Opinionisti Claudio Cherubini

Non mi abbandonare

Il legame con un cane non è un rapporto di "proprietà"

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Chi possiede un cane sa quanto quest'animale può dare in termini di amicizia, amore disinteressato, conforto e allegria. Il legame con un cane non è un rapporto di "proprietà" come stabilisce il nostro Codice Civile, che ne relega il possesso al pari di un oggetto, ma è un rapporto molto più complesso. Secoli fa abbiamo addomesticato questi animali e ora dipendono da noi per il loro mantenimento: non solo hanno bisogno della nostra amicizia, ma anche della nostra protezione.

La Legge ormai dal 1991 punisce chi abbandona un cane e il Codice Penale considera finalmente l'abbandono come un reato di maltrattamento. Le pene però sono ancora troppo lievi e poco applicate a confronto delle crudeltà di cui spesso si legge nelle pagine di cronaca. Fino all'agosto del 1991 i cani catturati venivano legalmente soppressi oppure i più sfortunati finivano nei laboratori per la vivisezione. Oggi i Comuni hanno l'obbligo di accogliere i cani abbandonati in dei rifugi appositamente costruiti e hanno l'obbligo di tatuare i cani o inserire un microchip sottocutaneo in modo da poterli sempre identificare. Purtroppo le strutture pubbliche non risultano ancora pronte e sufficientemente adeguate per il benessere animale e anche in Valtiberina toscana e nell’Alto Tevere umbro sono in forte ritardo. L’anagrafe canina non è collegata da una rete nazionale e così può essere difficile ritrovare il “padrone” anche di un cane con il microchip.

I cani abbandonati sono ancora tantissimi ed è vergognoso constatare che ancora nel 2019, come ogni anno, si deve riaffrontare il tema degli abbandoni degli animali nel periodo estivo al pari della prova costume o della meta della vacanze. Dopo tanti anni da quel 1991, non dovrebbe essere normale raccomandare a chi va in vacanza di non abbandonare il proprio cane o il proprio gatto. Il fenomeno degli abbandoni e dei cani vaganti è purtroppo ancora molto diffuso. La non applicazione della legge è più manifesta nel sud d’Italia dove è più diffuso il maltrattamento degli animali e dove è grave il problema dei cani vaganti. Invece sono numerosi i canili strapieni, come anche qui nell’alta valle del Tevere. Anche coloro che possiedono un cane, e che non lo abbandonerebbero mai, spesso sono responsabili del sovraffollamento attraverso la riproduzione incontrollata. Infatti quante volte si vedono cani, soprattutto nelle campagne, che hanno un proprietario che li lascia liberi di andarsene dove vogliono? Così i nostri amici, oltre a mettere in pericolo sé e altri, hanno continuamente la possibilità di accoppiarsi: nel giro di sette anni, un cane fertile e i suoi figli possono dar vita a 4.372 cuccioli!

L'unica soluzione è la sterilizzazione. Qui molti si scandalizzeranno, ma tant'è! Si tratta di un atto contro natura, è vero, ma non deve essere visto come una violenza. Del resto è sempre meno contro natura che uccidere i cuccioli, facendo soffrire la madre. Inoltre non è contro natura imprigionare le femmine durante i calori? Infine, assicurano i veterinari, il discorso è ancora un altro: i periodi di calore costituiscono l'eccezione rispetto al carattere manifestato in tutto il resto dell'anno e quindi ha senso ricorrere all'ovaristerectomia (l'asportazione dell'utero e delle ovaie). Essere operati non fa piacere a nessuno, ma è necessario scegliere il male minore.

In conclusione tutti possiamo fare qualcosa contro l'abbandono dei cani. Prima di tutto chi desidera un cane, non deve comprarlo. Si comprano gli oggetti, non gli esseri viventi. Chi desidera un cane deve recarsi al canile comunale per adottarne uno. Chi possiede un cane deve considerarlo a tutti gli effetti un membro della propria famiglia e poi deve mettergli il microchip, sottoporlo a visite periodiche dal veterinario, deve sterilizzarlo e soprattutto deve essere consapevole che un altro essere vivente dipenderà da lui.

Claudio Cherubini
© Riproduzione riservata
18/07/2019 10:34:22

Claudio Cherubini

Imprenditore e storico locale dell’economia del XIX e XX secolo - Fin dal 1978 collabora con vari periodici locali. Ha tenuto diverse conferenze su temi di storia locale e lezioni all’Università dell’Età Libera di Sansepolcro. Ha pubblicato due libri: nel 2003 “Terra d’imprenditori. Appunti di storia economica della Valtiberina toscana preindustriale” e nel 2016 “Una storia in disparte. Il lavoro delle donne e la prima industrializzazione a Sansepolcro e in Valtiberina toscana (1861-1940)”. Nel 2017 ha curato la mostra e il catalogo “190 anni di Buitoni. 1827-2017” e ha organizzato un ciclo di conferenza con i più autorevoli studiosi universitari della Buitoni di cui ha curato gli atti che sono usciti nel 2021 con il titolo “Il pastificio Buitoni. Sviluppo e declino di un’industria italiana (1827-2017)”. Ha pubblicato oltre cinquanta saggi storici in opere collettive come “Arezzo e la Toscana nel Regno d’Italia (1861-1946)” nel 2011, “La Nostra Storia. Lezioni sulla Storia di Sansepolcro. Età Moderna e Contemporanea” nel 2012, “Ritratti di donne aretine” nel 2015, “190 anni di Buitoni. 1827-2017” nel 2017, “Appunti per la storia della Valcerfone. Vol. II” nel 2017 e in riviste scientifiche come «Pagine Altotiberine», quadrimestrale dell'Associazione storica dell'Alta Valle del Tevere, su «Notizie di Storia», periodico della Società Storica Aretina, su «Annali aretini», rivista della Fraternita del Laici di Arezzo, su «Rassegna Storica Toscana», organo della Società toscana per la storia del Risorgimento, su «Proposte e Ricerche. Economia e società nella storia dell’Italia centrale», rivista delle Università Politecnica delle Marche (Ancona), Università degli Studi di Camerino, Università degli Studi “G. d’Annunzio” (Chieti-Pescara), Università degli Studi di Macerata, Università degli Studi di Perugia, Università degli Studi della Repubblica di San Marino.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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