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Irpef, il pasticcio del governo: tassazione dei redditi in tilt

Ecco le falle della riforma dell'Irpef

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La riforma dell'Irpef, cioè la tassa sui redditi, unita all'approvazione del taglio del costo del cuneo fiscale, sta per dare vita a un meccanismo contorto che rischia di rendere letteralmente incomprensibile il sistema della tassazione dei redditi.

Come fa notare il quotidiano Il Messaggero, il taglio del lavoro passerà per il rafforzamento del cosiddetto bonus Renzi da 80 euro, che per i redditi fino ai 26.600 euro salirà fino a 100 euro mensili mensili, salvo poi trasformarsi magicamente in una detrazione Irpef sul costo del lavoro decrescente fino alla soglia massima di 40mila euro annui.

Il nodo principale è uno: in questo modo si introducono tassazioni di ammontare differente a seconda se il reddito derivi dalla pensione, da lavoro dipendente o autonomo. Insomma, il rischio di ritrovarsi in un vero e proprio ginepraio è quanto mai concreto e da prendere in considerazione.

Proprio per questo è meglio iniziare a studiare la complessa situazione. Un grafico elaborato dal Centro studi Eutekne ci aiuta nell'impresa.

Un meccanismo infernale

Primo esempio: il lavoro dipendente. Fino alla soglia di 8.145 euro di guadagni annui si rientra nella no tax area; dunque niente pagamento di tasse. Superando anche solo di un euro la soglia citata, il lavoratore matura il diritto di ricevere il bonus da 100 euro che, calcolatrice alla mano, significa intascare 1.200 euro all'anno. In tal caso l'aliquota è negativa e ammonta a -14,73%.

Qualora però a dichiarare gli stessi 8.145 euro sia un pensionato, costui dovrà pagare un piccolissimo obolo dal valore di 5 euro, ovvero un'aliquota di poco superiore allo zero. Se invece la stessa cifra è dichiarata da un dipendente autonomo in regime di flat tax al 15%, il soggetto pagherà sul guadagno 1.222 euro di tasse.

Scendendo più nello specifico, i lavoratori dipendenti senza carichi familiari hanno una aliquota negativa fino a 12.500 euro grazie al bonus dei 100 euro. L'aliquota “zero” scatta a 12.509 euro annui di guadagno. Ma attenzione, perché se la medesima cifra fosse dichiarata da un pensionato, questa persona dovrebbe versare nelle casse statali circa 1300 euro, ovvero il 10,73% del suo reddito. Un lavoratore autonomo senza regime di flat tax dovrebbe invece sganciare 1943 euro (il 15,5% del reddito) mentre un professionista 1876 euro.

I lavoratori dipendenti e i pensionati pagheranno una aliquota effettiva del 15% a questi livelli di reddito: 15.640 per la prima categoria, 24.470 per la seconda. Al salire dei redditi, tuttavia, i rapporti si invertono. Facciamo un esempio: considerando 35 mila euro di reddito annui, un dipendente verserà 8mila euro Irpef mentre un pensionato 8972 euro e un autonomo senza regime agevolato oltre 9mila. L'autonomo con flat tax? Lui dovrà sborsarne 5270.

Il “pareggio” per tutti scatterà a 55mila euro, con un prelievo del 31%, ovvero oltre i 17mila euro.

Notizia e foto tratte da Il Giornale
© Riproduzione riservata
22/01/2020 04:37:23


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