’Italia, con il fermo di 134 persone; ieri ne aveva bloccate sette, fermando 87 persone; il giorno prima le barche fermate erano state tre, con 27 persone.

Negli ultimi giorni si segnalano anche arrivi nel sud della Sardegna, in questo caso si tratta di algerini: solo ieri sono arrivati tre barchini con 46 persone; un altro con dieci persone era arrivato venerdì. Arrivi anche a Lampedusa: solo oggi 4 barchini, con un totale di 42 persone, giunti in autonomia nel porto dell’isola.

L’Oim, l’Organizzazione delle Nazioni unite per le migrazioni, ogni giorno fa la «conta» delle centinaia di migranti che rientrano in Libia, dove vengono rinchiusi nuovamente nei centri di detenzione, dopo essere stati recuperati in mare dalla Guardia costiera libica: da inizio anno sono già più di 3700.

Tra qualche settimana dovrebbe arrivare in zona una nuova nave di Ong. Si tratta della Sea-eye 4 dell’omonima Ong di Ratisbona, che è stata messa in mare stamattina, con una cerimonia alla quale hanno preso parte anche alcuni sopravvissuti di un salvataggio effettuato dalla Alan Kurdi, la terza nave di Sea-eye, tuttora sotto sequestro nel porto di Olbia.

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
01/03/2021 05:09:20


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