Opinionisti Claudio Cherubini

Siberia in fiamme

Perché i media non parlano della grande catastrofe ecologica che sta colpendo la terra?

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Un mondo fatto di contraddizioni. Perché i media non parlano della grande catastrofe ecologica che sta colpendo la terra? Non abbiamo perso troppo tempo in chiacchiere, senza decidere politiche che impongano radicali cambiamenti di vita? In palio c’è la sopravvivenza della specie umana e non, ma penso che molti politici non abbiamo una visione di così lungo periodo, anche se il rapporto del Breakthrough National Center for Climate Restoration di Melbourne ha individuato la data del 2050 come inizio irreversibile della nostra estinzione.

Ci sono 4 milioni di ettari di foresta che stanno bruciando da giorni in Siberia, in Groenlandia, in Canada, in Alaska. Il Nord del mondo sta bruciando. L’innalzamento delle temperature, che nel circolo polare artico sono arrivate anche intorno ai 30 gradi, ha generato temporali e i fulmini hanno provocato incendi, alimentati poi dai forti venti. Le fiamme stanno cambiando la geografia di queste zone e alterando l’ecosistema di queste latitudini.

Incendi, alluvioni, tempeste di vento, sono situazioni di emergenza causate dai cambiamenti climatici dovuti all’innalzamento dei gas serra: negli ultimi trent’anni i fenomeni naturali pericolosi si sono quintuplicati e il loro numero in futuro crescerà.

In questi ultimi tempi in Europa siamo, a ragione, tanto preoccupati dell’inquinamento della plastica soprattutto nei mari. Allora stiamo demonizzando la plastica, materiale ormai indispensabile nella vita di tutti i giorni, senza politiche e strategie per individuare materiali alternativi per la sua sostituzione e senza comprendere che è il nostro comportamento che produce l’inquinamento (dalle navi da crociera sui mari alla bottiglietta, o peggio i pneumatici, buttati in un fosso). Stiamo iniziando a comprendere,  con oltre vent’anni di ritardo, come dividere i rifiuti per un corretto riciclaggio e smaltimento. Ma poi che fine fa la nostra raccolta differenziata? Di fatto ancora non ci sono politiche e strategie efficaci per poter riciclare e riutilizzare la plastica così differenziata (perché l’industria non la vuole, non è abbastanza differenziata e produce un materiale di bassa qualità e spesso di colore nero che restringe il campo di reimpiego). Da parte nostra invece ancora non ci preoccupiamo di cambiare il nostro stile di vita con scelte più consapevoli nei consumi e con un’alimentazione che non incentivi gli allevamenti intensivi di animali (dalle uova alla carne) che sono forti produttori di gas serra. Anche se la maggiore responsabile (per quasi i tre quarti) delle emissioni globali di gas serra è l’industria carboniera e la Cina è il principale inquinatore, seguito da Arabia Saudita e Russia. Dal 1988 il cambiamento climatico è stato riconosciuto come un problema internazionale, ma l’uso del carbone fossile in questi trent’anni è cresciuto: si è inquinato più negli ultimi trent’anni che nei cent’anni prima del 1988 che hanno visto il nascere e lo svilupparsi dell’industria moderna.

Come stiamo arrivando tardi a combattere l’inquinamento globale, allo stesso modo è stato sottovalutato l’incendio in Russia dove ai primi di giugno un fulmine è caduto in una foresta dopo un periodo di siccità. Si è detto che era un fenomeno locale in un’area disabitata, che non era economicamente conveniente dedicare risorse per spengerlo e che si sarebbe spento da solo con le piogge. Ma le temperature sono alte (10 gradi sopra la media) e l’incendio le ha fatte innalzare ancora di più allontanando l’aria fredda che porta precipitazioni piovose, mentre invece le masse d’aria di temperatura diversa hanno generato venti che hanno allargato l’incendio dalla Siberia verso il Canada, fino a coinvolgere circa 600 località abitate in Russia. In questo primo fine settimana di agosto le autorità russe hanno dichiarato che hanno spento gli incendi su un area di 450.000 ettari, ma in altre aree altri focolai sono ancora accesi.

Intanto, oltre aver perso foreste, la terra si è coperta di emissioni di anidride carbonica: c’è chi parla di emissioni pari a quelle che il Belgio ha emesso nel 2017. Inoltre l’innalzamento della temperatura provocato dagli incendi fa sciogliere i ghiacci, così come anche la fuliggine che cade riduce la riflessione della luce e intrappola il calore. L’inverno non fa più in tempo a riprodurre il ghiaccio sciolto in estate. Il mare si estende ed essendo scuro attira il calore e aumenta di temperatura. Il mare caldo scioglie i ghiacciai. E’ un circolo vizioso. Ma nei ghiacci permanenti del Polo Nord ci sono intrappolati tonnellate di anidride carbonica, metano e altri gas serra, in quantità oltre cento volte superiori alle emissioni che produce l’uomo in un anno. Così se non fermiamo lo scioglimento dei ghiacciai accelereremo la fine della specie vivente.

La fine del pianeta Terra non sarà forse nel 2050, ma non manca molto di più se non facciamo velocemente e immediatamente qualcosa, e soluzioni per evitare la catastrofe ce ne sono. Ma intanto i grandi media non ne parlano e continuiamo a vivere nelle frivole contraddizioni quotidiane.

                                              

Claudio Cherubini
© Riproduzione riservata
05/08/2019 18:14:01

Claudio Cherubini

Imprenditore e storico locale dell’economia del XIX e XX secolo. Collabora con vari periodici locali dal 1978. Ha pubblicato oltre trenta saggi storici su «Pagine Altotiberine», quadrimestrale dell'Associazione storica dell'Alta Valle del Tevere; altri articoli e saggi sono stati pubblicati in opere collettive e su altre riviste scientifiche. Ha tenuto diverse conferenze su temi di storia locale. Ha finora pubblicato due libri: nel 2003 "Terra d’imprenditori" e nel 2016 "Una storia in disparte. Il lavoro delle donne e la prima industrializzazione a Sansepolcro e in Valtiberina toscana (1861-1940)". Nel 2017 ha curato la mostra e il catalogo "190 anni di Buitoni. 1827-2017" e ha organizzato un ciclo di conferenze sulla storia del pastificio di Sansepolcro con i più autorevoli studiosi universitari della Buitoni.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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