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Sansepolcro, tanta gente per l'ultimo saluto in cattedrale a Carlo Spini e Gabriella Viciani

"Due giganti della storia religiosa e civile della città": così don Giancarlo Rapaccini nell'omelia

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Uniti anche nell’ultimo viaggio terreno. Erano vicinissime, ieri pomeriggio in una cattedrale di Sansepolcro di nuovo piena di gente, le bare di Carlo Spini e di Gabriella Viciani, i due coniugi di Sansepolcro – medico e infermiera entrambi in pensione - morti il 10 marzo scorso nello schianto del Boeing 737 della Ethiopian Airlines partito da Addis Abeba. Così hanno voluto i quattro figli – Andrea, Francesco, Marco ed Elisabetta – che hanno posizionato una foto dei loro genitori in un affettuoso atteggiamento, creando anche una composizione floreale e scegliendo i brani delle letture. Atterrati a Fiumicino intorno alle 5 di mattina, i feretri contenenti i resti di Carlo e Gabriella sono arrivati in città intorno a mezzogiorno, dopo l’espletamento di tutte le necessarie procedure. E i biturgensi, con in testa il sindaco Mauro Cornioli e l’assessore Paola Vannini, a suo tempo collega del dottor Spini (c’erano anche il dottor Nilo Venturini, responsabile del presidio ospedaliero e uan delegazione dei carabinieri forestali di Pieve Santo Stefano, primo luogo valtiberino di residenza dopo l’arrivo da Firenze), hanno riservato il doveroso tributo alla coppia di volontari che ha perso la vita per andare in soccorso del prossimo. “Siamo davanti a due giganti della storia religiosa e civile della nostra città. Resta il ricordo indelebile di un marito e una moglie che hanno vissuto con straordinaria normalità la loro esistenza”. Sono queste le parole pronunciate dal parroco della cattedrale, don Giancarlo Rapaccini, al quale è stata affidata l’omelia di un rito funebre presieduto da don Basilio Bakhes della chiesa di San Paolo Apostolo (che Carlo e Gabriella frequentavano perché era la loro parrocchia), ma concelebrata anche dal predecessore don Zeno Gori. “Il cratere lungo oltre 20 metri e profondo più di 10, generato dall’impatto dell’aereo – ha aggiunto don Giancarlo – è l’immagine che meglio non potrebbe descrivere la storia di quel seme prezioso che è stata la loro vita. A Juba avevano costruito un ospedale, ma in India i malati già li attendevano. Per oltre 16 anni, Carlo e Gabriella si sono dedicati alle necessità dei poveri attraverso Africa Tremila, mettendo al bando indifferenza e qualunquismo – fenomeni dei tempi di oggi – e trovando la capacità di rimboccarsi le maniche e di sporcarsi le mani. Nel contempo, hanno vissuto la fede cristiana con gioia, pensando anche a figli e nipoti. A Gabriella piaceva molto fare la nonna e non lo nascondeva”. Nell’elogiare i quattro figli per la compostezza con la quale hanno vissuto questi mesi di sofferenza, don Giancarlo ha detto loro: “Avete ricevuto il dono di due splendidi genitori. Ora abbiate cura di custodire il grande patrimonio spirituale che vi hanno lasciato. Siete stati dei privilegiati nell’avere avuto due genitori così saggi”. All’uscita dal duomo, è iniziata la parte strettamente privata di questa particolare giornata, che ha visto Carlo e Gabriella tornare a casa a distanza di sette mesi. Rimangono ora in piedi i punti interrogativi sull’incidente, sulle eventuali mancanze dell’aereo e sui dispostivi di sicurezza: la denuncia dei parenti dei morti è in corso, ma questa – almeno per il momento - è un’altra storia. 

Redazione
© Riproduzione riservata
17/10/2019 18:06:56


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